Messi, Mbappé, Haaland, presente Kane e Oyarzabal: il mondiale dei numeri 9 o 10.

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Erling Haaland, Norvegia

Pecchè senza’e te nun so niente” cantava Pino Daniele, una dichiarazione d’amore che nel calcio che si sta giocando in America si può rapportare a diverse nazionali dipendenti dai loro fenomeni. Lionel Messi per primo, sempre lui, eterno, storico che viaggia sull’onda del record di gol in carriera della coppa del Mondo trascinando l’Argentina e viaggia al fianco di Mbappé valorizzato da Deschamps al centro dell’attacco, nel posto che spetta solitamente ai numeri nove. Non solamente loro, questo mondiale ha evidenziato l’importanza negli schemi odierni di un attaccante che segna e sa segnare subito, il game changer che fa la differenza tra un’eliminazione ai sedicesimi e una qualificazione e ci sono due partite emblematiche in tal senso: Paraguay-Germania e Congo-Inghilterra. Intanto chi del numero nove se n’è trovato sprovvisto ha trovato il modo di inventarselo, di riscoprirlo già in casa, vedi la Spagna campione d’Europa in carica che brilla più che sotto la stella di Yamal sotto quella di Mikel Oyarzabal, attaccante della Real Sociedad protagonista della miglior stagione della carriera, o quantomeno quella più prolifica con 15 gol in campionato, 3 in coppa, 5 in Europa e già a quota 4 in questo mondiale. Ci sono nazioni poi che provano a scollarsi di dosso la dipendenza dalla punta, il Belgio di Rudi Garcia che schiera titolare il falso nueve De Ketelaere ma rimonta il Senegal solo quando si accende Lukaku dopo l’ingresso in campo. Altra squadra che invece cambiano totalmente volto con un attaccante di peso, anche se quell’attaccante di peso è forse il migliore al mondo, è la Norvegia con Erling Haaland trascinatore della generazione d’oro.

Lionel Messi, Argentina

Il mondiale dei numeri 9, quanto pesa non averlo? Il caso di Brasile e Germania

Due casi opposti, due risultati contrastanti. Da una parte Ancelotti che fa ruotare il centro del suo attacco affidandolo a Matheus Cunha, poi Endrick poi Rayan, ma nonostante i tre gol del giocatore del Man United la leggerezza offensiva non sembra risolta e non può cadere totalmente sui piedi e sull’estro di Vinicius tant’è che il Giappone non è andato poi così lontano dal realizzare lo Houstonazo. Ancelotti deve dimostrare di poter fare quindi affidamento anche su altre carte, soprattutto considerando che la prossima sarà una sfida proprio con la Norvegia del miglior attaccante di questo mondiale. Matheus Cunha è pur sempre meglio di niente dirà qualcuno di lingua tedesca, che ha visto soccombere la propria nazionale, una Germania che sprofonda nel baratro dell’eliminazione ai sedicesimi contro il modesto Paraguay, che dal canto suo il numero nove ce l’ha e lo valorizza nella figura di Julio Enciso che ha segnato proprio contro i tedeschi. Quella di Nagelsman è la prima grande a lasciare l’America, a nulla è servito l’ingresso di Woltemade, a nulla l’estro di Havertz o i guizzi di Musiala perché alla Germania manca quel terminale offensivo in grado di mettere il pallone in porta per 20 e oltre volte nel corso della stagione. Le punte di ruolo Nagelsman le aveva anche convocate, Leweling e Beier, ma hanno giocato 30 minuti ciascuno anche se quello del centro attacco è un problema che ormai i tedeschi si portano dietro da quando Klose e Gomez non calcano più i campi verdi del calcio mondiale. Nel 2022 c’erano Fullkrug, naufragato nel Milan di Allegri, Moukoko oggi al Copenaghen, Adeyemi non convocato quest’anno; uscirono al girone. Come accadde nel 2018 quando dovevano difendere il titolo sperando nella consacrazione, mai realmente arrivata, di Timo Werner. Sono passati dodici anni dal mondiale in Brasile, che è anche l’ultimo in cui eravamo presenti noi italiani. Dal canto nostro possiamo pensare che Kean e Retegui avrebbero fatto comodo alla Germania che, a proposito di origini italiane, non ha creduto ad esempio in Tresoldi, 21enne del Club Bruges in gol in 19 occasioni quest’anno in campionato. Senza la punta, le difese di questo mondiale sono inscalfibili, e i tedeschi sono i primi ad aver appreso la lezione.

Mikel Oyarzabal, Spagna

Il mondiale dell’attacco, Kane, Lukaku, Messi e Mbappé

La fase a gironi del mondiale ci ha consegnato alle mani un nuovo libro dei record da aggiornare. Non è più Miroslav Klose il miglior realizzatore della storia della Coppa del Mondo, Lionel Messi lo ha raggiunto e superato e al suo fianco viaggia anche Kylian Mbappé destinato ad infrangere ogni record di questo calcio vista la sua ancor giovane età. Tre finali consecutive per la Francia sarebbero qualcosa di memorabile, sarebbe anche la terza per l’ex Monaco, sarebbe insomma un coronamento della carriera già ricca di successi e di record anche se manca quella Champions che per de volte è andata nella bacheca della sua ex squadra il Paris Saint Germain. Kylian sta cercando con i suoi gol di farsi amare da tutti i francesi, che forse, sopratutto i parigini, non hanno apprezzato in toto la scelta di indossare la camiseta blanca andando a parametro zero al Real Madrid. Lui risponde a suon di gol, zittisce le critiche con i fatti andando a segnare 8 gol in 4 partite finora disputate e costringendo Deschamps a dirottare un pallone d’oro come Dembelè sulle vie laterali del campo. Dalla parte opposta del tabellone c’è invece un Lionel Messi eterno, nonostante i 39 anni, trascinatore dell’Argentina autore di sei delle otto reti segnate dall’Albiceleste nella fase a gironi. Qui in America si sente a casa, e di fatto è casa sua veramente considerando che il sedicesimo con Capo Verde si giocherà proprio a Miami. In piccola parte trascinano anche gli altri numeri 9 più attesi, il Belgio con Lukaku ha cambiato volto quando l’attaccante del Napoli è in campo e dal suo ingresso ha ribaltato il Senegal che era ad un passo dagli ottavi di finale. Come era ad un passo dal passaggio del turno anche la Repubblica Democratica del Congo, ma poi Harry Kane ha deciso che i Tre Leoni d’Inghilterra non potevano sopportare l’onta di un’eliminazione così prematura e quindi ha messo in porta il pallone per due volte. E’ il mondale dei numeri nove anche per le più piccole che sognano in grande, il Messico di Quinones compagno di squadra di Retegui in Arabia e di Jimenez, ma anche gli USA di Balogun e il Canada di un ritrovato David. Non segue la regola l’Olanda, soffocata dalla sua stessa abbondanza offensiva che ha tolto spazio a Malen e di conseguenza anche a Brobbey prima di cadere ai rigori con il Marocco. Non ci resta che chiederci, Retegui e Kean si sarebbero iscritti all’elenco dei delusi come accaduto per i tedeschi?