“Non allarmiamoci se ci troviamo assetati, inquieti, incompiuti desiderosi di senso di futuro. Non siamo fatti per una vita dove tutto è scontato e fermo”, era ciò che insegnava Papa Francesco, che voleva guardare all’avvenire con fiducia, osteggiava l’immobilismo anche scientifico e viveva con la speranza di poter lasciare alle sue spalle un mondo in continuo miglioramento. Non vogliamo di certo affermare che l’Intelligenza Artificiale possa essere l’innovazione che cambia il mondo in positivo, ma, come ha insegnato il Pontefice, guardare al cambiamento con interesse e accoglierlo con la speranza di poterne trarre giovamento, non solo per noi stessi, è una strada da percorrere.
Da quando John McCarthy nel 1956 ha introdotto il concetto di Intelligenza Artificiale alla Conferenza di Dartmouth, il mondo scientifico ha sempre guardato con un misto di curiosità e diffidenza a questo tipo di rivoluzioni tecnologiche, un po come accade relativamente al tema del dialogo con l’Universo; da una parte la volontà di scoprire nuove forme di vita intelligenti ha portato a inviare segnali nello spazio aperto, dall’altra, non sapendo dove possano condurre queste indagini, teorie come quella della Foresta Oscura (secondo la quale ogni forma di civiltà extraterrestre sarebbe pronta a distruggere le altre per timore, per istinto di sopravvivenza, e proprio per questo, preferirebbe restare nell’ombra senza manifestarsi) hanno in parte scoraggiato ulteriori approfondimenti. Per l’IA il discorso è simile.
Fino ad alcuni anni fa il tema era stato approfondito soprattutto nella fantascienza, valorizzandone l’elemento distruttivo se pensiamo ai lavori di Stanley Kubrick, di Isaac Asimov, Steven Spielberg, e solo in piccola parte come strumento di aiuto per l’essere umano, come accade in Star Wars. Ed è proprio questa seconda interpretazione dell’utilizzo dell’IA che oggi viene più discussa e approfondita, senza temere una rivolta dei robot e senza arrivare ad immaginare un R2D2 domestico. Ciò che ha sorpreso negli ultimi anni, soprattutto nel periodo successivo alla pandemia, a partire dal 30 novembre 2022 giorno del lancio di Chat GPT, è che i possibili utilizzi dell’IA si sono espansi ad ogni campo della conoscenza andando ad investire anche lo sport.
Oggi è più facile raggiungere statistiche e dati anche in tempo reale, soprattutto in uno sport dalla copertura universale come il calcio, anche se certi atteggiamenti non sempre sono ben visti: ne sa qualcosa Robert Moreno, allenatore dell’FK Sochi che è stato esonerato per aver aver fatto largo utilizzo di un chatbot nella programmazione degli allenamenti e nella scelta delle formazioni. Quel che, in realtà, Moreno, in passato braccio destro di Luis Enrique sia alla Roma che al Barcellona, stava cercando di fare era proprio accogliere l’innovazione, trovare una via alternativa prima di essere sopraffatti dalla macchina capace di scrivere libri, articoli, ed effettuare calcoli in pochi secondi quando un’intelligenza naturale impiega ore se non giorni. E’ innegabile che lo sport sia ormai instradato verso una trasformazione irreversibile, dal VAR all’hawk eye, in ogni angolo le macchine sono entrate nei campi di gioco in tutto il mondo, tant’è che oggi ci sembra assurdo non avere un paracadute sulle spalle dell’arbitro che può sbagliare essendo umano, ma non sarà mai così diabolico da ignorare l’aiuto meccanizzato dei nuovi strumenti, progettati per cancellare anche i suoi stessi errori.
Dalla Moviola all’IA: cancellare l’errore arbitrale

“Non sto chiedendo una seconda occasione, dammi una ragione non una scelta, perché farò di nuovo lo stesso errore” il ritornello di Same Mistake di James Blunt sembra quasi il grido disperato che gli arbitri potrebbero rivolgere al mondo dello sport dopo anni di discussioni errori e polemiche che da sempre alimentano i discorsi da bar dei tifosi. A partire dal gol di Hurst nel 1966, passando per la mano di Maradona nel 1986 fino ad arrivare a Byron Moreno nel 2002, passando per le reti discusse di Turone, Muntari e chiudendo con le disattenzioni di Anthony Taylor nella finale dell’Europa League 2023; e se vogliamo coinvolgere altri sport pensiamo anche al mondiale 2008 di Formula 1 e alla controversa partita di Montecarlo nel 2024 tra Sinner e Tsitsipas. Sono tutte situazioni nelle quali un ulteriore perfezionamento dell’Intelligenza Artificiale potrebbe ridurre il margine di errore, perché, sebbene gli strumenti di verifica elettronica siano stati implementati da diversi anni, i dubbi sul loro utilizzo e sulla loro infallibilità si sono accumulati progressivamente.
