L’altra Tokyo di Jacobs e Tamberi è un flop Mondiale che chiude un’epoca.
Insieme, nella capitale giapponese e nello stesso giorno – a distanza di qualche minuto – vinsero l’oro olimpico dei 100 e dell’alto alle Olimpiadi, quattro anni fa; insieme, a meno di un’ora di distanza l’uno dall’altro, hanno bucato oggi l’accesso alla finale dei Mondiali sulla stessa pista dello stadio olimpico.
“Devo prendermi un po’ di tempo per capire se vale la pena di continuare a soffrire”, dice un amareggiato Jacobs, che pensa all’addio dopo aver chiuso sesto la sua semifinale con un 10”16. “Sto uno schifo”, fa eco Tamberi, che ha fallito tre volte il 2.21 della qualificazione, come a Parigi ma senza gastroenterite.

Stavolta rialzarsi sarà ancora più dura, verso Los Angeles 2028 che a dire di ‘Gimbo’ resta l’obiettivo. In ogni caso, la loro caduta ha del simbolico, non solo per l’età anagrafica. Trentuno anni lo sprinter, trentatré l’altista, e non sembra più il loro tempo. “So che non sono quello da 10”16 però in questo momento questo sto correndo”, l’amara analisi dell’olimpionico dei 100, partito bene dai blocchi e poi piantatosi completamente attorno ai 60, invertendo la tendenza naturale della sua corsa.
Il crono è addirittura il suo best stagionale, a riprova di un anno pieno di infortuni e assenze. I problemi fisici hanno punteggiato tutto il percorso post 2021 di Jacobs, che ha anche provato a cambiare allenatore e location tornando negli Usa. L’oro mondiale dei 60 indoor (’22), i due ori Europei a Monaco (’22) e Roma (’24) e l’argento in staffetta ai Mondiali di Budapest (’23) sono state macchie di colore in un quinquennio difficile.

I tempi dei Giochi di Parigi avevano di nuovo fatto sperare i suoi tifosi: 9”99 in semifinale (ripescato in finale) e un dignitoso 9”85 in finale, col sesto posto. Ma il 2025 è stato un calvario. “La stagione è stata quella che è stata, in pratica non ho mai gareggiato ma anche esordire con 10”20 o 10”16… Era il tempo che avevo quando facevo il lungo. L’anno scorso – ha raccontato Jacobs – ero andato vicino al personale, avevo ripreso fiducia ma mi ero fatto una promessa: se avessi vissuto un’altra stagione difficile avrei pensato bene al futuro”.
“Qui – l’amarezza confessata da Jacobs – ho vissuto uno dei giorni più belli della mia vita. Faccio vita da atleta 24 ore su 24, 365 giorni l’anno, ho gioito tante volte ma ho avuto giorni tristi tre volte di più: sinceramente è difficile continuare a rincorrere le stagioni e gli infortuni. Di ori e argenti a casa ne ho, nessuno rimpianto, va capito quando è il momento di mollare… Non si può vivere nel passato. Non mi sento più il Marcell di una volta, la testa dice che non riesce a continuare a reggere tutte queste delusioni”.
Al punto da rinunciare, forse, alla staffetta. “Ci sono i giovani, magari c’è chi corre più di me…”. Di sicuro i tempi dei migliori sono troppo lontani: l’oro è andato al giamaicano Oblique Seville, in 9”77, davanti al connazionale Kishane Thompson (9”82) e all’oro di Budapest, l’americano Noah Lyles (9”89, tempo superiore a quello olimpico di Jacobs). Tra le donne, regina dei 100 l’americana Melissa Jefferson-Wooden in 10”61.
Amara la pista di Tokyo anche per Tamberi, in forse se partecipare fino all’ultimo. Un anno fa a Parigi la social-novela della gastroenterite, la scelta di andare in pedana tra i dolori e l’eliminazione, poi la tentazione di mollare per dedicarsi alla famiglia. Dall’annuncio (dal palco di Sanremo) della scelta di continuare fino a Los Angeles, è stata però una stagione tutta in salita.
“Ho fatto un risultato pietoso – la sua analisi dopo l’eliminazione – So che i bassi possono servire per ripartire e so da che stagione vengo: però fa male. Vorrei tornare a casa dalle mie donne che mi faranno passare questo brutto stato. Mi sono presentato con condizioni tutt’altro che buone ma sapevo di potere saltare oltre i 2,30 altrimenti non avrei lasciato in Italia la mia bambina di 20 giorni. Mi sento uno schifo”. A differenza di Jacobs, “per la prima volta non vedo l’ora di tornare a prepararmi: la scelta di proseguire fino a Los Angeles la rifarei..”
Si qualifica alla finale dell’alto l’altro azzurro, Matteo Sioli, 19 anni, con 2.25. Niente finale dei 100 anche per l’azzurra Zaynab Dosso, solo sesta in semifinale, con un 11”22 lontano dal suo personale (11”01). Marta Zenoni si guadagna in pista la finale dei 1.500 col sesto posto nella sua semifinale, ma un contatto con la tedesca Wessel a due giri dal termine le vale la squalifica. La nota positiva per gli azzurri viene da Edoardo Scotti, che in batteria dei 400 fa il nuovo record italiano in 44”45, togliendo tre decimi al precedente primato da lui già eguagliato. E’ il terzo tempo in batteria e vale la semifinale.
“Il tempo di 10”16 non lo facevo neanche quando facevo salto in lungo – prosegue – Sapevo che questa è stata una stagione complicata ma tornare nello stadio che mi ha regalato la giornata più bella della mia vita…”.
