Mikaela Shiffrin, la stagione del record: Pechino 2022 è solo un ricordo.

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Come “le ombre che si cercano nella notte, vivendo per trovare un’emozione”-uno scenario citato dai Journey in Don’t stop believin’ nel 1981- allo stesso modo l’ombra di una sciatrice si incrocia con quelle dei suoi amatissimi paletti, nello slalom e nelle porte del gigante. Durante le prove dello speciale per le valli innevate del mondo e della Coppa del Mondo si sente il caratteristico suono che gli atleti generano abbattendo gli ostacoli e girandoci intorno seguendo le tracciature sempre diverse e con sempre nuove incognite da interpretare; un suono sordo, pieno ed unico, forse simile a quello di una pallina da tennis colpita al centro delle corde, un suono che trasforma l’ordinarietà e la banalità della fisica che lo produce (lo scarpone e la racchetta che abbattono il paletto) in pura emozione quando esso viene coperto dall’ ovazione del pubblico al parterre di fine pista. Mikaela Shiffrin queste sensazioni le conosce bene, la neve per lei non ha nessun segreto e neanche alle temperature più fredde la pista ghiacciata la può mettere in difficoltà; per lei qualsiasi discesa diventa semplicemente uno specchio d’acqua -non allo stato liquido- nel quale immergersi e vedere riflesso il volto della vittoria. “Potrà arrivare a 100”, le parole sono di Ingemark Stenmark, il più grande sciatore di sempre stando ai numeri e almeno fino a pochi giorni fa anche il più vincente in Coppa del Mondo. Proprio ad Are, in Svezia, proprio in quella che è la casa di “Ingo”, lei ha superato il record dello svedese e ora la nuova asticella è posta a quota 88, appena dodici vittorie mancanti per raggiungere la tripla cifra. Un 2023 di record superati, prima Vonn e poi lo svedese, inutile forse anche accennare alla vittoria del globo di cristallo ottenuto con largo anticipo e stretto in mano a Soldeu, proprio dove nell’ultima gara della stagione ha trionfato nel gigante, trascinando Marta Bassino al podio della classifica delle porte larghe. La prima coppa di specialità giunse nel 2013, dieci anni fa e ora sono 7 quelle di speciale, due di gigante, una di super G e cinque generali, nessun donna come lei; superata ancora una volta Lindsay. I traguardi da raggiungere non sono finiti, indubbiamente non sono finiti; nata il 13 marzo 1995 non ha ancora compiuto trent’anni ed è proprio per questo che l’obiettivo delle cento vittorie pare essere veramente realizzabile, e soprattuto inarrivabile da chiunque nel breve periodo.

Sono poche, pochissime le atlete che possono essere affiancate alla Shiffrin– Serena Williams, Federica Pellegrini, Simone Biles, Martina Navratilova, Florence Griffith-Joyner sono alcuni esempi ma si fatica a trovarne altri-, l’americana ha conquistato negli anni una sua unicità, una capacità straordinaria non solo di vincere ma anche di tornare a vincere. Da Are ad Are: proprio in Svezia infatti giunse il primo successo in Coppa del Mondo, era il 20 dicembre 2012 e lei aveva solamente diciassette anni. Mai scoraggiata e mai veramente battuta, possiamo dire che non esiste un ritratto di una Mikaela Shiffrin nella sconfitta poiché adesso anche l’unico evento dal quale è uscita senza medaglie è stato dimenticato. A distanza di un anno da quello scatto in cui si trovava con le mani tra i capelli per il flop delle Olimpiadi di Pechino, adesso abbiamo un’immagine di Mikaela nuova e comunque straordinariamente familiare. Uscire da un’Olimpiade senza medaglie, senza successo e senza gloria poteva compromettere anche psicologicamente le prestazioni; lei stessa ha sempre affermato che “nel momento in cui un atleta pensa di non poter andare più veloce, viene superato da molti” ed ecco che Vlhova, Hector, Gut le hanno tolto l’oro a cinque cerchi che aveva messo nel mirino. Forse alla vittoria in questi casi ci si abitua, ma nel momento in cui l’abitudine viene meno, compare lo spettro della fine di un ciclo e l’idea che i tempi d’oro siano esauriti si inizia a far strada nella mente dell’atleta, ma è a quel punto che il campione vero sente la mancanza del trionfo e proprio per questo ricomincia ad inseguirlo.

È passato solamente un anno, poco di più se vogliamo essere precisi; la Shiffrin ha cancellato quel ricordo dell’Olimpiade cinese, o meglio il ricordo lo ha fatto suo consolidandolo e custodendolo nella sua mente; lo ha personalizzato trasformandolo in un nuovo, ennesimo e travolgente punto di forza, e per le altre non è rimasta nessuna alternativa se non quella di restare a guardare ed applaudire l’incontrastata ed inarrivabile Regina delle nevi che sulle nevi- a Vail- è nata ed è stata incoronata.

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