Milano-Cortina 2026, inseguendo il record partendo dalle ultime Luci a San Siro: guida ai giochi italiani.

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Milano Cortina 2026

Per le strade di Milano l’emozione si diffonde come la nebbia che si propaga tra i grattacieli e le vie del capoluogo lombardo, finalmente, per la prima volta rischiarato dalbagliore del braciere olimpico. Si cela ancora silente la tensione agonistica che popolerà Milano, Cortina, ma anche Livigno, Bormio, Predazzo e tutte le location dei Giochi Olimpici più diffusi della storia, un grande esperimento del CIO che ha già pensato di poter riproporre il formato per le edizioni successive (Vedi Alpi Francesi 2030). Sarà l’italia a farsi nazione pioniera in questo nuovo stile organizzativo dell’Evento (in questo caso da scrivere rigorosamente con la maiuscola) a cinque cerchi. Una bella sfida organizzativa per il nostro CONI giunto a conclusione di un percorso non privo di ostacoli, perchè il giorno della cerimonia di apertura -questa sera a San Siro- non è altro che la fine della lunga fase di preparativi, di battaglie, di progetti e di costruzione di impianti e del villaggio olimpico che è iniziata a partire da quel 24 giugno 2019 quando alla sessione del CIO di Losanna la candidatura italiana venne preferita alla svedese Stoccolma-Are. E adesso, in quella che sarà una passerella conclusiva anche per il centenario Stadio Di San Siro -anche in questo caso, mai una cerimonia inaugurale dei giochi invernali si era tenuta in un impianto da 75 mila posti- andrà in scena una prima verifica ad aprire i prossimi 16 giorni di gare che porteranno gli occhi del mondo addosso a Milano e al nostro paese. Come se gli angeli fossero li a dire che sì è tutto possibile, come se i diavoli stessero un po’ a dire di no che son tutte favole canta Ligabue, e qunindi Buonanotte all’Italia, buongiorno alle nostre Olimpiadi che anch’esse come dice la canzone del cantautore di Correggio hanno tanti “Libri di storia che non la fanno dormire”.

