Champions League, Paris Saint Germain sempre in vetta: cade l’Arsenal ai rigori.

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Paris Saint Germain Champions League

Cambia il copione e non il risultato, il PSG rimane campione d’Europa vincendo contro l’Arsenal, questa volta ai calci di rigore, nel modo più incerto e sofferto possibile in totale antitesi rispetto a un anno fa quando dopo pochi minuti la partita contro l’Inter sembrava, e lo era, già conclusa. Non aver paura a sbagliare un calcio di rigore cantava De Gregori, perché anche nel cuor di chi sbaglia arde la consapevolezza che il tiro dal dischetto arriva solo dopo essersi presi la responsabilità di calciarlo con una prova di coraggio, assumersi il rischio di sbagliarlo, come ha fatto Gabriel. Il suo era il decimo, il momento decisivo e più improntate della sua carriera che arriva dopo una ottima prova, carica di anticipi e chiusure che ne fanno uno dei candidati per un posto da titolare al mondiale nel Brasile insieme a Marquinhos e a Beraldo, altro che ieri sera ha tirato, ma lui sì, ha segnato. E’ un’altra champions per Luis Enrique, la terza della carriera come Bob Paisley, Zinedine Zidane e Pep Guardiola, più avanti a lui c’è solo Ancelotti con 5 ed è ad ora irraggiungibile. Vincono i favoriti, e ormai dominano pur senza Mbappé che da quando se ne è andato ha visto la sua ex squadra vincere ben due Champions League questa nel derby spagnolo, come il paese in cui gioca, della panchina. Luis contro Mikel, Enrique contro Arteta due iberici del nord. Il primo delle Asturie l’altro basco, hanno inziato la carriera all’ombra di Guardiola è vero, ma poi progressivamente il loro gioco, la loro filosofia si è distaccata e hanno trovato la loro via per portare in campo la tempesta calcistica simile a quelle del golfo di Biscaglia dove sono cresciuti. A Barcellona Luis Enrique ha giocato insieme a Guardiola e poi è stato il suo vice prima di andare alla Roma seguendo la filosofia della riaggressione alta e varie rotazioni continue di ruolo. Dalla parte opposta Arteta ha giocato al Barcellona solo nella squadra B e poi è stato centrocampista per Arsenal ed Everton prima di iniziare ai gunners come allenatore dopo aver passato tre stagioni all’ombra di Pep a Manchester. Il suo gioco si avvicina però più a quello di Mourinho, tant’è che in Inghilterra lo chiamarono Boring Arsenal per via del difensivismo che però quest’anno è risultato efficace considerando che sono tornati a vincere la Premier League dopo 22 anni.

La partita vinta da Luis Enrique, seconda Champions del Paris

In realtà la partita ha avuto un avvio opposto alle aspettative perché tutti pensavano di vedere i Gunners attendisti, invece la squadra ha aggredito da subito il PSG e dopo sei minuti è passato in vantaggio, è stato in vantaggio in finale di Champions come era accaduto nel 2006 quando poi venne rimontato dal Barcellona dopo la rete di Sol Campbell. Con un rimpallo ravvicinato, tra Trossard e Marquinhos, si è trovato davanti la porta Havertz e non ha sbagliato, inseguendo la speranza di decidere un’altra finale di Chammpions come quella che portò al Chelsea nel 2021. Con il vantaggio lo stile di Arteta si è trasformato, dal 4-2-3-1 al 4.-4-2 difensivo che doveva togliere respiro ai campioni in carica, e infatti hanno fatto fatica, estrema fatica a scavalcare la difesa colossale dei gunners, con Calafiori in panchina e con Gabriel e Saliba insormontabili anche per Doue e Dembele. Tra parentesi i due attaccanti del Paris si ritroveranno a Clairfontain insieme al colosso della difesa dell’Arsenal per il ritiro in vista del mondiale, da avversari passeranno a compagni di squadra con la maglia della Francia. Anche a centrocampo la regia di Vitinha è stata neutralizzata dalle aggressioni di Lewis-Skelly e di Rice, non è escluso che se dovesse rendersi protagonista di un buon mondiale con l’Inghilterra possa figurare il suo nome tra quelli per il pallone d’oro. La prima occasione, timida, e giusto per dare una testimonianza di presenza del Paris arriva quasi allo scadere del primo tempo con un tiro di Fabian Ruiz di sinistro che non spaventa la porta di Raya. Deve essersi fatto sentire Luis Enrique all’intervallo, perché al ritorno in campo è rientrata un’altra squadra, più rapida nei movimenti e che cercava di concretizzare realmente quel 75% di possesso palla visto fino a quel momento. Infatti la nuova accelerazione dei campioni in carica ha portato alla combinazione tra Kvaratskhelia e Dembelé e quindi al calcio di rigore conquistato dal georgiano per un fallo di Mosquera. 1-1, e nuova partita, Arteta doveva ricostruire il suo gioco per tornare avanti e quindi ha chiamato un attaccante, Gyokeres, al posto di un trequartista Odegaard, ma ha continuato a soffrire con il suo muro che piano piano si sgretolava ad esempio con il tiro di Kvara deviato da Lewis Skelly e schiantatosi sul palo. Arteta aveva finito i cambi ai supplementari dove non è accaduto quasi niente se non un contatto dubbio tra Madueke e Nuno Mendes giudicato regolare sia da Siebert che dal Var, l’Arsenal si è trovato quasi a giocare in dieci per l’infortunio di Hincapie ma ha galleggiato fino ai rigori dove Eze ha tirato al lato e Gabriel alto. Per il Paris sbaglia, anzi si fa parare da Raya il penalty Nuno Mendes, ma ai campioni in carica non è neanche servito il proprio portiere definito pararigori Safonov per festeggiare la seconda Champions consecutiva, non accadeva di vedere un back to back dal 2017 quando il real fece tripletta e a settembre il Paris riparte da favorito.