L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE CHE LEGGE IL PASSATO: LA RIVOLUZIONE DELL’ARCHEOLOGIA È GIA’ INIZIATA.

Dai Papiri di Ercolano alla ricomposizione di frammenti, l’AI è sempre più presente come strumento indispensabile per l’archeologia del futuro

0

Dimentichiamoci per un momento di Terminator e dell’apocalittico futuro che le macchine, divenute autocoscienti, riservano all’umanità e concentriamoci sulle enormi potenzialità dell’Intelligenza artificiale come supporto alle scienze. Una fra queste è l’archeologia. L’AI sta trasformando radicalmente questa scienza e lo studio della storia antica, offrendo strumenti che accelerano le scoperte, preservano il patrimonio culturale e rivelano dettagli un tempo inaccessibili. Da modelli predittivi per localizzare siti sepolti a sistemi di visione computerizzata per analizzare manufatti, fino ad algoritmi di apprendimento profondo per decifrare testi antichi, l’AI non sostituisce gli archeologi ma li potenzia, consentendo di gestire enormi quantità di dati e di formulare nuove ipotesi.

In questo nuovo articolo la Rubrica “Innoveconomia” si avvarrà del contributo del Dott. Enzo Zappalà stimato divulgatore di temi inerenti l’archeologia e la storia antica, in un inedito crossover con la Rubrica “La Stele di Rosetta”, di cui è il curatore. Parleremo delle principali applicazioni dell’AI sull’archeologia, come la modellazione predittiva per la localizzazione di siti archeologici, la computer vision e la decifrazione di testi, grazie a reti neurali, ma anche delle ricostruzioni virtuali, le sfide etiche e prospettive future. Vedremo, nel dettaglio, come l’AI ha rivoluzionato la decifrazione dei Papiri di Ercolano, carbonizzati dall’eruzione del 79 d.C., e delle immense potenzialità derivanti dalla conoscenza di testi provenienti dalla Villa dei Papiri, l’unica biblioteca dell’antichità pervenuta fino ai giorni nostri. Un approfondimento darà dedicato alla Vesuvius Challenge, una competizione globale di apprendimento automatico e visione artificiale con un montepremi di oltre un milione di dollari, con l’obiettivo di srotolare virtualmente e rendere leggibili antichi rotoli di papiro carbonizzati provenienti dalla Biblioteca di Ercolano, utilizzando l’intelligenza artificiale (IA) e la tomografia computerizzata (TC).

Il tutto, come sempre, corredato da immagini e contenuti multimediali. Buona lettura!

INDICE DEI CONTENUTI

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE E L’ARCHEOLOGIA

IL MISTERO DEI PAPIRI DI ERCOLANO: LA TECNOLOGIA CHE POTREBBE RESTITUIRCI LIBRI PERDUTI DA DUEMILA ANNI

IL PROBLEMA: LEGGERE SENZA TOCCARE

COSA STIAMO LEGGENDO (FINORA)

LA VESUVIUS CHALLENGE

IMPORTANZA CULTURALE E PROSPETTIVE

CONCLUSIONI

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE E L’ARCHEOLOGIA

L’ Intelligenza Artificiale (AI) sta trasformando radicalmente l’archeologia e lo studio della storia antica, offrendo strumenti che accelerano le scoperte, preservano il patrimonio culturale e rivelano dettagli un tempo inaccessibili. Da modelli predittivi per localizzare siti sepolti a sistemi di visione computerizzata per analizzare manufatti, fino ad algoritmi di apprendimento profondo per decifrare testi antichi, l’AI non sostituisce gli archeologi ma li potenzia, consentendo di gestire enormi quantità di dati e di formulare nuove ipotesi. Questo articolo esplora le principali applicazioni, con esempi concreti e citazioni da fonti autorevoli.

