Da una parte l’individualità totale del miglior giocatore della storia, dall’altra l’espressione della squadra che gioca senza più il tiki taka ma verticalizzando per un centravanti fantasma. La finale del mondiale americano si presenta così, per la prima volta dal 1930, dalla prima edizione con la stessa lingua, con lo spagnolo (in quell’occasione fu Uruguay-Argentina). Messi contro tutti, per la ultima di Leo l’albiceleste ha scritto un copione memorabile, che potrebbe competere con l’Odissea di Nolan per il premio Oscar, ma adesso l’obiettivo è alzare la statua d’oro realizzata dal milanese Silvio Gazzaniga, perché ricordiamo semrpe che anche se noi manchiamo ai mondiali da 12 anni, in qualche modo saremo sempre presenti. Ad esempio saremo presenti nelle origini dei due Lio, Messi e Scaloni, gli eroi di Argentina che hanno entrambi origini marchigiane; siamo stati presenti con i nostri allenatori, Cannavaro, Ancelotti, Montella, nessuno ha trovato fortuna; e con i “nostri” protagonisti quotidiani, direttamente dalla Serie A come Lautaro, Nico Paz, Nico Gonzalez e i tanti ex delle nostre squadre come Fabian Ruiz, Rodrigo De Paul, Leandro Paredes, Crisrtian Romero, Nahuel Molina. Si combatte per diventare bicampeon, due mondiali per la Spagna, due consecutivi per l’Argentina e per Scaloni che potrebbe eguagliare Pozzo, l’unico in grado di riuscire in questa impresa dalla panchina. Si giocherà a New York, nelle periferia della grande mela, località East Rutherford al MetLife Stadium casa dei NY Giants e dei NY Jets, sede del Superbowl 2014, della finale del mondiale per club 2025 e dove nel 2016 l’Argentina perse ai rigori la Copa América Centenario. Dopo il caldo del 1994, di Pasadena gli USA hanno scelto l’altra costa, l’altro Oceano la East Coast per le finali del terzo posto e per la finalissima, in una città già in festa da tempo per la conquista del titolo NBA, in un’estate che nel New Jersey e nel Connecticut difficilmente dimenticheranno, come direbbe Bad Bunny, un Si te quieres divertir, solo quieres que tener un Verano en Nueva York.

Messi-Yamal, il bambino è cresciuto e vuole prendersi il mondo
Quattro anni fa ci pensò Messi a far fare il giro del mondo alla foto di lui e Ronaldo intenti a giocare a scacchi, in quello che doveva essere l’ultimo ballo per entrambi e che invece ci hanno regalato una seconda ultima apparizione mondiale. Stavolta la foto della Coppa non può che essere quella di un giovane Messi che tiene in braccio un bambino, un neonato Lamine Yamal e non poteva immaginare di ritrovarselo contro prorpio nella partita più improntate delle loro carriere. Lui all’ultima sfilata, l’altro alla prima mondiale, 19 anni, maglia numero 19 come fu per Leo nel 2006. Yamal non ha approcciato questo mondiale al meglio della condizione, reduce da un infortunio ha faticato agli albori della competizione, ma in ogni caso ha contribuito alla cavalcata della macchina perfetta di De La Fuente, soprattutto con quell’accelerazione che ha causato l’ingenuo fallo di Digne in semifinale. Una squadra che controlla il flusso del gioco, domina il pallone con un figurativo 4-2-3-1 che nella realtà diventa un 4-6-0 considerando che Oyarzabal non è un attaccante vero e proprio, ci sono tanti attaccanti e lui spesso arretra al livello e oltre il trequartista Dani Olmo. Il falso nueve della Roja è serpe rimasto fedele alla Real Sociedead dove ha imparato a disorientare gli avversari. Per questo non da riferimenti ai difensori innescando la minaccia Yamal e Baena e ricevendo aiuto anche da Cucurella e da Porro, i terzini che discendo verso la porta giocando con il blocco alto, non basso come la maggior parte della nazionali moderne quando hanno il pronostico sfavorevole tra cui l’Argentina. Cruciale il ruolo di Rodri, già pallone d’oro, con il premio ritirato in stampelle, ma tornato già a quei livelli, senso della posizione da maestro che diventa letale se supportato dalla regia dinamica di Fabian Ruiz, colui che ha tolto il posto a Pedri e con la maglia delle Furie Rosse non ha mai perso una partita da quando è arrivato nel 2017, con 49 presenze e 0 sconfitte. Rodri lavora insieme a De la Fuente dal 2015 quando vinse l’Euro under 19 in Grecia al fianco anche di Merino e Unai Simon. Dalle nazionali giovanili arriva il nucleo di questa Spagna vincente, la più vincente di serpe considerando che con 37 