Lo sport è cambiato; nel tennis sono scomparsi i giudici di linea, l’arbitro non scende più dalla sua sedia per controllare il segno della pallina sulla terra rossa e nel calcio le posizioni irregolari di fuorigioco, con l’introduzione del SAOT, non sono più un argomento di discussione. Non parliamo di come l’elettronica abbia modificato le valutazioni in Formula uno, oggi è possibile verificare con precisione, attraverso telemetrie sempre più approfondite, quanto effettivamente un pilota abbia rallentato in regime di bandiera gialla o dietro la Safety Car, riducendo così il margine per contestazioni e interpretazioni. Sono tecnologie che però non vanno a sostituire l’elemento umano, come vedremo più avanti con l’analisi del consulente finanziario iscritto all’Albo OCF Valerio Stabile, la macchina non ha ancora sostituito l’uomo come negli incubi di Jean Jacques Rousseau, che già nel Settecento metteva in discussione l’idea che il progresso scientifico e tecnologico coincidesse necessariamente con un miglioramento dell’umanità.
L’errore umano è sempre possibile, ma la tecnologia lo sta progressivamente limitando riducendo l’incertezza, favorendo la trasparenza anche se l’ultima decisone spetta tutt’oggi all’arbitro che può comunque assumersi la responsabilità della scelta finale. Così è stato fin dal 9 luglio 2006, quando Horacio Elizondo non vide la testata di Zidane ai danni di Materazzi nella finale del mondiale in Germania, ma fu comunque lui a scegliere di estrarre quel famoso cartellino rosso fidandosi di un suo assistente (nello specifico il quarto uomo Luis Medina Cantalejo che gli segnalò attraverso un auricolare il gesto di Zizou).
Questo cambiamento lo notiamo anche nel rapporto tra il tifoso e lo sport, non è un mistero che i nostri Device raccolgano informazioni sui nostri interessi per presentarci sui social un’offerta di intrattenimento sempre più vicina alle nostre passioni e capace, quasi come una trappola, di tenerci incollati allo schermo il più a lungo possibile. Tuttavia, l’IA oggi è in grado di fornire highlights e statistiche in pochi secondi, che fanno risparmiare tempo ai tifosi, favorendo anche quel fenomeno che vede le nuove generazioni sempre meno interessate a seguire per intero gli eventi sportivi.
Nel 2025 uno studio del Capgemini Research Institute ha evidenziato un aumento dei tifosi presenti allo stadio negli ultimi anni e ha rilevato anche che questi nuovi tifosi, soprattutto Millennials e Generazione Z apprezzano l’innovazione tecnologica negli stadi. Ma ciò che stupisce è che ormai oltre la metà di loro utilizza come fonte di informazione sullo sport strumenti di IA o di GenAI, fidandosi al 59% dei risultati delle ricerche. In particolare questi strumenti vengono usati per attingere a statistiche su giocatori, squadre e su sistemi di gioco soprattutto prima e durante gli incontri. “Il vero potenziale dell’AI nello sport, in particolare della Gen AI, risiede nella sua capacità di trasformare il modo in cui i tifosi si connettono con il gioco, con gli atleti e tra di loro” ha affermato nel 2025 Francesco Fantazzini, Chief Technology Innovation Officer di Capgemini in Italia, ai microfoni de La Gazzetta dello sport.
D’altronde se una volta lo sport come intrattenimento aveva una concorrenza interna e piuttosto blanda, oggi gli avversari principali del calcio, ma anche del tennis, ciclismo, F1 sono anche i videogiochi, le serie Tv, il cinema on demand e gli show televisivi. Si è venuto a formare un pubblico versatile, con diversi interessi e la risposta dello sport sta proprio nell’IA che può semplificare la vita ai neofiti senza obbligarli a restare 5 ore davanti alla Finale di Wimbledon, o 3 ore davanti ad un gran premio funestato da bandiere rosse ed interruzioni. E’ vero, si perde l’anima dello sport e gli appassionati di vecchia data avranno sicuramente qualcosa da ridire, ma ad oggi quella dell’innovazione tecnologica è una delle strade da percorrere per salvare le nostre passioni sportive.
