Marianna Rocher (RN) : “Debito francese, immigrazione e crisi Macron. L’8/9, l’ora della verità.”

0
La deputata di RN Marianna Rocher.

Scenario apocalittico o realpolitik?

Signora Rocher, il Premier Bayrou parla di “lacrime e sangue” per arginare 3.300 miliardi di debito. Per il RN è davvero l’ultimo atto di un’Europa macroniana allo sfascio, o intravede margini di salvataggio?

“Certo, abbiamo proposto un progetto concreto per risollevare il Paese, agendo su tre assi fondamentali che permetteranno di risparmiare oltre 40 miliardi di euro all’anno. In primo luogo, è necessario ridurre drasticamente i costi legati all’immigrazione di massa, che gravano pesantemente sulle finanze pubbliche: nel 2024, su 500.000 ingressi, solo 50.000 persone lavorano effettivamente, mentre le altre usufruiscono del sistema sociale francese, con un potenziale risparmio di 20 miliardi di euro. In secondo luogo, bisogna rinegoziare la partecipazione finanziaria della Francia all’Unione Europea, attualmente pari a 10 miliardi all’anno, riducendola a 5 miliardi e ottenendo così un risparmio aggiuntivo di 5 miliardi. Infine, è indispensabile eliminare le spese inefficaci dello Stato, attraverso la fusione e la soppressione di enti inutili e la semplificazione del mosaico territoriale: attualmente la Francia conta 1.244 agenzie e operatori statali, che costano ogni anno 80 miliardi di euro; con riforme mirate si possono recuperare ulteriori 15 miliardi. Queste misure concrete permetteranno di recuperare margini di bilancio sostanziali senza sacrificare i cittadini francesi sull’altare dell’austerità, a differenza delle ricette inefficaci dei governi attuali”.

L’eredità Macron: un’analisi chirurgica

Si attribuisce a Emmanuel Macron l’esplosione di 1.000 miliardi di nuovo debito in 8 anni. Quali meccanismi ideologici hanno reso possibile questa emorragia di 153 miliardi all’anno?

“L’eredità dell’era Macron è un debito vertiginoso: oltre 1.000 miliardi di euro in otto anni, cioè 153 miliardi all’anno. In soli otto anni, la Francia ha accumulato tanta nuova deuda (debito, ndr) quanta ne aveva accumulata in cinquant’anni! Questa deriva non è frutto del caso, ma il risultato di uno Stato incapace di riformarsi, aggrappato a uno stile di vita dispendioso e trasformando il Paese in uno sportello sociale permanente. Gli aiuti si moltiplicano senza condizioni, l’assistenzialismo prospera, mentre la produzione e il lavoro sono relegati in secondo piano. Con spese pubbliche pari al 57% del PIL nel 2024, la Francia si colloca molto al di sopra dei suoi vicini: circa 50,6% per l’Italia e 49% per la Germania. Questa eccezione francese non è motivo di vanto: indica un modello al collasso. Il ruolo di un eletto responsabile non è prolungare questo immobilismo, ma ridurre lo stile di vita dello Stato e rimettere la nazione sui binari della responsabilità, della prosperità e del futuro. L’attuale Primo Ministro, François Bayrou, ha attuato la politica macronista, vivendo in un’illusione, scollegato dalla realtà e dalla responsabilità, senza comprendere ciò che vogliono davvero i francesi!”

Tabù economici vs identità nazionale

Sopprimere giorni festivi come l’8 maggio – data simbolo della Liberazione – sembra un sacrilegio storico. Perché il RN si oppone fermamente e quali alternative propone per preservare sia le finanze pubbliche sia la memoria collettiva?

“Eliminare feste come l’8 maggio sarebbe un vero sacrilegio storico, come se l’identità nazionale e la memoria collettiva fossero variabili da sacrificare per il bilancio. Inaccettabile. Il Rassemblement National difende la Storia, l’eredità, il patrimonio e i valori che fondano la nostra Nazione. Cancellare l’8 maggio significherebbe indebolire la memoria della Resistenza, diluire un simbolo di libertà e unità nazionale. Diciamo chiaramente no a questa violazione della memoria francese. Se bisogna ridurre la spesa pubblica, non è cancellando i simboli che si agisce, ma combattendo i veri sprechi. Ad esempio, l’eliminazione dell’Aide Médicale d’État e del permesso di soggiorno per cure mediche, che costano 2,2 miliardi all’anno, potrebbe essere sostituita da un’assistenza medica d’urgenza riservata esclusivamente ai casi umanitari. Rispettare la memoria, preservare il patrimonio e proteggere le finanze non sono incompatibili. È una questione di volontà politica e priorità nazionale. La Francia può risollevarsi senza rinnegare la sua storia né sacrificare i suoi valori”.

Immigrazione: la bomba sociale per le finanze pubbliche

In qualità di responsabile dell’8ᵃ circoscrizione (Italia, Grecia, Turchia, Cipro, Malta, Israele), come commenta questi dati: 500.000 ingressi annui, solo 50.000 persone effettivamente occupate? È realistico pensare a 20 miliardi di risparmio riducendo i flussi? Quali misure shock propone il RN?

“Ogni giorno entrano in Francia circa 1.000 persone, un immigrato ogni due minuti, e solo il 7% delle OQTF (obblighi di lasciare il territorio) sono stati eseguiti nel 2023. Le nostre misure sono chiare: abolire il diritto di suolo e il ricongiungimento familiare, reintrodurre il reato di soggiorno irregolare e istituire la priorità nazionale per case popolari e lavoro. La Francia non è uno sportello sociale: le prestazioni non contributive saranno riservate agli stranieri che abbiano lavorato almeno cinque anni sul territorio. Infine, la libera circolazione nello spazio Schengen deve essere riservata ai cittadini degli Stati membri per evitare la circolazione di clandestini pericolosi in Europa”.

