
A Milano non esiste un edificio, un cancello o una targa da cercare sul navigatore. Eppure il Living Lab Lombardia esiste ed è attivo. È una rete di 28 tra enti, aziende e persone, nata con l’obiettivo di aiutare gli impollinatori urbani che abitano nell’area metropolitana milanese. Ne esistono altri simili in altri Paesi europei ma questo è l’unico in Italia integrato in BUTTERFLY, progetto europeo da oltre 7 milioni di euro coordinato dall’Università di Bergen.

A raccontarcelo è Paolo Biella, ricercatore del dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze dell’Università di Milano-Bicocca, in questa nuova puntata di Viaggio in Italia: «Living Lab Lombardia parte dall’idea di creare uno spazio in cui ricercatori, cittadini e rappresentanti della società civile identificano insieme i punti da approfondire e si scambiano opinioni sui risultati del progetto. Una stanza aperta, senza muri.»
Orti, parchi e cascine di Lombardia
Il Living Lab Lombardia nasce nell’ambito di BUTTERFLY, progetto europeo che riunisce 23 partner per sviluppare soluzioni contro il declino degli impollinatori e tradurre la ricerca in strumenti utili e indicazioni per le politiche europee. Attorno a Milano, il gruppo coordinato da Paolo Biella ha costruito una rete che riflette il territorio: dalla città alla campagna.
Il cuore del Living Lab è Milano. Qui la rete coinvolge cinque orti urbani gestiti da associazioni di cittadini, spazi in cui la dimensione sociale si intreccia con la biodiversità: appezzamenti sottratti al cemento, coltivati da persone che di fatto presidiano la natura urbana. Tra malerbe tollerate, aree lasciate incolte e fiori spontanei, questi orti sono già oggi piccoli laboratori per gli impollinatori.

Subito oltre il tessuto urbano, il progetto include tre grandi aree verdi: il Bosco in Città, il Parco Nord e il Parco delle Cave Est, verso Cernusco sul Naviglio. Realtà che lavorano da anni sulla biodiversità locale e che, secondo Biella, possono offrire un’esperienza preziosa al progetto. Più fuori ancora si apre la pianura agricola lombarda, con una dozzina di aziende a conduzione familiare, spesso di dimensioni medio-piccole. Il gruppo ha coinvolto soprattutto produttori di ciliegie e mirtilli — colture fortemente dipendenti dagli impollinatori — insieme ad altre aziende frutticole e miste.
La rete comprende anche figure istituzionali e competenze trasversali, tra cui rappresentanti politici locali ed europei. Una presenza coerente con l’obiettivo di BUTTERFLY: trasformare i dati raccolti sul campo in strumenti concreti e indicazioni per le politiche dell’Unione Europea. Nei quattro anni di progetto il Living Lab mapperà le specie di impollinatori presenti nelle aree verdi e nelle colture della rete, valutandone anche il contributo economico per le aziende agricole. Parallelamente, cittadini, agricoltori e gestori parteciperanno alla co-progettazione di strumenti pratici — software, app e sistemi di monitoraggio — per favorire la biodiversità urbana e agricola.

Innovazione umana
Paolo Biella arriva a questo progetto dopo anni di lavoro sugli impollinatori in Lombardia, in ambienti molto diversi: città, periferie, aree agricole. Ha sempre studiato soprattutto le zone “di confine”, dove gli ecosistemi dipendono direttamente dalle scelte umane e dagli usi del territorio.
Il suo lavoro all’università — dalle reti pianta-impollinatore, alle analisi del DNA degli insetti, fino allo studio dei bombi alpini rari — è molto tecnico, ma sempre radicato sul campo. Nel tempo ha costruito una rete ampia di contatti con agricoltori, gestori del verde, amministrazioni locali e altri ricercatori.

Il Living Lab Lombardia nasce proprio da questa storia. Non è un progetto costruito da zero, ma la messa insieme di relazioni e collaborazioni già esistenti. Come dice lui, «la rete rispecchia la nostra storia recente, le nostre ricerche, le persone che abbiamo contattato negli ultimi anni per motivi legati alle nostre curiosità scientifiche o ai casi studio che dovevamo affrontare». Il progetto BUTTERFLY gli dà una cornice per renderla più stabile e operativa.

Dal punto di vista personale, però, il cambiamento è soprattutto nel modo di lavorare. Biella è abituato al contesto universitario, dove il ricercatore ha spesso un ruolo di guida e interpretazione. Nel Living Lab Lombardia, invece, la dinamica è diversa: «tutti siamo sullo stesso piano e affrontiamo le tematiche insieme». Non si tratta più di trasferire conoscenza dall’alto, ma di costruirla insieme a soggetti molto diversi.

Questa impostazione lo mette davanti a situazioni non sempre lineari. Agricoltori, volontari degli orti urbani, gestori dei parchi e amministratori pubblici hanno priorità differenti, a volte difficili da conciliare. Per lui è proprio questo il punto di interesse: capire se e come queste differenze possano trasformarsi in collaborazione reale.
«Trovare dei modi congiunti non è possibile se non ci si parla», osserva. Ed è qui che il progetto diventa anche una prova concreta, non solo scientifica ma organizzativa e umana: verificare se una rete così eterogenea può funzionare senza semplificare le differenze, ma tenendole dentro lo stesso lavoro. In questo senso, per Biella il Living Lab Lombardia non è solo un’estensione della sua ricerca sugli impollinatori. È anche un cambio di prospettiva sul ruolo del ricercatore, che smette di essere solo osservatore e diventa parte di un sistema più ampio, dove la conoscenza si costruisce insieme a chi quei territori li vive ogni giorno.
La Lombardia oltre Milano
Il Living Lab Lombardia è appena nato ma sta già generando connessioni oltre i confini della provincia. Biella è entrato in contatto con una collega americana che gestisce una rete analoga nei pressi di Seattle. «Ci sta dando tanti consigli su come coinvolgere e mantenere motivati gli agricoltori nel tempo», racconta. C’è poi un agronomo che segue i maggiori produttori europei di mirtilli, figura che si inserisce naturalmente in una rete costruita anche attorno a quella coltura. In Italia stanno nascendo collaborazioni con colleghi di altre università e con alcune figure professionali esterne.

Il Living Lab sta diventando gradualmente un punto di riferimento per chi lavora sul tema degli impollinatori urbani in ambito lombardo. «Quando si fanno progetti sugli impollinatori in ambito lombardo, ci invitano», dice Biella. «Siamo neonati, ma stiamo crescendo.» Milano è sia punto di partenza che punto di arrivo: la città che genera la domanda di più verde e più biodiversità, circondata da quel tessuto agricolo periurbano che è il laboratorio reale del progetto. Un paesaggio contraddittorio, fatto di capannoni e campi, tangenziali e filari, centri commerciali e cascine, che ha bisogno di essere letto con occhi nuovi. Il Living Lab Lombardia prova a farlo: con una rete, con pazienza, e con quella stanza aperta che non ha muri né indirizzo, ma esiste.
Marta Abbà