MilanoCortina2026, Paralimpiadi da record: superate Lillehammer e Nagano.

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Emanuel Perathoner

Siamo sempre qua a raccontare di una grande italia, di un inno azzurro che risuona e splende nel rugby, nel baseball, nel tennis, un po ovunque tranne nel calcio e anche negli sport invernali, nel dettaglio alla Paralimpiadi di Milano Cortina 2026. quando si gioca in casa, quando si torna a casa c’è sempre un’emozione particolare e non a caso l’amore per i propri luoghi del cuore lo hanno raccontato nei secoli i più grandi artisti della storia da Omero (Odissea), a Ugo Foscolo (A Zacinto) fino in tempi contemporanei con Il meraviglioso mago di Oz di L. Frank Baum (quando viene ripetuto il mantra “Nessun posto è bello come casa mia”) ai Coldplay (In my Place). Quando lo sport torna a casa i padroni si trovano sempre ad essere i protagonisti principali di mondiali, giochi e manifestazioni, pensiamo che anche noi abbiamo vinto un mondiale di calcio nei nostri confini come accaduto a Uruguay, Germania, Inghilterra, Argentina, Francia, e pensiamo anche a chi alle Olimpiadi ha rivoluzionato il medagliere proprio sulla spinta dello spirito casalingo come a Milano Cortina 2026 ma anche a Parigi 2024, Pechino 2022, Tokyo 2020. E’ esattamente quel che stiamo vivendo alle Paralimpiadi di Milano Cortina, dove il team Italia sta portando a termine la più grande edizione della sua storia dei giochi parlaimpici invernali, proprio nella terra dove ha avuto inizio questo percorso a partire da Roma 1960 che ha reso itinerante il Sacro Fuoco di Stoke Mandeville. Pesava lo 0 al conto degli ori a Lillehammer in cui arrivarono più medaglie di sempre, pesavano gli 0 podi di Sochi 2014; invece a casa nostra abbiamo visto risuonare l’inno tre volte in un solo giorno, sei in totale, e per 14 volte è stata issata la bandiera sull’asta del podio. A Salt Lake City 2002, Nagano 1998 e Innsbruck 1988, vincemmo tre ori, ma il tris in quelle occasioni arrivò nell’arco di tutta l’edizione. In qeusto venerdì 13 marzo sono arrivati gli ori di Jacopo Luchini, Emanuel Perathoner, Rene De Silvestro e anche l’argento di giacomo Bertagnolli.

Renè De Silvestro

Perathoner e Luchini, Tavola d’oro

Se gli altri anni, principalmente le speranze erano risposte quasi esclusivamente nello sci alpino, questa volta si è aggiunto anche lo snowboard in cui Emanuel Perathoner e Jacopo Luchini hanno sbaragliato al concorrenza delle loro gare portando a casa complessivamente tre medaglie d’oro, nel cross e nel parallelo. Partiamo quindi dalla novità, Jacopo Luchini nato a Prato nel 1990 senza la mano sinistra a causa di un’aplasia. Iniziò a competere da subito, quando aveva 6 anni e vinceva gare di nuoto contro i normodotati, giocando a calcio come terzino e praticando Mhuay Tahi. Sul monte Cimone sperimentò le emozioni dello snowboard e quindi capì che quello era lo sport della sua vita anche se lo dovette abbondare per due anni quando si trasferì in Spagna a Valencia dove però era sempre accompagnato da una tavola, che sia da surf o da uno skateboard. Divenne il primo italiano con disabilità ad accedere al corso per maestri di Snowboard e da lì entrò nel circuito internazionale vincendo medaglie ai mondiali e partecipando alle Paralimpiadi, la prima a Pyeongchang, poi Pechino e ora Milano Cortina dove ha vinto l’oro nel banked slalom. Quella stessa giornata di ieri ha incoronato nella stessa specialità ma in un’altra categoria anche Emanuel Perathoner che invece lui ha preso parte anche alle Olimpiadi considerando che la sua disabilità è acquisita e non originaria dalla nascita. Ha esordito con lo snowboard in coppa del mondo addirittura nel 2003 e nel 2010 è entrato a far parte della nazionale che è andata in Canada per i giochi di Vancouver come a quelli Pyeongchang 2018 con lo snowboard nel cross. Ma un incidente interrompe bruscamente la sua carriera olimpica e la preparazione per Pechino 2022, frattura del piatto tibiale e del ginocchio sinistro e conseguente implemento di una protesi completa. Non si è interrotta li la sua carriera, si è dedicato al para snowboard e ha vinto tre coppe del mondo generali e tre mondiali. Finalmente a Milano Cortina è un simbolo della squadra e ha ripagato la fiducia e le aspettative vincendo lo snowboard cross e il banked Slalom.