1. Modellazione Predittiva per la Localizzazione dei Siti Archeologici

Uno dei contributi più significativi dell’AI è la modellazione predittiva archeologica (APM), che utilizza machine learning (computer apprendono dai dati e identificano schemi senza essere esplicitamente programmati per ogni compito specifico) per prevedere la probabilità di presenza di siti in base a variabili ambientali, topografiche e storiche. Questi modelli analizzano dati GIS (Geographic Information Systems), elevazione, prossimità a corsi d’acqua, tipi di suolo e vegetazione per prioritizzare le aree di indagine.

Uno studio del 2023 ha confrontato metodi di machine learning e statistici per modellare siti in Giappone e nella provincia cinese dello Shaanxi, impiegando meccanismi di attenzione condizionale e modelli di frequenza ratio (FR), dimostrando come fattori idrologici e topografici influenzino fortemente la distribuzione dei siti. In Illinois, il modello IAPM (Illinois Archaeological Predictive Model) utilizza reti neurali TensorFlow per prevedere siti in celle di 90×90 metri su tutto lo stato, integrando oltre un secolo di dati archeologici.

Nel 2021, ricercatori hanno impiegato deep learning su dati LiDAR (applicazione che permette di elaborare e comprendere le nuvole di punti 3D complesse e i profili altimetrici) per scoprire oltre 60.000 siti Maya precedentemente sconosciuti nella penisola dello Yucatán, nascosti sotto la fitta vegetazione. Questo approccio ha rivoluzionato la prospezione, riducendo tempi e costi delle campagne sul campo.

Schema del Deep Learning

Vantaggi e limitazioni: Questi modelli eccellono nel prioritarizzare survey ma richiedono validazione sul campo. Come sottolineato in un articolo su PLOS ONE, l’uso di MaxEnt (Maximum Entropy) si dimostra particolarmente efficace con dati di presenza/suddivisione pseudo-assenza tipici dell’archeologia.

2. Visione Computerizzata e Analisi di Manufatti

La computer vision permette di classificare, ricostruire e analizzare migliaia di frammenti ceramici, utensili e altri reperti. Progetti come Arch-I-Scan dell’Università di Leicester utilizzano riconoscimento immagini e machine learning per identificare dettagli di frammenti di ceramica da foto scattate sul campo, classificandoli per forma, decorazione e texture.

Il progetto Arch-I-Scan

Studi recenti riportano precisioni del 96% nella classificazione di ceramiche per provenienza utilizzando imaging microscopico ed ensemble deep learning (una tecnica di intelligenza artificiale che combina più reti neurali distinte per creare un modello predittivo finale più robusto, accurato e affidabile). L’AI aiuta anche nella ricostruzione virtuale di manufatti danneggiati, analizzando pattern stilistici per “completare” vasi o statue mancanti.

Iconem, azienda parigina, impiega droni e AI per creare modelli 3D di siti minacciati (Pompei, città assire in Iraq, monasteri buddisti in Afghanistan), preservando digitalmente patrimoni a rischio.

Il tempio di Bêl a Palmira in 3D, distrutto il 30 agosto 2015 dai criminali fanatici islamici dell”ISIS. © Iconem DGAM

3. Decifrazione di Testi e Scritture Antiche

Forse l’applicazione più rivoluzionaria è nella filologia e epigrafia. L’AI sta “sbloccando” testi che gli studiosi umani faticano a leggere a causa di danni o incompletezza.

– Ithaca (DeepMind, 2022): Rete neurale profonda addestrata su iscrizioni greche antiche. Restaura testi mancanti con accuratezza del 62% (contro 25% degli esperti umani soli), attribuisce la posizione geografica con 71% di accuratezza e data i testi entro 30 anni dal range reale. In collaborazione con storici, ha raggiunto il 72% di accuratezza nel restauro. Realizzata in collaborazione con l’Università di Oxford e l’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha contribuito a ridatare testi chiave dell’Atene classica.

– Vesuvius Challenge: Lancio nel 2023 per leggere i rotoli carbonizzati di Ercolano (sepolti dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.). Studenti vincitori (Youssef Nader, Luke Farritor, Julian Schilliger) hanno estratto oltre 2.000 caratteri greci da uno scroll usando AI, computer vision e scansioni CT, rivelando un testo filosofico su sensi e piacere. Il premio è stato di 700.000 dollari; la challenge continua per leggere interi rotoli.

