Presentazione del libro di Sante Lesti -Il giornale del centrosinistra. «Il Punto» e i suoi lettori (1956-1965)

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Presso Sala Stemmi Palazzo della Carovana Scuola Normale Superiore, Piazza dei Cavalieri,7 Pisa

Presentazione del libro : IL GIORNALE DEL CENTROSINISTRA. “ IL PUNTO” E I SUOI LETTORI ( 1956-1965).

Sono intervenuti l’autore Sante Lesti e Daniele Menozzi della Scuola Normale Superiore di Pisa, Irene Piazzone dell’ Università degli Studi di Milano e Andrea Ricciardi dell’Università degli Studi di Milano e gli eredi dell’archivio Calef.

Il 1956 fu per l’ Italia un anno particolare. La denuncia dei crimini staliniani e i fatti di Ungheria ponevano fine alle illusioni di una parte del mondo della sinistra democratica italiana che vedeva nell’ est comunista un compagno di strada privilegiato con cui costruire un mondo comune. In questo clima di ripensamento ideologico e di acceso dibattito politico si segnalano nel mondo della cultura e del giornalismo italiano iniziative editoriali importanti che ben fotografano le speranze dell’epoca. “Il Punto” nasce proprio nel 1956 grazie a intellettuali d’area socialdemocratica come Vittorio Calef e a mecenati come il Presidente dell’ Eni, Enrico Mattei. Per nove anni tra il 1956 e il 1965, quando cessa le pubblicazioni, “Il Punto” si pone come settimanale che ha come scopo la nascita del governo di centro sinistra e poi come il rotocalco fautore della politica del governo e del suo dibattito tra partiti e correnti. Dal libro, basato sull’archivio privato di Vittorio Calef, emerge il complesso dibattito di quegli anni, le speranze e i timori di un progetto difficile che vedeva un dialogo tra sensibilità politiche differenti tra cui i socialisti di Pietro Nenni e Riccardo Lombardi, i socialdemocratici di Mario Zagari , i repubblicani di Ugo La Malfa e i democristiani di Amintore Fanfani e Giorgio Bo. La ricerca di Sante Lesti ha il merito di riportare alla luce quelli che furono un “ giornale di centrosinistra e i suoi lettori, una parte di opinione pubblica che tentò di avere consapevolezza dei limiti e dei pregi del riformismo in quel periodo che va dalla fine della ricostruzione e del centrismo alle prime speranze e illusioni del boom economico.

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