Intelligenza artificiale, può veramente migliorare le prestazioni?

Una domanda da porsi è se questo tipo di innovazione possa portare a tutti gli effetti ad un incremento prestazionale o se possa solo facilitare la fruizione e il seguito del mondo dello sport. Spesso gli atleti hanno fatto ricorso a strumenti in grado di analizzare e approfondire le loro prestazioni per conoscere meglio il proprio corpo e la reattività muscolare e mentale sia in allenamento che in partita.
Viene alla mente il caso che ha coinvolto Jannik Sinner e Carlos Alcaraz durante l’ultimo Australian Open, quando gli organizzatori dell’Happy Slam hanno imposto ai due Dioscuri del tennis contemporaneo di togliere il braccialetto Whoop che i due indossavano in partita. “Usiamo un braccialetto tracker perché ci sono dati che vogliamo monitorare. Non per i match in corso ma per informazioni che possono servire in allenamento e che riguardano il battito cardiaco o il consumo di calorie. L’arbitro mi ha chiesto se stessi indossando un tracker e mi ha detto che dovevo toglierlo.” ha dichiarato Sinner al termine della partita vinta contro Darderi in Australia. Si tratta di un fitness tracker senza schermo, che gli atleti usano per monitorare i loro parametri fisiologici: raccoglie dati e può conferire un quadro completo relativo allo stress e al recupero del corpo. I parametri che tiene d’occhio il Whoop sono il battito cardiaco, la variabilità della frequenza cardiaca, la qualità del sonno, la frequenza respiratoria e la saturazione. All’Australian Open qualsiasi dispositivo che possa inviare dati al di fuori dal campo è vietato e proprio per questo ai due giocatori è stato chiesto di non indossarlo durante gli incontri.
Ma il dado è ormai tratto e questo è solo un esempio di come la tecnologia stia contribuendo ad analizzare e a studiare le partite e le condizioni degli atleti. Sempre nel tennis ad esempio, il sistema di verifica umano nei punti dubbi è stato rimosso, non abbiamo più visto i giudici di linea a Wimbledon ne tantomeno l’arbitro scendere dalla sedia per controllare il segno sulla terra rossa. Le nuove tecnologie si basano sul tracciamento ottico che con diverse telecamere puntate sul campo ricostruire esattamente la posizione della pallina in maniera simile a quanto accade nel calcio con la Goal Line Technology.
Migliorare le prestazioni non significa solamente studiare i dati fisici dei giocatori, ma andare anche a individuare e valorizzare le qualità tecniche degli atleti attraverso l’utilizzo dell’IA. E’ quanto accaduto negli Stati Uniti, un paese che, fino al 1995, anno in cui nacque la MLS, e con un breve parentesi ai tempi dei Cosmos di Pelé, era rimasto fuori dalla geografia calcistica mondiale. L’effetto Messi ed il mondiale 2026 hanno dato popolarità al Soccer, ma rimane la difficoltà nello scouting e nella ricerca dei talenti di casa. Per questo motivo il direttore operativo di US Soccer Dan Helfrich ha evidenziato come la federazione abbia iniziato un programma di reclutamento basato su un software proprietario di intelligenza artificiale. Tale programma sfrutta l’abbondanza di video, anche amatoriali, legati al calcio giovanile, sfruttando dei parametri per dare una valutazione di ogni giocatore, come se la vita reale fosse un videogioco.
Valerio Stabile: “E’ un processo ibrido. Attenzione a perdere la componente umana nell’utilizzo dell’IA”

C’è da fare una importante precisazione quando si analizza l’impatto dell’Intelligenza Artificiale nella vita quotidiana. Non solo nel calcio, ma anche in economia, in finanza, quello dell’IA è stato un cambiamento sostanziale ma è necessario un utilizzo con parsimonia. Questo significa che l’utilizzo dell’IA non può prescindere da una sua controparte umana: ne abbiamo parlato con Valerio Stabile, consulente finanziario iscritto all’albo OCF. “L’IA non deve essere uno strumento che totalizza o anestetizza tutto il comparto, ma deve essere integrato all’intervento umano. Si tratta di un processo ibrido. E’ necessario sempre tenere a mente il parametro dell’efficienza, sia in ambito bancario dove spesso si fa largo utilizzo di Intelligenza artificiale, si sia in ambito sportivo”.