Progetti simili decifrano tavolette cuneiformi (riempiendo versi del Gilgamesh) e stanno affrontando scritture indecifrate come Linear A o Rongorongo. Un modello ha decodificato Linear Elamite (Iran, 4000 anni fa) con oltre l’80% di accuratezza statistica.

Un articolo su Nature (2024) sottolinea come queste tecnologie possano “riscrivere la storia” fornendo più dati testuali di quanti ne siano stati disponibili nei secoli passati.

4. Ricostruzioni Virtuali e Generative AI

L’AI generativa (come modelli diffusion) ricostruisce ambienti antichi. Per Pompei, sono stati creati video e immagini che mostrano il Foro animato con migliaia di Romani, basati su evidenze archeologiche, testi di Plinio il Giovane e AI. Nel 2026, gli archeologi del Parco Archeologico di Pompei hanno usato AI per ricostruire digitalmente il volto di una vittima dell’eruzione, traducendo dati scheletrici in un ritratto realistico.

Queste ricostruzioni aiutano l’educazione e il turismo, ma sollevano questioni etiche: il rischio di “allucinazioni” o rappresentazioni inaccurate richiede una supervisione umana rigorosa.

5. Sfide Etiche, Bias e Prospettive Future

L’AI non è neutrale. Può amplificare bias (“inclinazione”, “pregiudizio” o “distorsione”, un errore sistematico di valutazione o una deviazione dalla razionalità che altera la percezione della realtà) nei dataset di addestramento (ad esempio, sovra rappresentazione di siti europei rispetto ad altri) e pone problemi di esclusione: chi addestra i modelli? Come garantire accessibilità ai ricercatori dei Paesi in via di sviluppo? Un dibattito su Internet Archaeology (2024) evidenzia implicazioni etiche, inclusa la necessità di trasparenza e collaborazione interdisciplinare.

Inoltre, l’AI accelera ma non sostituisce l’interpretazione contestuale umana. Come nota un articolo su SAPIENS, serve una prospettiva critica per evitare misrepresentation (rappresentazione non corretta) del passato.

Prospettive: Nel 2026 e oltre, l’integrazione di AI multimodale (testo + immagine + geospatial), LiDAR avanzato, robotica e quantum computing promette scoperte epocali. Progetti come quelli di Enrique Jiménez (Electronic Babylonian Literature) combinano AI con filologia tradizionale per “rimappare” la storia antica.

Ricostruzione del manoscritto K.4981+ a partire da nove frammenti distinti precedentemente traslitterati nel Fragmentarium, un corpus che un giorno conterrà le traslitterazioni di tutti i frammenti cuneiformi esistenti al mondo. Il Fragmentarium è concepito come una riserva in cui gli studiosi possono attingere nuovi frammenti dei loro testi. Fonte: iaassyriology.com

IL MISTERO DEI PAPIRI DI ERCOLANO: LA TECNOLOGIA CHE POTREBBE RESTITUIRCI LIBRI PERDUTI DA DUEMILA ANNI

Erano rotoli comuni, all’apparenza. Fragili, anneriti, quasi indistinguibili da pezzi di carbone. Quando furono scoperti nel XVIII secolo, nella Villa dei Papiri di Ercolano, molti pensarono che non valessero nulla. Alcuni vennero addirittura danneggiati nel tentativo maldestro di srotolarli.

