L’Universo tranne noi cantava Max Pezzali, ed effettivamente viene proprio in mente la sua canzone in questi giorni che stiamo scorrendo e analizzando ogni girone e ogni partita di questo mondiale allargato giocato in tre paesi diversi, Canada, Messico e Stati Uniti principalmente, ma con la partita inaugurale disputata all’Azteca, un tempio del calcio mondiale. E pensare che una parte di storia in quello stadio, che è l’unico ad aver ospitato tre edizioni dei mondiali, l’abbiamo scritta anche noi nel 1970 nella partita del secolo, l’anno del terzo titolo di Pelè. Sedici anni dopo l’altro goat (così si direbbe oggi) Diego Maradona ha vinto il suo mondiale in quello stesso stadio, sempre a Città del Messico, la sede delle olimpiadi del 68, dei pugni alzati di Smith e Carlos, del record dell’Ora di Moser, insomma un luogo dove la storia dello sport si può respirare continuamente. E’ un mondiale in cui partecipano nazioni che ironicamente molti italiani faticherebbero a collocare su una carta muta del mondo, da Curacao ad Haiti, ma anche Panama, Giordania, Iraq, e Uzbekistan, una schiera di squadre cuscinetto si chiamavano una volta. Sicuramente è emozionante scoprire le storie sportive di questi paesi, ma quanto fa male pensare che manchiamo proprio noi che di Coppe del mondo ne abbiamo vinte quattro. Senza tornare quella tragica serata contro la Bosnia, adesso impegnata nel girone con Canada, Svizzera e Qatar, cercheremo di goderci lo spettacolo del mondiale senza l’Italia, come facciamo da troppo tempo a questa parte, anche se farà malissimo soprattutto adesso che ci sono veramente tutti tranne noi.
La favorita è la Spagna, Inghilterra e Francia le alternative principali
Sarà il mondiale delle ultime volte, delle passerelle finali. Luka Modric, Neymar, Cristiano Ronaldo e il campione in carica Lionel Messi (ma anche di Memo Ochoa che condivide con Leo e CR7 il record di aver preso parte ora a 6 mondiali consecutivi). Stupisce come solo uno di questi mostri sacri del calcio abbia vinto il titolo, con l’Argentina ha trionfato in Qatar nel torneo disputato in inverno vincendo una finale epica, probabilmente la più bella della storia dei mondiali contro la Francia. Per tutti loro non sarà una passeggiata, tutti i veterani partono con gli sfavori del pronostico perchè ormai la nuova generazione è qui, è arrivata e si è già presa il palcoscenico di questo sport. Francia e Spagna in primis, con Lamine Yamal già incoronato come protagonista del torneo, con l’imbarazzo della scelta interna per Deschamps che dovrà districare una possibile faida tra Mbappé e Dembele per il posto al centro dell’attacco e con il vetarano silenzioso Harry Kane che ha il durissimo compito di diventare colui che realizza la profezia, il miraggio chiamato It’s coming home. Ed è proprio Spagna Inghilterra l’accoppiata che secondo i bookmakers potrebbe concretizzarsi in finale, come è stato per Euro2024. La Francia da parte sua insegue la terza finale consecutiva in un mondiale, ci sono riuscite solo Brasile e Germania, ma è quella con il cammino più difficile: fermo restando che i propostici sono fatti per essere infranti in caso di vittoria nel girone potrebbe trovare i tedeschi agli ottavi, l’Olanda ai quarti e la Spagna in semifinale, semrpe che la Norvegia non le soffi il primo posto nel gruppo I. In tal caso potrebbe trovare la Germania addirittura ai sedicesimi (in caso di secondo posto dei tedeschi nel gruppo con Ecuador, Costa d’Avorio e Curacao) e poi Brasile agli ottavi, Inghilterra ai quarti, Argentina o Portogallo in semifinale. La Spagna è invece la nazione di Yamal e degli eterni giovanissimi come Pedri e Gavi, la nazione campione d’Europa in carica che dovrà fare a meno di Yamal e di Williams solo per le prime partite. De La Fuente ha una enorme varietà di scelte soprattutto in fase offensiva, da Oyarzabal, Ferran Torres, Yeremy Pino, Borja Iglesias tutti rincalzai per attendere i titolari che saranno pronti per la fase ad eliminazione diretta. Anche il calendario gioca a loro favore con la partita chiave del gruppo H che arriva solo il 27 giugno; le Furie Rosse hanno l’organico giusto per arrivare superare gli ostacoli Capo Verde e Arabia Saudita anche senza il loro firmamento di stelle al completo.
In semifinale c’è solo un posto tra Brasile, Argentina e Portogallo.
