“Rose rosse”, “Se bruciasse la città”, “Erba di casa mia”, “Perdere l’amore”. Chi di noi non conosce queste canzoni celeberrime, portate al successo dalla voce potente e appassionata di Massimo Ranieri?
All’anagrafe Giovanni Massimo Calone (il nome d’arte verrà adottato nel 1968), il poliedrico artista nasce a Napoli il 3 maggio 1951, quinto di otto figli. Sin da bambino si dedica al canto; la svolta arriva nel 1964 quando, appena tredicenne, diventa la spalla del cantautore Sergio Bruni e, con lo pseudonimo di “Gianni Rock”, incide il suo primo disco e parte per una tournée negli Stati Uniti. Da allora, inizia la sfolgorante e versatile carriera che lo vedrà via via indossare i panni di cantante di musica leggera, showman, attore, regista teatrale, doppiatore, conduttore televisivo.
Senza pretendere di tracciare un ritratto completo ed esaustivo di una carriera così lunga e articolata, ricordiamo almeno le molteplici partecipazioni a manifestazioni canore e programmi televisivi quali il Festival di Sanremo (otto volte, l’ultima nel 2025), Eurovision Song Contest, Festival di Pesaro, Canzonissima, Cantagiro, Carosello. Da sottolineare, inoltre, la sua collaborazione, fin dai primi anni, con i nomi più illustri del teatro e del cinema: personalità come Anna Magnani, Ottavia Piccolo, Enrico Maria Salerno, John Turturro, Kirk Douglas, diretto da registi del calibro di Giorgio Strehler, Giorgio De Lullo, Maurizio Scaparro, Mauro Bolognini.
Come naturale, resta forte il legame con la città natale e la tradizione partenopea. Massimo Ranieri ha, difatti, spesso affrontato la grande canzone napoletana, con un approccio innovativo, interpretando con modernità, incidendo in disco e proponendo in televisione e in palcoscenico brani del repertorio classico di Napoli, declinati anche in chiave jazz: “O surdato ‘nnammurato”, “Malafemmena”, “I’ te vurria vasà”, “Quanno nascette ninno”, “O’ guarracino”. Rammentiamo poi, tra 2010 e 2012, la lodevole iniziativa di portare in Tv, in prima serata su Rai1, quale protagonista e ideatore del progetto, quattro pilastri del teatro di Eduardo De Filippo: Filumena Marturano con Mariangela Melato, Napoli milionaria! a fianco di Barbara De Rossi ed Enzo Decaro, Questi fantasmi con Donatella Finocchiaro e, per finire, Sabato, domenica e lunedì assieme a Monica Guerritore.
In ambito teatrale, si misura con testi di Shakespeare (La dodicesima notte; Riccardo III), Brecht (L’anima buona di Sezuan; L’opera da tre soldi accanto a un’altra carismatica artista partenopea, Lina Sastri), Pirandello (Liolà), Molière (Il malato immaginario con Romolo Valli) e Cechov (Il gabbiano). Tra le pellicole nelle quali Ranieri compare come attore, citiamo Metello (1969), Bubù del 1971, Salvo D’Acquisto (1975), Priest of Love (1981, con Ian McKellen e Ava Gardner), L’ultimo pulcinella del 2008, con Adriana Asti e Jean Sorel.
In questa sede, vale la pena soffermarsi sul suo impegno come regista d’opera. Il debutto arriva nell’estate 2003, allo Sferisterio di Macerata, quando Ranieri si cimenta con il dittico verista per eccellenza, Cavalleria rusticana e Pagliacci. Seguiranno, nel 2005, L’elisir d’amore al Teatro San Carlo di Napoli, con scene di Tullio Pericoli, nel 2006 un grande classico come La traviata al Teatro Verdi di Trieste e, nel 2007, a Tirana in Albania e a Napoli. Al 2008 risale la regia della commedia musicale Poveri ma belli, con Bianca Guaccero e Antonello Angiolillo, produzione del Teatro Sistina di Roma, e dell’opera rossiniana La Cenerentola (Teatro Comunale di Teramo e, successivamente, in tournée in altri teatri abruzzesi). In ambito sinfonico, Massimo Ranieri nel 2007 affianca, all’Auditorium “Pollini” di Padova, Claudio Scimone e I Solisti Veneti come narratore nella fiaba sinfonica Pierino e il lupo di Sergej Prokof’ev, esecuzione registrata e poi uscita in disco.
Concludiamo con una menzione particolare per il film d’animazione della Disney Il gobbo di Notre Dame (1996). Nella versione italiana, accanto a Mietta come Esmeralda e al crudele Frollo di Eros Pagni, la voce del timido e generoso Quasimodo, che risuona ampia e duttile in “Via di qua”, sfumata e luminosa in “Luci del Paradiso”, è quella inconfondibile dell’intramontabile, eclettico Massimo Ranieri.
Stefano Balbiani
