Sembrava di essere davanti a un film da Oscar con una sceneggiatura del tutto nuova perché inedita considerando che non si erano ancora mai trovati da soli Wout e Tadej senza di mezzo il pluricampione del ciclocross Mathieu. Attraverso l’Inferno torna a riveder le stelle Wout Van Aert, vince la Parigi Roubaix quando nessuno se lo immaginava, quando nessuno poteva pensare a una frattura nel dominio di Van der Poel che cercava l’impresa mai riuscita a nessuno in precedenza di vincerne quattro consecutive, o in quello di Pogacar che da parte sua sognava di completare tutte e cinque le Monumento nello stesso anno, altra cosa che non è mai successa e non accadrà nel 2026. Nello sport si finisce spesso per tifare per lo sfavorito, e quindi il tripudio di folla per le strade francesi ha accolto con un abbraccio Van Aert che si prende una rivincita, più di una rivincita nel suo sport nel quale avevano ormai inziato a chiamarlo con soprannomi non di certo lodevoli, da eterno secondo a Paperino. Sicuramente appellativi che ne evidenziano la sfortuna, quella di essere nato con un talento sopraffino, ma nella stessa epoca di Van der Poel dominatore del ciclocross e Pogacar nuovo cannibale in strada. E quindi il secondo posto, e talvolta anche il terzo, il quarto, il piazzamento, erano diventati l’abitudine per Wout che sembrava destinato a riguardarsi gelosamente quella medaglia di bronzo olimpica (ma anche un argento a Tokyo) e quella vittoria alla Sanremo come se fossero i punti più alti della carriera e lo erano fino a pochi giorni fa. Un calvario, per lui ormai l’abitudine era assistere ai successi ed ai calcoli dei record degli altri due e talvolta anche tre considerando che persino Evenepoel ha inziato a vincere i campionati del Belgio ed è diventata la star nazionale del ciclismo fiammingo. Un vero Inferno, ma è propio dall’infenro che quindi trova la via d’uscita dalla Selva Oscura e scrive la sua storia totalmente inedita, il Nuovo Cinema di Van Aert, come riemergere dall’inferno del Nord e prendere la Scala verso il Paradiso.

Van Aert vince la Roubaix, la gara dell’anno
Possiamo già incoronare la gara più bella dell’anno, come era accaduto nel 2025 per la Sanremo. Difficile ipotizzare altre gare così intense come questa edizione della Parigi Roubaix, una corsa nella quale non ci sono dislivelli della Liegi, non c’è la fanghiglia della Strade Bianche e neanche i muri del Fiandre. Ci sono però quei 30 settori di pavé, che a chiamarli così sembrano una passeggiata tra i mosaici e invece sono delle vere proprie pietre, levigate neanche tanto dal tempo, poste li ai tempi di Napoleone e che ormai da 130 anni vengono sovrastate anche dalle ruote di campioni, campionissimi e Cannibali del ciclismo. Nei territori della cattura di Giovanna D’Arco durante la guerra dei 100 anni, nel centro dell’industria tessile della Francia dove sorge il Velodromo più celebre del ciclismo su strada, non lontano dallo Stadio Pierre Mauroy uno dei più importanti dello sport francese (qui i transalpini vinsero la Coppa Davis del 2017, nel 2015 la Spagna ci vinse gli Europei di Basket, e la Danimarca l’oro olimpico della Pallamano, oltre anche ad aver ospitato 6 partite degli europei i calcio 2016). Insomma siamo al centro dello sport transalpino, al confine con il Belgio e se si prosegue verso Est si arriva prima ad Oudendaarde, altro tempio del ciclismo e poi fino alla periferia di Anversa, ed è li vicino che è nato Wout Van Aert. Ciclocrossista, specialista del cronometro e delle volate, abbiamo raccontato della sua sfortuna negli anni che con queste caratteristiche lo hanno portato ad avere in