I Papiri di Ercolano sono esposti nella Biblioteca Nazionale di Napoli, il 27 giugno 2019 a Napoli, Italia. La Biblioteca Nazionale di Napoli ospita i Papiri di Ercolano, una collezione di rotoli di papiro carbonizzati dall’eruzione del Vesuvio nel I secolo d.C. I papiri contengono numerosi testi filosofici greci e rappresentano l’unica collezione sopravvissuta dall’antichità greco-romana. Molti dei rotoli sono troppo fragili per essere srotolati fisicamente e i ricercatori si sono rivolti a tecniche di imaging digitale per rivelare il contenuto dei papiri (Photo by Antonio Masiello/Getty Images)

Eppure, dentro quei cilindri carbonizzati dal Vesuvio nel 79 d.C., potrebbe essere custodita una delle biblioteche più straordinarie dell’antichità. Un patrimonio di testi che nessuno ha mai letto. Parole mai più pronunciate, idee rimaste intrappolate nel tempo. Per oltre due secoli, quei papiri sono rimasti un enigma. Oggi, per la prima volta, la tecnologia sta iniziando a violarli — senza distruggerli.

E ciò che sta emergendo potrebbe cambiare la storia.

Il contesto storico

La cosiddetta Villa dei Papiri è uno dei luoghi più affascinanti dell’archeologia romana. Probabilmente appartenuta a una ricca famiglia dell’élite, forse legata a Lucio Calpurnio Pisone, suocero di Giulio Cesare, custodiva una biblioteca privata di dimensioni eccezionali, con migliaia di rotoli di papiro. Nel 79 d.C. l’eruzione del Vesuvio seppellì Pompei ed Ercolano. Quest’ultima non fu distrutta come Pompei: fu sepolta da una colata piroclastica che carbonizzò tutto, sigillando gli oggetti in uno stato paradossale: distrutti, ma conservati. I papiri della biblioteca sopravvissero, ma in una forma quasi illeggibile, trasformati in blocchi di materiale fragile simili al carbone.

Video che illustra l’aspetto della Biblioteca al momento dell’eruzione (Fonte: Vesuvius Challenge)

Scoperti nel XVIII secolo, molti rotoli rimasero sigillati per secoli perché qualsiasi tentativo di srotolarli fisicamente li distruggeva: alcuni furono srotolati con macchine rudimentali, altri si sgretolarono completamente e molti restarono chiusi, troppo preziosi per rischiare di distruggerli ulteriormente. Fino a poco tempo fa, solo una piccola parte era stata letta (principalmente opere di Filodemo di Gadara, filosofo epicureo e poeta), mentre la maggior parte restava illeggibile.

La macchina di Padre Antonio Piaggio

La macchina di Padre Piaggio

Come abbiamo visto, a causa dell’inevitabile ignoranza dell’epoca, un numero maggiore di rotoli andò distrutto rispetto a quanto richiesto dalle difficoltà del caso. Molti furono gettati via come semplice carbone; alcuni andarono distrutti nel tentativo di estrarli dalla lava in cui erano immersi. Nel tentativo di scoprirne il contenuto, diversi furono spezzati longitudinalmente a metà. Infine, un ingegnoso monaco italiano, Padre Piaggio, inventò una macchina molto semplice per srotolare i manoscritti per mezzo di fili di seta attaccati al bordo del papiro. Naturalmente, questo metodo distrusse l’inizio di tutti i papiri, a volte la fine non si trovava, e i papiri si trovavano in un terribile stato di degrado.

PHerc. Paris 2 Fr 47 (Frammento 1)

Questi papiri contengono un gran numero di testi filosofici greci. Tra i vari papiri, vi sono ampie parti dei libri XIV, XV, XXV e XXVIII dell’opera di Epicuro Sulla natura e opere dei primi suoi seguaci. Dei rotoli, 44 sono stati identificati come opera di Filodemo di Gadara. Il manoscritto “PHerc.Paris.2” contiene parte dell’opera di Filodemo Sui vizi e sulle virtù ed anche i testi decifrati più recentemente attengono alla storia della sua scuola.

Al filosofo stoico Crisippo le fonti attribuiscono la stesura di oltre 700 opere, tutte andate perdute, ad eccezione di pochi frammenti citati da altri autori. Tra i papiri furono rinvenuti parti delle sue opere Sulla provvidenza e Questioni logiche; una terza sua opera potrebbe essere stata recuperata dai rotoli carbonizzati. Si stima che ci siano circa 1.800 rotoli noti, molti ancora non aperti o solo parzialmente esplorati.