Il diretto interessato rivela che la soggettività delle richieste è un elemento che per l’IA non può essere integrato e assimilato: “Scegliere uno strumento finanziario richiede soggettività, perché bisogna comprendere attraverso l’empatia con il cliente e attraverso un procedimento di ascolto attivo le richieste e le volontà del cliente stesso. Ad esempio potrebbe essere più o meno preoccupato relativamente alla volatilità del mercato. Io son contrario all’utilizzo esclusivo dell’Intelligenza artificiale”.
Stabile ci mette in guardia anche dai rischi che potrebbero scaturire quando manca la componente umana: “Mi viene in mente un esempio verificatosi nel calcio italiano in tal senso: nell’Era Iervolino della Salernitana in un primo momento la squadra si era affidata ad un direttore sportivo di esperienza come Walter Sabatini, ma una volta congedatasi con il ds ha scelto di basare le proprie strategie di mercato sull’Intelligenza artificiale senza effettuare una valutazione umana. I risultati non sono stati positivi tant’è che nel 2024 ha chiuso all’ultimo posto in Serie A andando incontro ad un’annunciata retrocessione. Come insegna l’esempio dello scouting americano, l’algoritmo è necessario perchè l’uomo da solo non può coprire tutto il globo, ma è sempre necessario l’occhio umano”.
Secondo Valerio Stabile ci sono due minacce scaturite da un utilizzo sbagliato dell’IA: “In finanza il rischio è simile perché il pericolo è quello di andare incontro all’allineamento dei modelli e al cosiddetto flash crash. Molte banche utilizzano dei sistemi di IA per individuare i migliori servizi finanziari da offrire ai clienti, ma se tutte usassero lo stesso algoritmo si arriverebbe ad una crisi perchè arriverebbero tutte allo stesso risultato ed è lì che interviene la componente umana per poter differenziare le decisioni e prevedere gli scenari futuri. Il secondo problema, quello del Flash Crash è forse ancor più minaccioso perché se tutti utilizzano lo stesso algoritmo le decisioni diventerebbero automatizzate, e una minima situazione di incertezza del mercato porterebbe alla vendita di prodotti finanziari in blocco cosa che porterebbe ad un crollo del mercato.” (Il riferimento è a quanto accadde nel 2010 quando crollò l’indice Dow Jones, ndr). “Affinché un investimento sia considerato positivo, bisogna tenere conto della sua efficienza e dell’efficacia, e soprattutto nel primo caso si inseriscono delle profonde variabili di soggettività. Pensiamo ad esempio all’acquisto di un calciatore, l’IA può fornire statistiche e dati, ma non potrà mai prevedere l’adattamento di quel calciatore agli schemi di gioco dell’allenatore o semplicemente le dinamiche di ambientamento in una nuova città, con nuovi compagni di gioco. Quelle sono le variabili soggettive svincolate dagli algoritmi, l’IA funziona da sola esclusivamente in situazioni di oggettività come può essere il rilevamento della posizione di fuorigioco, ma in finanza al contrario di oggettivo ci sono solamente alcune leggi e poco altro”.
Basandosi poi sulla sua esperienza personale, Valerio ha anche invocato, per concludere, un intervento esterno superiore per rendere l’avvento dell’IA una vera rivoluzione: “L’IA deve essere regolamentata dai governi che devono fornire una sorta di protezione ai cittadini. Non siamo ancora davanti a una rivoluzione” ha concluso Stabile: “Internet ad esempio è stato una rivoluzione perché fin da subito era accessibile a tutti, oggi non si può dire la stessa cosa relativamente all’Intelligenza Artificiale. Per questo secondo me, la parola dell’anno 2027 deve diventare accessibilità, anche per essere in linea con il mondo democratico in cui sta prendendo piede l’IA: la parola Democrazia deriva da Demos, popolo, e Kratos, potere. Significa che è il popolo a detenere il potere, ma se l’accessibilità viene meno nella nostra società si crea anche un deficit democratico cosa che non potrà mai portare ad una rivoluzione dell’IA come fu quella legata ad Internet”. La vera rivoluzione quindi si verificherà non quando le IA faranno tutto in autonomia, ma quando l’uomo avrà imparato ad usarle senza privarsi del suo potere sulla decisione finale, perché persino Cicerone ci mise in guardia affermando che “Nessun artificio può imitare l’operosità della natura”.