Milano Cortina 2026

Giochi Olimpici invernali, la breve storia

Da una sconfitta ad un traguardo, è una ciclicità che nello sport diventa quasi ripetitiva che ha portato anche alla nascita di queste Olimpiadi italiane. Dopo il fallimento del progetto Roma 2020 o 2024 (con bocciatura da parte dello stesso sindaco della Capitale) il CONI ha rilanciato la sua idea riprendendo dagli archivi un progetto di portare i giochi a Milano nel 2000 al posto di Sydney e anche quello, del quale però non si hanno documenti ufficiali, lanciato da De Coubertin stesso nelle sue Memorie Olimpiche di portare le Olimpiadi in Lombardia nel 1908 (Alla fine si andò a Londra). Da parte sua Cortina invece era giunta al sesto tentativo (e con qeusta edizione è quindi a 3 assegnazioni su sei) dopo 1944, 1952, 1956, 1988 e 1992. La Perla delle Dolomiti però ha sempre avuto un certo fascino sul CIO, pensiamo che nel 44 infatti era stata scelta come sede dei giochi poi cancellati dalla seconda guerra mondiale e che ha poi ospitato l’edizione 1956, quella apertasi con la sorpresa di Guido Caroli l’ultimo tedoforo che inciampò con la fiamma in mano in un cavo della televisione. Un colpo al cuore che spaventò tutti gli organizzatori che poterono tirare un sospiro di sollievo quando Caroli accese il tripode -il braciere dell’epoca-, rasserenato in primis Thaon Di Ravel che aveva preso il posto del vero artefice dell’assegnazione di Cortina 56, Alberto Bonaccossa morto nel 1953 prima di veder fiorire le sue Olimpiadi. Quelle per noi italiani furono le prove generali per Roma 1960, ma Cortina era già pronta vista l’assegnazione del 1944 cancellata dal conflitto mondiale. Per l’Italia la data storica è il 4 febbraio del 1948, nei giochi di Sankt Moritz i primi dopo la guerra, sulla Cresta Run trasformata in pista da skeletonNino Bibbia vinse la prima di 141 medaglie (42 d’oro) della storia azzurra ai giochi invernali. Da quel momento siamo sempre andati sul podio almeno una volta in ogni edizione arrivando al record a Lillehammer con 20 podi e sette vittorie, quarti nel medagliere e quello è proprio il record che il CONI spera di poter battere in casa. Erika Lechner nel 1968 fu la prima donna italiana campionessa olimpica invernale, scoprì di aver vinto nello slittino solo in albergo per squalifica delle avversarie. Furono anche i giochi di Franco Nones primo non scandinavo a vincere un oro nel fondo. La storia delle Olimpiadi invernali invece è iniziata quasi per caso, a posteriori, con il pattinaggio artistico che venne inserito nel programma die giochi di Londra 1908, ma si dovette attendere fino al 1924 quando la settimana internazionale degli sport invernali pensata per anticipare i giochi di Parigi venne denominata successivamente come prima olimpiade invernale. Andarono a sostituire i giochi nordici organizzati dai paesi scandinavi ai quali ovviamente Norvegia, Svezia e Finlandia dominavano e in quel senso nulla è cambiato considerando che la Norvegia vince il medagliere dal 2014. Eppure la prima medaglia fu di Charles Jewtraw americano nei 500 metri del pattinaggio di velocità. Quella volta partecipò anche una ragazzina di 11 anni, Sonja Heine nell’artistico, ma proprio perchè “la vita va misurata in risultati non in anni” disse Bruce McLaren lei divenne una star dei giochi invernali vincendo l’oro nelle tre edizioni successive. Da segnalare l’evoluzione dei Giochi invernali, a Chamonix nel 1924 c’erano 16 nazioni per 16 gare, 5 discipline e 258 atleti in gara; a Milano Cortina le nazioni saranno 92, anzi 94 considerando che Russia e Bielorussia sono atleti neutrali, verranno messi in palio 116 titoli contesi tra 2958 atleti. Da quel giorno sulla Cresta Run l’Italia ha trovato nei giochi invernali le sue leggende che si sono erte nell’Olimpo azzurro al pari dei campioni dei giochi estivi: da Paola Magoni primo oro femminile italiano nello sci a Sarajevo 84, adAlberto Tomba che fermò Sanremo passando per la storia nel fondo a Lillehammer fino a Karolina Kostner, Deborah Compagnoni, Armin Zoeggler, Giuliano Razzoli e attualmenteArianna Fontana che partecipò anche a Torino 2006. Quella del Piemonte fu un’Olimpiade opposta a questa, tutti gli eventi nella stessa regione divisi al massimo tra la città e il Sestriere; l’Italia ottenne 11 medaglie e 5 ori con Enrico Fabris (due titoli), Giorgio Di Centa (2 ori) e Zoeggler che ha vinto 6 medaglie in 6 edizioni consecutive. UN bel milgroamento rispetto all’unico oro di Dalla Costa-Conti nel Bob. Nel 2026 si inseguiranno record in ogni angolo del mondo, sono presenti tutti i continenti, per la terza edizione consecutiva ci sarà un atleta dell’Eritrea, gli USA hanno affidato la bandiera ad Erin Jackson la prima afroamericana a vincere una medaglia ai giochi invernali, mentre Nuova Zelanda e Brasile inseguono con Alice Robinson e Lucas Braathen delle medaglie che sarebbero storiche. Per l’Italia che torna ad ospitare i giochi dopo 20 anni, dopo una generazione sportiva e con solo 4 superstiti nella squadra da quell’Olimpiade (Retornaz, Pittin, Fischnaller e Fontana) l’obiettivo è superare Lillehammer, non è impossibile.

