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Milano, l’azienda tecnologica a caccia di laureati in materie umanistiche: artisti, storici, archeologi per creare tour interattivi.

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I prodotti sono ad alta tecnologia: realtà aumentata, pixel e algoritmi che danno forma a immagini digitali. Ma per farla vivere non bastano ingegneri e «smanettoni»: occorrono anche laureati in discipline umanistiche. Perché i contenuti non sono virtuali, anzi sono saldamente piantati su secoli di storia e arte. E allora spazio a giovani usciti dalle spesso bistrattate facoltà umanistiche. 

La società si chiama ArtGlass, fa parte del gruppo Capitale Cultura e ha sede a Monza, ma anche un’azienda negli Stati Uniti. A parte i fondatori, ci lavorano quasi esclusivamente giovani, così com’è ancora relativamente giovane anche il prodotto offerto al mercato: «Esperienze interattive», cioè visite turistiche arricchite dalla realtà aumentata. Dal Duomo di Milano agli scavi di Pompei, dalla Villa Reale di Monza a piazza dei Miracoli a Pisa, e poi musei, collezioni, residenze, quartieri, sedi aziendali, mostre dentro e fuori i confini italiani. Si indossano degli occhiali multimediali (detti «smartglass») e la visita si arricchisce di visioni e informazioni. «Siamo nati dieci anni fa con il progetto di introdurre la realtà aumentata nel mondo culturale italiano — spiega Antonio Scuderi, uno dei fondatori di ArtGlass — e partendo da una nostra piattaforma tecnologica, basata su cinque diversi nostri brevetti, abbiamo creato un linguaggio che valorizza la cultura attraverso lo strumento della tecnologia».

Ma da sola la tecnologia è un guscio vuoto. E allora ecco che la storia di ArtGlass incrocia quella di alcuni giovani freschi di laurea umanistica. «Occorrono anche competenze storiche, culturali, artistiche, archeologiche — sottolinea infatti Scuderi — per poter parlare la stessa lingua dei manager museali, accompagnate da una certa familiarità con la tecnologia». Per esempio, Michela Pasqualini, 35 anni, con spalle una laurea in Mediazione linguistica e culturale, cinese compreso, rinforzata da un master in Relazioni internazionali. «Ho da sempre la passione dell’archeologia, ma tutti mi dicevano che non avrei potuto soltanto scavare o insegnare». E invece, subito dopo l’esperienza semestrale al padiglione della Cina durante l’Expo del 2015, approda nella neonata azienda che propone servizi di realtà aumentata applicata ai beni culturali. «Mi hanno mandato sul campo — racconta, ormai veterana nel ruolo di project manager — a discutere di un tour con la realtà aumentata sul Capitolium di Brescia. Poi un progetto dopo l’altro, ho imparato io stesso come gestire un sopralluogo, di cosa discutere con il cliente, fino al primo lavoro gestito in piena autonomia, alla Villa Reale di Monza».

In pratica il lavoro consiste nell’adattare i testi destinati ai visitatori a un linguaggio compatibile con le immagini proposte dalla realtà aumentata. Lo conferma Aiace Pisaroni 29 anni, laureato in Storia e poi specializzato in Archeologia in Olanda, dove ha studiato anche l’utilizzo delle nuove tecnologie applicato alla cultura: «Cambiano le tecnologie, ma il percorso è quello — chiosa — c’è sempre bisogno della componente culturale». E poi racconta: «Avevo fatto una tesi su un progetto di realtà aumentata applicata a un bene Unesco e questa azienda rappresenta per me il perfetto incontro dopo il mio percorso di studi». Il suo messaggio è semplice e chiaro: «Non rinunciate alle vostre passioni, studiate quello che vi piace, c’è sempre bisogno di conoscenza».

Tutti quanti, alla ArtGlass, ricordano come «particolarmente sfidante» il lavoro per portare la realtà aumentata in Duomo, a Milano. «Praticamente ero sempre lì», dice Aiace. Ma Antonio Scuderi confida di portare nel cuore anche l’operazione che ha condotto alla creazione di un Museo del terremoto a Messina: «Abbiamo creato una visita guidata a una città che non c’è più, ricostruita in 3D, restituito una memoria cancellata dal più forte sisma della storia d’Italia». Una crescita di esperienze che ha indotto a un nuovo progetto: «Pensiamo di dare vita a una accademia della realtà aumentata».

Giampiero Rossi

Fonte: MILANO.CORRIERE.IT

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