Sembrano meno brillanti i campioni in carica, la squadra è pressoché quella del Qatar ma con quattro anni di anzianità in più. Messi gioca in America e in caso di vittoria nel girone il sedicesimo sarà nel suo stadio, a Miami dove intanto nella fase a gruppi ci avrà già giocato Cristiano Ronaldo contro la Colombia. Leo, come Maradona, ha vinto un titolo e ne ha perso uno in finale; l’ultimo a vincere due titoli consecutivi è Pelè e la sua banda verdeoro del 1958 e 1962, ma la Scaloneta stavolta non parte in primissima fila. Lo stesso vale per il Brasile, solo una volta una nazione europea è riuscita a vincere il mondiale al di fuori del vecchio continente e lo fece la Germania contro l’Argentina al Maracanà. Un edizione che i brasiliani non ricordano con gioia, come non la ricorda con il sorriso neanche Neymar che la notte tragica del Mineirazo era infortunato. Doveva essere il profeta in grado di restituire al Brasile le antiche glorie, il soprannome O’Ney rimandava direttamente a Pelé; invece sono passati 24 anni dall’ultimo mondiale della Selecao e le premesse non sono tra le più rosee con una squadra piegata dall’assenza di terzini visto che Wesley salterà il torneo, e senza le forze fresche del ricambio generazionale. In panchina però siede Carlo Ancelotti, lui il modo di arrivare in fondo ad ogni competizione lo trova sempre, lasciate lavorare il maestro italiano che sa sempre cosa fare. E c’è poi il Portogallo, con Cristiano Ronaldo che è sempre un passo indietro rispetto a quei tre, Pelé, Maradona e Messi, come lo è anche Johan Cruijff il genio olandese che ha posto le basi per il calcio moderno. Oltre ad essere stati dei fenomeni assoluti, i due hanno in comune un enorme vuoto nel palmares, manca ad entrambi il mondiale, ma CR7 avrà un’ultima occasione. Lo ha dimostrato di poter vincere con la Nazione lusitana, ad Euro 2016 era praticamente da solo, mentr questa volta tra Vitinha, Joao Neves, Bernardo Sila, Bruno Fernandes e Ruben Dias alle sue spalle ha una squadra che può spaventare chiunque. C’è un pesante vuoto in questa squadra, un posto che dallo scorso 3 luglio 2025 non potrà più essere riempito, quello di Diogo Jota. Gicheranno anche con il suo ricordo, lui ci sarà semrpe nei pensieri anche in America e se dovessero cadere in un passo falso, arrivando secondi nel girone, a un anno di distanza da quel tragico incidente in Castiglia y Leon, scenderanno in campo per il loro sedicesimo proprio il 3 luglio. Ma la squadra di Martinez, che ha ormai investito CR7 del posto da titolare senza nessuna discussione, potrebbe anche lanciarsi in un cammino da film perché passando al primo posto nel gruppo con Congo, Uzbekistan e Colombia, dovrà far segnare a tutti gli appassionati di calcio la data del 12 luglio, alle 3 del mattino quando a Kansas City potrebbe affrontare l’Argentina di Messi, lo scontro tra i Re.
E se… Olanda, Norvegia, Germania come sorprese
E se fosse la volta della sorpresa? Siamo noi di solito che vinciamo da sfavoriti, che vinciamo quando tutti i segnali sembrano dirci il contrario nel 1982, nel 2006 e anche nel 2021. Una vittoria in stile italiana potrebbe arrivare da diverse candidate, senza scomodare il Leicester di Ranieri -o forse si- viene subito in mente la Norvegia come possibile sorpresa, la squadra che ha negato all’italia l’accesso diretto alla fase finale e l’ha condannata di nuovo all’incubo playoff. Trascinata da Haaland e non solo, anche da Odegaard e Nusa e una serie di altri giocatori in rampa di lancio che aspettano solo la vetrina mondiale per rivelare il loro talento tra i quali Patrick Berg, Marcus Pedersen, Andreas Schjelderup o David Moller Wolfe. Il sorteggio non è stato benevolo giocherà con la Francia a Boston il 26 giugno e in caso di qualificazione al secondo posto rischierebbe il Brasile agli ottavi, ma attenzione anche alla Germania nel girone con Curacao, Costa d’Avorio ed Ecuador. E’ una squadra che non brilla rispetto agli altri anni, parte più indietro nei pronostici, ma proprio per questo c’è il rischio di scordarsi di loro e sottovalutarli se confrontati a Francia, Inghilterra e Spagna. In realtà dispone di giocatori di livello assoluto come Wirtz, Havertz e veterani come Rudiger, Neuer, Goretzka e Sané passando anche per il loro top player Jamal Musiala e un allenatore con grandi ambizioni quale Julian Nagelsmann. Un discorso simile è rivolto all’Olanda, che sfigura se confrontata alle prime tre favorite, ma in realtà dispone di un organico di tutto rispetto con giocatori che in ogni squadra d’Europa o quasi sarebbero titolari inamovibili e infatti lo sono. L’esperienza nella figura di van Dijk, gli sprint di Dumfries e la sicurezza di Aké; un centrocampo tra i migliori del mondiale con Reijnders, De Jong e Gravenberch e anche in questo caso l’imbarazzo della scelta in attacco con la rivelazione del campionato italiano Malen e il fenomenale Gakpo accompagnati da promesse e uomini mercato come Guus Gil, Brian Brobbey, Crysencio Summerville, ma anche l’intramontabile Depay. Ancora più indietro partono Belgio che ha sempre in De Bruyne il suo faro, Marocco con l’obiettivo di replicare il miracolo del 2022, Svezia, Giappone, Austria, Colombia e infine le nazioni ospitanti, che sono ben tre. Tra l’incognita degli orari atipici, di un territorio così vasto ad ospitare e con il caldo e le condizioni climatiche che potrebbero mischiare le carte in gioco sarà un mondiale mai visto.