La trappola degli interessi passivi

75 miliardi di euro solo per pagare gli interessi nel 2026: cifre degne di un default latente. Come evitare che la Francia diventi un satellite finanziario dei mercati, perdendo sovranità?

“Potrebbe esserci una dissoluzione, rimandando i francesi alle urne. Questa volta è cruciale che votino consapevolmente e non cadano nella trappola delle elezioni precedenti del 2024, quando Macron ha stretto un’alleanza contro natura con la sinistra e l’ultrasinistra per bloccare il Rassemblement National. La Francia non può permettersi di continuare così fino al 2027: ogni voto conta per difendere sovranità e futuro”.

Dopo l’8 settembre: strategia per la conquista del potere

Con il RN al 34% nei sondaggi e l’81% di sfiducia verso Macron, quali scenari si aprono?

“Dopo l’8 settembre è molto probabile che  arrivi a una dissoluzione dell’Assemblea e a nuove elezioni legislative. Una eventuale dimissione di Macron è possibile, ma poco probabile: con lui non c’è alcuna certezza. Già lo scorso anno il popolo francese aveva espresso il suo desiderio di cambiamento attraverso le elezioni europee, dove il nostro partito aveva ottenuto il doppio dei voti rispetto a Macron. Successivamente, Macron ha sciolto l’Assemblea e, al secondo turno (le nostre elezioni si svolgono in due turni), ha stretto alleanze contro natura con la sinistra e l’estrema sinistra per fare barriera al Rassemblement National. È per questo che oggi ci troviamo in una situazione di ingovernabilità”. Macron è imprevedibile. Noi, invece, siamo pronti a governare”.

Europa e Italia: paradossi geofinanziari

Gli investitori oggi preferiscono l’Italia alla Francia. Come spiega questo cambiamento? E come valuta le politiche di Giorgia Meloni rispetto a Macron-Bayrou?

“Questa preferenza degli investitori deriva da strategie completamente opposte. Giorgia Meloni ha scelto di attrarre i ricchi nel suo Paese, invece di farli fuggire come avviene in Francia con tasse record: i redditi da lavoro sono tassati al 66,2% (comprendendo 45% IR, 17,2% contributi sociali e 4% contributo straordinario), i redditi da capitale al 34% (30% PFU più 4% contributo straordinario) e l’IFI fino all’1,5% del patrimonio, ma limitata al 75% del reddito totale. Meloni ha dimostrato che, con volontà politica, è possibile ottenere risultati concreti, anche nella lotta contro i flussi migratori incontrollati. Pur non disponendo di tutti i poteri a causa dei vincoli dell’UE, riesce a navigare efficacemente all’interno di questo quadro, rendendo l’Italia nuovamente attrattiva per capitali e investitori, a differenza della Francia”.

La minaccia dei Gilet gialli 2.0

I sindacati sono pronti a bloccare il Paese dal 10 settembre. Con l’84% dei francesi contrari ai tagli, come evitare un nuovo maggio ’68? Il RN è pronto a canalizzare questo malcontento?

“I blocchi annunciati per il 10 e il 18 settembre confermano che settembre sarà decisivo. Di fronte alla legittima rabbia popolare, il RN non punta a sfruttarla, ma ad agire responsabilmente. Offriamo un’alternativa credibile: priorità nazionale, controllo dell’immigrazione, riduzione degli sprechi pubblici e difesa del potere d’acquisto. Il malcontento deve trasformarsi in speranza per una Francia risanata e riconciliata con se stessa”.

Mediterraneo: frontiera o tomba dell’identità?

Nella sua circoscrizione che comprende Italia, Grecia e Malta, quali politiche propone per trasformare il Mediterraneo – questo “Mare Nostrum” – da crisi migratoria a opportunità strategica?

“La mia circoscrizione comprende anche Israele e Turchia. Per trasformare il Mediterraneo, questo “Mare Nostrum”, da un’area di crisi migratoria a una vera opportunità strategica, è imprescindibile riprendere il controllo. Dobbiamo fermare la crisi migratoria regolamentando rigorosamente le ONG che organizzano il trasporto dei migranti e condizionando gli aiuti finanziari ai paesi di origine a risultati concreti nella gestione dei flussi migratori. L’obiettivo è chiaro: proteggere le nostre frontiere, garantire la sicurezza dei cittadini ed evitare che il Mediterraneo diventi un fattore di caos per la Francia e per l’Europa”.

La posta in gioco storica

Ultima domanda: l’8 settembre segnerà l’ora della verità tra due Francia. Quella tecnocratica di Bruxelles e quella sovranista del RN. Perché i cittadini dovrebbero credere nella vostra ricetta?

“Il nostro progetto non è una semplice alternativa: è l’unica via realistica per restituire alla Francia la sua libertà, la sua autorità e la sua prosperità. Le politiche tecnocratiche di Bruxelles e di Macron hanno portato a un indebitamento massiccio, al declino economico e alla perdita di sovranità. Proponiamo una rottura netta: difendere le nostre frontiere, proteggere i lavoratori, preservare le tradizioni e orientare ogni euro verso l’interesse nazionale. I francesi sanno nel profondo che non si uscirà da una crisi globale con mezze misure o compromessi sterili. Serve coraggio politico, visione a lungo termine e la volontà di restituire al popolo il potere di decidere. È per questo che il nostro approccio non è solo corretto: è l’unico in grado di salvare la Francia e, per estensione, ridare all’Europa la possibilità di tornare a essere un’unione di nazioni sovrane, forti e rispettate”.

Robert Von Sachsen Bellony

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.