Paolo Petrecca si dimette da Rai Sport, Marco Lollobrigida ad interim.

La redazione sospende la protesta. È polemica sulla striscia a Cerno. Il direttore di Rai Sport posta una storia e il versetto sull'Ultima Cena

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ANSA/FABIO FRUSTACI

Travolto dalle polemiche per le gaffe nella telecronaca della cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano Cortina, finite anche sul New York Times, Paolo Petrecca si dimette dalla direzione di Rai Sport, rimettendo il mandato nelle mani dell’Ad Giampaolo Rossi.

Lascerà l’incarico alla fine dei Giochi, quando sarà sostituito ad interim dal vicedirettore Marco Lollobrigida.

La notizia del passo indietro filtra in apertura della riunione della Cda: il caso non è all’ordine del giorno, ma i consiglieri aspettano di capire l’orientamento di Rossi, che nei giorni scorsi ha incontrato Petrecca, chiedendo un’assunzione di responsabilità sia a lui sia al Cdr della testata, scesa sul piede di guerra con il ritiro delle firme fino al termine delle Olimpiadi e pronta a tre giorni di sciopero, a evento concluso, in assenza di una presa di posizione netta da parte dell’azienda.

Una protesta sostenuta da uno sciopero delle firme di giornalisti di Tg e i Gr lo scorso 13 febbraio. Nel mirino, anche le spese ‘pazze’ della direzione di Petrecca, lievitate, secondo indiscrezioni, a suon di assunzioni, promozioni e gratifiche e consulenze esterne. Esborsi su cui il Codacons annuncia un esposto alla Corte dei Conti.

A inizio riunione, l’Ad annuncia le dimissioni di Petrecca, segnalando – si apprende – anche il ‘linciaggio mediatico’ al quale è stato sottoposto sui social, con messaggi violenti minacce di morte. “La critica va sempre consentita a tutti, ma su Petrecca come su Floridia o Incoronata Boccia, non deve mai sfociare nella violenza”, il commento del consigliere Davide Di Pietro.

Al passo indietro del direttore la redazione di Rai Sport risponde intanto sospendendo l’agitazione, ma ribadisce “la richiesta di garanzie per il futuro” e di “una guida capace di affrontare sfide” e “impegni organizzativi e produttivi all’altezza del compito di servizio pubblico”.

Petrecca invece si affida a un’allusiva citazione del Vangelo di Matteo, postando sui social l’immagine dell’apostolo ritratto da Guido Reni e il riferimento al versetto che contiene la celebre frase di Gesù durante l’Ultima Cena: “In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà”.

I consiglieri Alessandro di Majo, Davide Di Pietro, Roberto Natale giudicano “inevitabile” la conclusione del mandato di Petrecca ma osservano che questo “autogol” si sarebbe potuto tranquillamente evitare se si fosse dato ascolto alla redazione. Così come si dovrebbe dare più spazio alle professionalità interne alla Rai, evitando invece di dare “ulteriore spazio” a Tommaso Cerno, “peraltro titolare di continui attacchi ad alcuni programmi Rai”.

“Petrecca fa il martire, perché evidentemente si sente tradito dai fratelli e dalle sorelle d’Italia che in tutti questi anni lo hanno sempre difeso”, chiosa da Avs Peppe De Cristofaro. Mentre l’Usigrai nota che il direttore “si è assunto le sue responsabilità”, “non così i vertici aziendali, principali responsabili della scelta di affidare, e confermare, la gestione della testata sportiva nell’anno delle Olimpiadi a un direttore sfiduciato per tre volte in pochi mesi dalle redazioni”.   

Attacca il Pd, con il capogruppo in Vigilanza Stefano Graziano: “Le dimissioni erano necessarie e arrivano comunque in ritardo. Petrecca è l’emblema di Telemeloni e del metodo con cui il governo ha privilegiato logiche di appartenenza e vicinanza politica”. E la presidente della Vigilanza, Barbara Floridia (M5s) fa sapere che del caso “ci sarà l’opportunità di parlare finalmente nella sede opportuna”, quando “l’11 marzo verrà a San Macuto l’Ad Rossi”.

A tenere banco nel dibattito politico è anche il progetto di una striscia informativa affidata a Tommaso Cerno, in onda da inizio marzo, nel periodo cruciale pre-referendum. Costo dell’operazione, secondo Il Fatto Quotidiano, 850mila euro, circa 11 mila a puntata: 3.000 sarebbero destinati al direttore del Giornale, già presenza fissa a Domenica In, il resto ai costi di produzione.

“Siamo schifati”, commentano gli esponenti M5s in Vigilanza Rai. “Come è possibile che si invochino costantemente e risparmi su tutto” e poi “si buttino dalla finestra tutti questi soldi per gonfiare le tasche di uno dei principali trombettieri del governo Meloni”. Si fa sentire anche il capogruppo di Avs al Senato, Peppe De Cristoforo, che parla di “schiaffo alle professionalità interne”. Questione sollevata nella riunione del Cda anche da Di Pietro, rappresentante dei dipendenti, sempre in prima linea per la valorizzazione delle risorse interne.

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