bacheca per lo più secondi posti e medaglie d’argento o di bronzo, manca il titolo mondiale, manca l’oro olimpico che invece il suo connazionale Remco ha conquistato per ben due volte. Alla Roubaix 2026 ci arrivava in cerca di un piazzamento senza pensare di poter dar fastidio a quei mostri sacri del ciclismo che gli si piazzano costantemente davanti ormai. La sua ultima vittoria è però semrpe in terra francese a Parigi nella volata degli Champs Elysee al Tour de France che insieme alla tappa degli sterrati al Giro d’Italia era l’unico successo del 2025. Vincendo nel velodromo intanto ha riportato la Visma al trionfo in una Monumento, cosa che non accadeva dal 2020 con Roglic alla Liegi, d’altronde i calaborni negli ultimi anni si sono concentrati sulle corse a tappe, sulle gare singole nei grandi giri e se pensiamo all’anno in cui Roglic, Vingegaard e Kuss hanno stravinto i Tre Giri nello stesso anno possiamo definirla appagata, ma negli ultimi anni qualcosa è cambiato per la squadra e per Wout. Ossia l’arrivo di Pogacar del team UAE. Il nuovo Cannibale ha un piano ben definto, vincere tutte le corse World Tour, non perdeva infatti da Settembre e stava riuscendo in un’impresa assurda come la cinquina di classiche monumento avendo vinto la Sanremo e il Fiandre. Sarebbe potuto diventare il detentore di tutte e 5 le grandi Classiche oltre ceh del Tour de France e del mondiale, ma Wout sapeva quale poteva essere l’unico punto debole del cannibale, ossia giocarsi la vittoria non a modo suo. Ci ha pensato la Foresta di Arenberg ha piegare Van Der Poel che l’anno scorso se ne andava a vincere la terza Roubaix consecutiva proprio dopo al caduta di Tadej all’esordio sulle pietre francesi, doppia foratura e tanti saluti alla rimonta che gli era quasi riuscita. Destino simile per Pedersen, per Ganna, per tutti anche se poi comunque VDP ha chiuso in top ten e ha segnato un altro piazzamento di lusso nelle Monumento. Forature che hanno colpito anche i due viaggiatori solitari, Pogi e Wout, ma loro in questo caso sono stati più fortunati e hanno avuto un intervento immediato dell’ammiraglia oppure hanno avuto a disposizione la strada libera per cancellare il ritardo accumulato e di conseguenza sono loro ad essere andati via da soli. In uno scenario simile, con Tadej nel duello uno contro uno di solito si attende l’asperità per la fiammata dello sloveno, ma alla Roubaix non ci sono dislivelli, stavolta non c’è nulla che possa assomigliare al Poggio, al Oude Kwaremont, al Ghisallo o alla Redoute, questa volta la massima attesa era per la Carrefour de l’Arbre, il tratto più difficile di pavé. Li la maglia iridata ha cercato l’attacco ma è subito stato punito delle pietre asimmetriche dell’Inferno del Nord, stava per cadere di nuovo ha fatto un miracolo per restare in sella e ha capito che era meglio desistere e attendere il velodromo, in quel momento Van Aert ha vinto la corsa. Sapeva di essere il migliore in volata, anche contro il Nuovo Cannibale e tra la folla urlante lo ha bruciato in poche pedalate prima del traguardo. Nel 2018, insieme a Wout partecipò anche Michael Goolaerts alla Parigi Roubaix, era il suo primo inferno del nord, era una promessa che avrebbe dovuto aiutare il compagno di squadra e amico sulle pietre francesi, ma così non fu. Goolaerts durante la corsa fu colto da un infarto, venne rianimato dai paramedici solo per pochi minuti e morì la sera della gara all’ospedale di Lille. Otto anni dopo il suo amico Wout che non l’ha mai dimenticato porta a termine per lui quella gara e al Velodromo transita per primo alzando il dito al cielo come a dire: questa è per te Michael.