Stadio san siro

Milano, la prima olimpica e l’ultima di San Siro

Una città che secondo Ornella Vanoni è bella anche con la nebbia, figuriamoci con le Olimpiadi. Milano non ha mai ospitato i giochi, sarà una prima volta e sarà l’ultima per quelle Luci a San siro che da cento anni ormai accompagnano lo sport milanese. Una passerella conclusiva prima di essere demolito con i cinque cerchi ad incantare i tre anelli della Scala del Calcio, insomma, “Siamo stati tutti la”, almeno una volta tra partite storiche come quella che aprì la strada al mondiale di Vittorio Pozzo, la finale di Coppa dei Campioni del 1965 vinta dall’Inter contro il Benfica con gol di Jair , ma anche quelle del 70, 2001 e i rigori del 2016 tra Atletico e Real. Siamo stati tutti la almeno una volta anche per i concerti, da Bob Marley nel 1980 ai diversi show di Vasco, Ligabue, i Rolling Stones, e negli anni recenti i Guns n Rosen, i Coldplay, Bruce Springsteen ed Elton John che ha scelto il Meazza come sede del suo ultimo spettacolo in Italia della carriera. Siamo stati tutti la per diversi eventi, dalla Messa del Papa Giovanni Paolo II a quella di Francesco I, alle esibizioni degli All Balcks e ai grandi derby che con Bergomi e Baresi alla cerimonia di apertura torneranno alla mente. Senza il suo tempio dello sport Milano, che quando piange piange davvero diceva Lucio Dalla, non sarà più la stessa, ma perlomeno con l’accensione del braciere che richiama Leonardo Da Vinci all’arco della Pace avrà la sua Last Dance di lusso. “Sì, Milano è proprio bella, amico mio, e credimi che qualche volta c’è proprio bisogno di una tenace volontà per resistere alle sue seduzioni, e restare al lavoro” affermava Giovanni Verga e oggi nello spettacolo diretto da Marco Balich (alla sua sedicesima cerimonia, e conta nel curriculum anche gli show di Pink Floyd e U2) lo dimostrerà fondendosi con quelle montagne di Cortina, della Perla delle Dolomiti che la trasformeranno per circa due settimane nel simbolo dell’inverno sportivo. D’altrone anche a Theophile Gautier il Duomo, l’immensa struttura che causò la sindrome di Stendhal a Stendhal stesso, ha sempre ricordato un ghiacciaio con mille punte, oppure una gigantesca concrezione di Stalattiti. Uno scenario che si fonderà con l’alta montagna, finalemente con il ritorno sulle Alpi dei giochi olimpici dopo le mete non tradizionali dell’estremo oriente, William Blake ha sempre affermato “Grandi cose si compiono quando uomini e montagne si incontrano” e stasera a San Siro si preannuncia uno spettacolo memorabile, ricco di performance (Da Mariah Carey a Laura Pausini) destinate ai libri di storia. Ripercorrendo le bellezze dell’Italia di oggi e del passato, dall’Infinito di Leopardi alla moda di Armani. Balich è già stato il regista a Torino, a Rio, al mondiale in Qatar, il tema centrale sarà l’armonia tra città e montagna, tra l’uomo e la natura; sarà difficile rendere la sincronia tra le quattro sfilate, quattro cerimonie divise ma simultanee tra San Siro, Cortina, Predazzo e Livigno che alla fine sveleranno la più grande domanda di ogni cerimonia, chi accenderà il braciere? Si parla di Alberto Tomba, Deborah Compagnoni, Gustav Thoeni e Sofia Goggia, un risarcimento per lei considerando che non potè portare la bandiera a Pechino e che stavolta ha lasciato il vessillo a Federica Brignone. Come la Tigre con la bandiera in mano ci saranno Amos Mosaner (oro nel curling nel 2022 al fianco di Stefania Costantini), Federico Pellegrino e Arianna Fontana, la più vincente dei giochi invernali azzurri, per la seconda volta in carriera sfilerà davanti a tutti gli italiani come successo ad Hildgartner e Thoeni. Sono stati i 20 anni di Arianna, da Torino a Milano, da quando aveva solo 15 anni e tremava come una foglia all’esordio a cinque cerchi in Piemonte, quando vinse un bronzo in staffetta, il primo dei suoi 11 podi. Armonia, ad unire quei 22 mila km quadrati che nei prossimi giorni saranno territorio olimpico, racchiuderanno paesaggi (pensiamo alle tre cime di Lavaredo) e bellezze architettoniche (non solo il Duomo, ma anche l’Arena di Verona per la cerimonia di chiusura) e opere d’arte (dal bacio di Hayez a Brera al Realismo di Pellizza Da Volpedo), ma saranno proprio le bellezze d’Italia da domani a lasciare il centro dei riflettori alle gare, agli atleti che andranno alla continua ricerca di record.