partite senza sconfitta hanno eguagliato il record dell’Italia di Mancini. De La Fuente ha vinto nel 2015 e anche nel 2019 quando c’erano anche Ferran Torres oltre ad Olmo, Merino, Oyarzabal e Fabian. De La Fuente è stato invincibile, ha vinto la Nations League 2023 e l’europeo 2024, e ora può aggiungersi ad Helmut Schon e Vicente del Bosque (suo riferimento) tra chi dalla panchina ha vinto europeo e mondiale. “Ciò che è nocivo per l’alveare lo è anche per le api” riprende la massima da Marco Aurelio, una filosofia che è stata assimilata da quando venne crocifisso e incriminato per una sconfitta, l’ultima, in Scozia nel 2023. All’Europeo ha dominato, con il sangue africano delle sue ali Nico Williams (infortunato e quindi poco presente stavolta) e Yamal che è la stella che vuol soffiare la Corona di Leo ripercorrendo il suo percorso. Arrivato a Barcellona nella stagione del triplete dei Luis Enrique e della MSN, lo voleva da giovane anche l’Espanyol, ma lui per Messi e Neymar ha scelto il blaugrana. Il 2 aprile del 2016 è entrato in campo con Sergio Ramos in un classico, quello giocato dopo la morte di Cruijff, mano nella mano tra quei bambini della primavera e poi è emersa la foto di Messi che fa il bagnetto al bambino che ora vuole diventare Re. Si è già preso la dieci del Barcellona e ha imparato a soffrire con la Spagna, nel pareggio contro Capo Verde, negli ottavi con il Portogallo e quando pareggiavano contro il Belgio, dopo quello che ad ora è l’unico gol subito dalla Roja in questo mondiale. Il suo destino è già scritto nella storia del calcio.

Argentina, per la cuarta Estrella è sempre Messi l’eroe
In ogni coro, in ogni festa sono rimpiante quelle Malvinas, che in Europa chiamano Falkland, e che gli inglesi hanno sottratto con una guerra all’Argentina. Una ferita aperta che nello sport si è concretizzata nella rivincita di Diego e nelle magie di Messi in semifinale in America. Por Malvinas, por El Diego, por la Ultima de Leo, recita la nuova canzone che ha accompagnato l’Albiceleste in questo travagliato mondiale. Non è un caso se solo l’Italia nel 34-38 e il Brasile nel 58-62 sono riusciti a bissare il successo di quattro anni prima. Squadre di campioni, squadre di leggende come Pelé che tuttavia, pur avendo vinto tre volte il titolo non potrà mai eguagliare Leo Messi perché una delle sue finali lui non l’ha giocata mentre Lionel è nel ristretto gruppo di talenti, insieme al solo Cafu, che hanno partecipato a tre finale mondiali. Doppia linea difensiva, 4 centrali di ruolo in mediana oltre ai 4 dietro, con i terzini che non spingono come quelli spagnoli e con Paredes ad essere la chiave del gioco per innescare la punta che si sacrifica per Messi rientrando a centrocampo. Ha voluto i suoi fedelissimi Lionel con se, primo fra tutti De Paul suo compagno anche all’inter Miami. Ha rischiato di uscire più volte, prima del capolavoro contro l’Inghilterra, che ci ha messo del suo visti gli errori di Tuchel. Il Mondiale in Qatar era iniziato con una sconfitta, contro l’Arabia Saudita, questo invece va in controtendenza, 8 reti nel girone in cui Messi è stato protagonista assoluto, ma poi l’ingranaggio si è logorato e sono arrivati i supplementari con Capo Verde, la quasi eliminazione contro l’Egitto, altri supplementari con la Svizzera e di nuovo sono stati a 6 minuti dall’eliminazione contro l’Inghilterra. Il tocco di Lionel si è visto sempre nel momento del bisogno, l’Argentina ha rimontato sempre nel nome del suo talento, senza di lui non sarebbero al MetLife stadium, non ci sono dubbi. Scaloni può diventare il secondo dopo Pozzo a vincere due mondiali consecutivi, e lo dovrà fare contro il suo maestro, De La Fuente alla scuola per allenatori di Las Rozas a Madrid, frequentata quando era ancora il vice di Jorge Sampaoli, era andato con lui in Russia. Era il 16 novembre del 2017, l’Italia era appena uscita dal playoff con la Svezia, mentre Scaloni che in carriera ha giocato anche in Serie A con Lazio e Atalanta avrebbe assistito in prima persona al naufragio dell’Albiceleste in Russia (eliminata agli ottavi dalla Francia) per poi prendere in mano le redini della squadra e vincere 4 finali: due Copa America, il Mondiale in Qatar e la Finalissima contro l’Italia. Proprio questa del Metlife Stadium sarà la sfida tra i campioni d’Europa e d’America, la partita dell’anno senza ombra di dubbio.