IL PROBLEMA: LEGGERE SENZA TOCCARE

Il cuore del mistero è semplice solo in apparenza: come leggere un libro che non può essere aperto?

I papiri di Ercolano sono carbonizzati. Le fibre sono fragilissime. L’inchiostro, a base di carbonio, è quasi indistinguibile dal supporto stesso. Aprirli significa distruggerli. Non farlo significa rinunciare a leggerli. Per lungo tempo, è stato un vicolo cieco.

Risultato del tentativo di srotolare fisicamente un papiro

La svolta tecnologica

Negli ultimi anni, qualcosa è cambiato. E radicalmente. Grazie a tecniche di tomografia a raggi X ad altissima risoluzione e a sofisticati algoritmi di elaborazione digitale, i ricercatori hanno iniziato a “vedere” dentro i rotoli senza aprirli. Il processo è complesso ma rivoluzionario:

Uno dei Papiri di Ercolano. Le linee rosse rappresentano un processo di scansione, parte di tecniche di imaging 3D o photoacustiche utilizzate per penetrare il papiro carbonizzato senza danneggiarlo.
  1. Il papiro viene scansionato in 3D
  2. Gli strati interni vengono ricostruiti digitalmente
  3. L’inchiostro viene individuato tramite minime differenze di densità
  4. Il testo viene “srotolato” virtualmente

A questo si aggiunge l’uso dell’intelligenza artificiale, capace di riconoscere pattern (modello, schema o motivo) e lettere anche quando sono quasi invisibili. Il risultato? Parole che riemergono dopo duemila anni di silenzio.

COSA STIAMO LEGGENDO (FINORA)

Gran parte dei testi identificati appartiene alla filosofia epicurea. Nomi come Filodemo di Gadara emergono con frequenza, offrendo uno spaccato prezioso della cultura ellenistica a Roma. Ma il vero punto non è ciò che sappiamo. È ciò che non sappiamo ancora. Gli studiosi ritengono che la biblioteca attualmente scoperta sia solo una parte del complesso e che possano esistere testi latini, finora rarissimi tra i papiri. Altri ritengono che potrebbero emergere opere perdute di autori classici: immaginare di recuperare scritti sconosciuti di filosofi, storici o poeti non è più fantascienza, ma una possibilità concreta.

Una corsa contro il tempo (e contro i limiti)

Nonostante i progressi, le difficoltà restano enormi:

  • non tutti i papiri sono leggibili con le tecniche attuali
  • l’interpretazione dei dati richiede anni
  • i costi tecnologici sono elevati
  • ogni errore può compromettere risultati preziosi

Eppure, il ritmo sta accelerando. Progetti internazionali, competizioni scientifiche e collaborazioni interdisciplinari stanno trasformando un’impresa impossibile in una frontiera concreta della conoscenza.

Il video illustra il processo di decifrazione dei papiri carbonizzati di Ercolano utilizzando l’intelligenza artificiale:
Scansione 3D: I frammenti di papiro vengono scansionati tramite tomografia computerizzata a raggi X ad alta risoluzione.
Analisi dell’IA: Un modello di apprendimento automatico (rete neurale) analizza i dati volumetrici per individuare sottili differenze di densità causate dall’inchiostro antico, distinguendolo dal papiro carbonizzato.
Rivelazione del testo: L’IA mappa l’inchiostro rilevato su una superficie piana, rendendo leggibili lettere e parole precedentemente invisibili all’occhio umano. (Fonte: Vesuvius Challenge)

Perché questa scoperta può cambiare la storia

Non si tratta solo di leggere qualche testo in più. Si tratta di recuperare una parte di mondo perduta.

Ogni papiro è una voce che torna a parlare: idee filosofiche che credevamo scomparse, visioni del mondo alternative, dettagli sulla vita intellettuale romana È come se una biblioteca antica, rimasta chiusa per duemila anni, stesse lentamente riaprendo le sue porte. E noi siamo i primi lettori.