Milano Cortina 2026

Milano-Cortina: superare Lillehammer, le speranze di medaglia italiane

20 medaglie, 7 ori e il quarto posto nel medagliere. Quella del 1994 fu un’Olimpiade atipica per noi e per il mondo a cinque cerchi: si disputò solo a due anni di distanza da Albertville perché il CIO aveva preso la decisione di sfalsare negli anni pari i giochi invernali ed estivi, ma anche per noi considerando che sono passate alla storia come le più luminose del nostro sport. Chi sono allora i candidati, incaricati di ritoccare quel rercord in casa nel 2026? I portabandiera simbolo in primis, Amos Mosaner al fianco di Stefania Constantini, loro hanno fatto scoprire all’Italia il curling, loro non perdevano da 23 partite prima della gara con il Canada di ieri, campioni in carica e campioni del mondo, a proposito di armonia e di intesa giocheranno per la leggenda. Arianna Fontana ha come obiettivo cinque finali nello short track, difficile sognare di superare Mangiarotti come la più vincete in assoluto dell’Italia alle Olimpiadi, ma non si è mai posta alcun limite anche quando ha tentato di qualificarsi nel pattinaggio di velocità. Come non se ne è mai posti di limiti Federica Brignone, 35 anni, Never too old cantava Elton John, anche dopo l’infortunio inseguendo l’unico oro che le manca. E poi Federico Pellegrino, bandiera del fondo contemporaneo, uno sport che proprio a Lillehammer davanti a re Harald di Norvegia è diventato simbolico per tutto il movimento dello sci nordico italiano. Senza Bassino infortunata lo sci schiera anche Sofia Goggia nella velocità che nei confronti di Cortina prova sentimenti di amore e odio considerando che proprio qui si infortunò 23 giorni prima dei giochi di Pechino dove raggiunse l’argento. E’ invece il giardino di casa di Dominik Paris la Stelvio di Bormio, uno dei tre templi della velocità insieme a Kitzbuhel e Wengen; qui ha vinto sei volte, una delle quali in Super G e nella gara regina, la discesa maschile di domani, ci aspetta un confronto Italia-Svizzera con dalla nostra parte Franzoni, Paris, Casse, Innerhofer contro Odermatt, Von Allmen, Monney. Non vinciamo la gara Regina dal 1952 con Zeno Colò, un’altro record da ritoccare. Ci sono poi gli altri ad inseguire nello sci alpino, Alex Vinatzer per le discipline tecniche, Nicol Delago e Laura Pirovano nella velocità e l’incognita della combinata nella sua nuova versione. Con gli sci ai piedi non si può trascurare il biathlon, abbiamo avuto un’epoca d’oro ma la medaglia più prestigiosa è sempre mancata e ancora brucia la gara del 1998 a Nagano quando Carrara venne beffato negli ultimi 300 metri. Oltre a Wierer e Vittozzi già medagliate di bronzo come Lukas Hofer il nome nuovo è il leader della coppa del mondo Tommaso Giacomel, un nome che può cambiare il volto storico del biathlon italiano. Lascia incognite invece Lo sci freestyle per l’infortunio di Flora Tabanelli che inseguiva l’oro e che invece ora rientrerà in gara proprio a Livigno, restano Simone Deromedis e Jole Galli certezze in gioco per un podio. Come nello snowboard con Michela Moioli uno degli ori di Pechino che al fianco di Bormolini e Fischnaller può diventare una riserva improntate per il nostro medagliere. Abbiamo detto di Arianna Fontana ma anche le sua squadre ha ambizioni, visti anche i risultati ai recenti europei con Nadalini, Sighel, Spechenhauser, Confortola e Cassinelli. Sul ghiaccio saranno anche i padroni della velocità a sondare, con Ghiotto in primis ma anche Lollobrigida e Andrea Giovannini. Possibili sorprese da Bob, slittino, sci alpinismo e pattinaggio di figura. 20 medaglie e 7 ori l’obiettivo, Milano e Cortina dall’ultima Cena della Scala del Calcio alle nevi d’alta montagna nella Perla delle Dolomiti, la speranza che veramente adesso (per riprendere ancora Ligabue) tutti i libri di storia non ci faranno dormire.