Milano Cortina, Sci alpino dominante: 11 medaglie

Un dominio da record. Al di là delle medaglie dello snowboard a far da padrone nel medagliere azzurro che ci vede arrampicati fino al terzo posto dietro la Cina e gli USA con 14 medaglie, 6 ori, 7 argenti e un bronzo, è stato lo sci alpino. Renè De Silvestro è un protagonista atteso, che ha dominato nel gigante delle Tofane su un manto nevoso impegnativo, mosso ondulato, per niente agevole sul quale solo i campioni sono in grado di trionfare. Non si può vincere per caso alle paralimpiadi e anche l’esperienza conta considerando che ha debuttato in coppa el mondo paralmimpica nel 2016, tre anni dopo l’incidente che gli cambiò la carriera. Era una promessa dello sci, ma durante un allenamento ad Alleghe è andato ad impattare contro un albero rimediando una frattura alla colonna vertebrale con lesione midollare e quindi una parziale paralisi agli arti inferiori. Ha scelto subito di non abbandonare lo sport dedicandosi in primo luogo all’atletica parlimpica diventando campione italiano e campione del mondo juniores nel getto del peso e del giavellotto. Il suo amore però era ed è sempre lo sci, per questo si è lanciato nella carriera del monosci andando alle prime paralimpiadi a Pyeongchang e poi vincendo le sue prime medaglie a Pechino, un argento in gigante e un bronzo in slalom. Grande amore come d’altronde lo è la sua Lucrezia, mai lasciata dopo averla conosciuta ai tempi del liceo e come la figlia Nina che ha due anni e mezzo.

Abbiamo un simbolo anche alle Paralimpiadi, come Arianna Fontana è stata la donna dei giochi olimpici, in questa edizione è Giacomo Bertagnolli, il collezionista di medaglie ad ergersi al di sopra degli altri come uomo immagine di Milano Cortina 2026. E’ il migliore di sempre, ha vinto quattro medaglie in quattro gare alle quali ha partecipato tra cui anche l’oro in combinata. Preceduto dalla sua guida Andrea Ravelli che lo accompagnava anche a Pechino 2022 dove aveva vinto due titoli che si sono aggiunti a quelle di Pyeongchang in coppia con un’altra guida Fabrizio Casal. Con Ravelli il binomio però è indissolubile, lui ha partecipato anche alla Coppa Europa fra gli olimpici prima di un grave infortunio che ha interrotto la carriera. Le fiamme gialle lo hanno affiancato poi a Giacomo creando un duo che scia all’unisono capendosi a memoria. Bertagnolli è ipovedente dalla nascita, gli è stata diagnosticata un’atrofia bilaterale del nervo ottico, è genetica e limita la capacità visiva, una patologia degenerativa che ad ora è stabile. Un ostacolo che non gli ha impedito di tentare di condurre una vita normale, andava in bicicletta e da subito, appena aveva iniziato a camminare ha messo gli sci ai piedi e nel 2012 è nato il sogno della paralimpiade. Stava guardando l’edizione di Londra 2012, quella che la Rai trasmise in diretta per la prima volta come sta facendo con queste di Milano Cortina: affascinato dalle storie di Alex Zanardi e Martina Caironi disse alla madre di voler fare come loro, vincere alle Parlimpiadi e quindi ha provato pattinaggio artistico, ciclismo, Canottaggio, arrampicata scegliendo lo sci, diventando il migliore sciatore parlaimpico italiano.

Chiara Mazzel

E’ una situazione atipica, quella di essere portabandiera senza aver potuto portare effettivamente la bandiera durante al cerimonia di apertura delle Paralimpiadi. Abbiamo raccontato quanto deciso del CIP per questa edizione dei giochi Paralimpici. Chiara Mazzel era stata scelta al fianco di Renè De Silvestro per portare il vessillo all’Arena di Verona, ma il suo valore lo ha dovuto dimostrare in gara senza comparire nella città di Romeo e Giulietta. Lo ha fatto subito quindi aprendo le danze nelle primissime gare con una medaglia d’argento in discesa per poi migliorare di una posizione, quella che conta, in super G battendo Veronika Aigner e facendo risuonare l’inno di Mameli in quanto campionessa Paralimpica. Anche per lei sono quattro medaglie in quattro gare, anche per lei è un dominio in questi giochi di Milano Cortina; è diventato il simbolo dei giochi al femminile che portavano solo 5 rappresentanti in tutta la rassegna per l’Italia. Ipovedente anche lei come Bertagnolli, ma in questo caso a causa di un glaucoma sorto all’età di diciotto anni. Il suo esordio ai giochi è avvenuto a Pechino nelle discipline tecniche e solo al termine del 2022 raggiunse il primo podio in Coppa del Mondo anche in questo caso in gigante. Ma è la velocità che l’ha resa una delle punte di diamante della squadra azzurra di Milano Cortina, prima vittoria in coppa arriva nel 2023 in Super G e ad Espot sono arrivati anche i titoli mondiali che hanno consacrato la sua carriera ai tempi in cui la sua guida era quel Fabrizio Casal con il quale aveva esordito Bertagnolli. Sulle Tofane la precede invece Nicola Cotti Cottini e insieme hanno vinto il super G, un argento in discesa, uno in combinata e slalom: 4 medaglie che la inseriscono nei libri di storia dello sport italiano. Come nei libri di storia ci finisce l’intera paralimpiade casalinga, queste 14 medaglie tra le quali figura anche quella di Federico Pellizzari, un argento in combinata alpina. L’aria di casa esalta tutti, specialmente sotto l’ombra del sacro fuoco di Stoke Mandeville.