LA VESUVIUS CHALLENGE

L’idea del concorso è nata da un’intuizione di Nat Friedman, un investitore della Bay Area. Fino al 2021, Friedman è stato CEO di GitHub, la piattaforma di sviluppo software open source di Microsoft. Insieme a Daniel Gross, suo socio di lunga data negli investimenti, è stato tra i primi finanziatori dell’attuale boom dell’intelligenza artificiale. Negli anni 2010, Friedman e Gross hanno staccato assegni a ricercatori nel campo del machine learning e, successivamente, con l’esplosione del settore, hanno iniziato a finanziare aziende di intelligenza artificiale. Oggi, per addestrare i modelli di IA su cui hanno investito, i due possiedono più chip Nvidia per l’IA di quanti ne possiedano la maggior parte dei paesi.

Nella primavera del 2020, con gran parte del mondo in lockdown, Friedman sperava di distrarsi dalla pandemia. In quarantena a casa sua a San Francisco e improvvisamente affascinato dall’antica Roma, Friedman stava leggendo articoli di Wikipedia su disastri e calamità antiche, venendo a conoscenza delle recenti scoperte nel campo della decifrazione dei rotoli. Un gruppo dell’Università del Kentucky, guidato da Brent Seales, professore di informatica, sembrava essere sul punto di raggiungere il successo. Nel 2019, il gruppo di Seales aveva organizzato il trasporto di due rotoli completi, insieme a quattro frammenti staccati, in custodie realizzate su misura, al Diamond Light Source, un acceleratore di particelle a sincrotrone nell’Oxfordshire, in Inghilterra. Utilizzando i fotoni ad alta energia del sincrotrone, Seales e il suo gruppo hanno effettuato scansioni micro-CT dei papiri con una risoluzione di otto micron, circa il diametro di un globulo rosso.

Il Diamond Light Source

Il piano di Seales era quello di importare le scansioni di sincrotrone in un programma informatico appositamente progettato per “srotolare” virtualmente ogni strato di papiro, nella speranza di rivelare l’inchiostro sulle superfici. Tuttavia, l’inchiostro a base di carbonio utilizzato sui rotoli aveva una radio densità simile a quella del papiro. Ciò significava che non c’era abbastanza contrasto perché l’inchiostro risultasse visibile nelle scansioni.

Per ovviare al problema, la squadra di Seales ha creato un modello di apprendimento automatico addestrato su manoscritti scritti con inchiostro di carbone. Un modello di intelligenza artificiale per il rilevamento dell’inchiostro, se efficace, potrebbe poi essere applicato alle superfici virtualmente srotolate dei rotoli.

Quando Friedman lesse di questa iniziativa, gli venne un’idea: forse la comunità dell’IA della Silicon Valley avrebbe potuto dare una mano, investendo nel progetto o offrendo la propria esperienza. Friedman suggerì di organizzare una gara aperta a tutti. “Metteremo in palio dei soldi”, disse a Seales. Più persone si sarebbero cimentate con il problema, più probabilità ci sarebbero state di leggere i rotoli, che era il loro obiettivo finale. La decisione era presa. Insieme a Friedman, il gruppo ideò la struttura del concorso, chiamato Vesuvius Challenge.

La Vesuvius Challenge è un’iniziativa rivoluzionaria di crowdsourcing scientifico (una pratica collaborativa che permette a cittadini e volontari di contribuire alla ricerca scientifica) lanciata nel marzo 2023 per decifrare i papiri ercolanesi (Herculaneum papyri) senza danneggiarli fisicamente. Si tratta di una competizione internazionale basata su machine learningcomputer vision e geometria, con un montepremi complessivo che ha superato i 1,7-1,8 milioni di dollari.

L’approccio tecnologico

Il metodo si basa sulla virtual unwrapping (srotolamento virtuale):

1. Scansione — Rotoli e frammenti vengono scansionati con tomografia computerizzata ad alta risoluzione (micro-CT o sincrotrone, come al Diamond Light Source nel Regno Unito). Questo crea un modello 3D volumetrico.

2. Segmentazione — Si tracciano le superfici dei fogli di papiro attorcigliati all’interno del volume 3D (un compito estremamente complesso a causa delle deformazioni).

