Orecchini: Per rinnovare il nostro sistema energetico serviranno 20 anni.

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L’ Italia produce autonomamente solo il 23% dell’energia di cui ha bisogno, il resto lo prende dall’estero. Il 25% del nostra energia viene dalla Russia. Se si vuole trovare una via alternativa è necessario impegnarsi in un percorso che impegnerà almeno 20 anni e richiede tra l’altro la modernizzazione della rete di distribuzione. Questo è il giudizio del direttore del Centro di Ricerca sull’auto e la sua evoluzione, l’ingegnere Fabio Orecchini, ordinario di Sistemi per l’Energia e l’Ambiente, autore di oltre 100 pubblicazioni. In un intervista all’Ansa lo studioso spiega come il superamento dell’uso del carbone sia stato sostituito da quello del gas che compriamo prevalentemente da Algeria, Azerbaigian e Russia. La guerra ucraina a cui drammaticamente stiamo assistente ha reso incerto questo perimetro geopolitico che invece dovrebbe essere strategicamente stabile. E’ quindi fondamentale l’azione politica per trovare nuovi interlocutori in grado di mettere in sicurezza la nostra forniture energetica. Una soluzione, ricorda l’ ingegnere, potrebbe essere quella di rendere il problema europeo affidando all’Unione il compito di reperire e distribuire, a secondo dei fabbisogni nazionali, l’energia agli stati membri. Questo scenario potrebbe avere tra l’altro il vantaggio geopolitico di evitare divisioni nella politica estera dei diversi stati che compongono l’Unione. Orecchini ricorda come potrebbe essere utile imporre agli imprenditori edili la costruzione di strutture utili per fornire agli immobili indipendenza energetica. Bisogna ripartire dalle singole abitazioni. Con l’attuale tecnologia i tetti non sono solo in grado di alimentare una casa ma di dare energia ad una rete diffusa. Occorre un sistema basato sulle rinnovabili con produzione diffusa e intelligente, garantita da numerosi punti di produzione capaci di ridistribuire il surplus energetico nella rete nazionale. Va superato il sistema di rete basato sulle oramai antiquate centrali. L’Italia- aggiunge Orecchini- non ha fonti fossili ma è ricca di fonti rinnovabili. Fondamentale sarà censire le risorse del suolo. L’energia idroelettrica, che sempre è stata un’ eccellenza italiana, non è più usata come in passato perché da molto tempo si è deciso di puntare sull’energia fossile. Sarà necessario censire le risorse del suolo anche perché un valido strumento per il futuro potrebbe essere quello di estrarre il calore del sottosuolo per valorizzare le fonti geotermiche. Molte importante inoltre sono le potenzialità del solare e dell’eolico particolarmente adatti ad una parte del nostro territori

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