3. Rilevamento dell’inchiostro — L’inchiostro a base di carbonio è quasi indistinguibile dal papiro carbonizzato. Si usano algoritmi di machine learning per rilevare le minuscole variazioni di densità o “crackle” (crepe) create dall’inchiostro.

4. Appiattimento e lettura — Le superfici vengono “srotolate” digitalmente e l’inchiostro viene visualizzato come testo greco.

Illustrazione del processo di virtual unwrapping (Fonte: Scientific American)

Questo approccio è non invasivo: i rotoli tornano intatti negli archivi (Napoli, Institut de France, Bodleian Libraries, ecc.).

Per garantire l’accuratezza dei risultati, sia i concorrenti che il comitato del “Vesuvius Challenge” hanno esaminato manualmente i documenti tradotti. Ciò ha permesso di escludere la possibilità che l’IA utilizzata per la decrittazione avesse delle allucinazioni o che i concorrenti stessero interpretando male qualcosa. Inoltre, sono stati utilizzati diversi sistemi di IA per esaminare lo stesso estratto di testo, ottenendo risultati comparabili.

I campi della papirologia e degli studi classici sono cambiati per sempre. Grazie in gran parte a un gruppo di sviluppatori amatoriali di intelligenza artificiale, ora disponiamo di strumenti per leggere i papiri di Ercolano ancora sigillati. Se i progressi tecnologici continueranno e potranno essere estesi ai numerosi rotoli non ancora aperti, afferma Tobias Reinhardt, studioso di studi classici all’Università di Oxford che ha contribuito a confermare i progetti vincitori, “potremmo assistere al recupero di testi antichi in una quantità mai vista dai tempi del Rinascimento“.

Principali risultati e vincitori

– Ottobre 2023: Luke Farritor (studente del Nebraska) vince il premio “First Letters” leggendo la prima parola intera: porphyras (πορφύρας, “porpora”).

Luke Farritor, il primo vincitore. In evidenza, la parola “porpora”

– Febbraio 2024: Il Grand Prize da 700.000$ viene assegnato a un team di tre giovani: Youssef Nader (Egitto/Berlino), Luke Farritor e Julian Schilliger (Svizzera). Hanno decifrato oltre 2.000 caratteri (circa 15 colonne) da un rotolo (PHerc. Paris 4), pari a circa il 5% del contenuto. Il testo sembra un’opera di Filodemo su musica, cibo e piaceri della vita.

– Progressi successivi (2025-2026): Sono stati assegnati premi per titoli di rotoli (es. On Vices di Filodemo), immagini interne di rotoli (come PHerc. 172 alla Bodleian), e miglioramenti nella segmentazione automatica. Nel 2026 ci sono stati Kaggle competitions per la surface detection.

Fino ad oggi, la Challenge ha distribuito oltre 1,78 milioni di dollari in premi, inclusi open source prizes e progress prizes mensili.

Stato attuale (2026)

Questo risultato impressionante non significa che la competizione sia finita. L’obiettivo ora è decifrare completamente una pergamena, ha scritto Friedman su X il 5 febbraio 2024. La prima squadra che riuscirà a decifrare il 90% della pergamena riceverà un premio di 100.000 dollari. In totale, ci sono ancora circa 16 megabyte di testo da decifrare. Ma l’antica villa nell’allora Ercolano è stata solo parzialmente scavata: gli archeologi sospettano che migliaia di altre pergamene potrebbero essere ancora sepolte sotto terra.

L’obiettivo è quindi passato dal leggere passaggi isolati alla lettura di interi rotoli. Ci sono premi attivi per:

– Unwrapping at Scale (200.000$).

– First Title Prize (per trovare titoli).

– Progress prizes mensili.

– Miglioramenti nella segmentazione geometrica automatica (ancora un collo di bottiglia importante).

La comunità è molto attiva su Discord e GitHub, con tool open source come ThaumatoAnakalyptor di Julian Schilliger.

IMPORTANZA CULTURALE E PROSPETTIVE

I papiri ercolanesi rappresentano l’unica biblioteca antica sopravvissuta integralmente. Contengono prevalentemente testi filosofici epicurei, ma potrebbero nascondere opere perdute di Aristotele, poesie di Saffo, storie di Livio o altro. Decifrarli potrebbe portare a una sorta di “secondo Rinascimento” per gli studi classici.

La villa nella sua interezza, con la possibilità di ospitare una biblioteca molto più grande; disegno di Rocío Espín (fonte)

Ciò che più sorprende i papirologi è la velocità con cui il sistema di intelligenza artificiale sta ora individuando lettere riconoscibili. Passare da tre lettere a intere parole e frasi, e poi a colonne di testo, un’operazione è stata completata in un mese, di solito richiede ai papirologi 20 anni di intenso studio.

Un passato che torna a scrivere il presente

Per secoli, i papiri di Ercolano sono stati un simbolo di limite: la conoscenza esisteva, ma non poteva essere raggiunta. Oggi, quel limite si sta incrinando. Non con la forza, ma con la pazienza della scienza. Non distruggendo, ma osservando. Non immaginando, ma leggendo. La domanda, ormai, non è più se riusciremo a decifrarli. Ma cosa scopriremo quando ci riusciremo davvero.

 (Fonte: Vesuvius Challenge)

Non solo Ercolano

La tecnologia che il Vesuvius Challenge ha contribuito a sviluppare potrebbe essere adattata per decifrare altri testi perduti al di fuori del Golfo di Napoli. Esistono numerosi candidati promettenti.

Nel 1993, in una chiesa bizantina di Petra, in Giordania, furono scoperti 140 rotoli di papiro carbonizzato risalenti al VI secolo d.C. Anneriti e fragili, erano considerati illeggibili.

Maschera in cartonnage. Egitto, periodo tolemaico

E decine di migliaia di frammenti dei Rotoli del Mar Morto non sono mai stati decifrati perché molti sono incollati tra loro. Ora rappresentano candidati ideali per il processo di “srotolamento virtuale” e rilevamento dell’inchiostro tramite intelligenza artificiale del Vesuvius Challenge.

Anche le maschere funerarie dell’antico Egitto erano fatte di papiro, disposto a strati e ricoperto di gesso, un materiale chiamato cartonnage, essenzialmente una sorta di cartapesta. Questo papiro spesso conteneva iscrizioni, difficili da decifrare senza distruggere il gesso. Chissà, forse anche questi papiri avranno una vita ultraterrena.

Nel IV secolo a.C., lo storico greco Senofonte, al suo ritorno dalla Mesopotamia, notò un fiorente commercio di rotoli di papiro attraverso il Mar Nero. Ciò significa che quasi certamente sul fondale marino si trovano navi affondate contenenti casse di rotoli di papiro, secondo Richard Janko, professore di studi classici e papirologo all’Università del Michigan. Questi rotoli sono probabilmente ancora conservati in questo mare, che presenta livelli di ossigeno e salinità eccezionalmente bassi per un ambiente marino. Finora l’interesse per l’intelligenza artificiale si è concentrato principalmente sulle reti neurali che imparano a conversare. Ancora più affascinante è la questione di come riusciranno a far parlare le cose silenziose.

CONCLUSIONI

L’AI sta rendendo l’archeologia e la storia antica più accessibili, precise e inclusive, trasformando un campo “lento” in uno dinamico. Da Pompei alle civiltà Maya, dai rotoli di Ercolano alle iscrizioni greche, stiamo assistendo a una nuova era di scoperte. Tuttavia, il successo dipenderà dalla collaborazione tra tecnologi, archeologi e storici, con un forte impegno etico. Come affermano gli esperti di DeepMind, l’AI non predice il passato, ma aiuta a “prevederlo” meglio, rispettando la complessità umana del nostro patrimonio.

Questa rivoluzione non solo rivela ciò che era nascosto, ma invita a riflettere su come interpretiamo il passato per comprendere meglio il presente e il futuro.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.