Intervista al Presidente di Federsolidarietà-Confcooperative Lazio Luciano Pantarotto.

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Il Dottor Luciano Pantarotto- Presidente Federsolidarietà- Confcooperative Lazio.

Nell’ambito della nostra inchiesta sull’Economia Sociale abbiamo intervistato il Dottor. Luciano Pantarotto– Presidente di Federsolidarietà-Confcooperative Roma. Federsolidarietà riunisce 6200 cooperative sociali , imprese sociali e loro consorzi e ha 220.000 soci di cui 24.000 volontari, 227.000 lavoratori e 16.800 persone svantaggiate e con disabilità nelle cooperative sociali di tipo B. Ispirata dalla Dottrina Sociale della Chiesa Federsolidarietà è un’ organizzazione politico sociale delle cooperative sociali e delle imprese sociali che aderiscono a Confcooperative. Le cooperative aderenti operano nei settori socio-sanitari ed educativi e attuano percorsi di inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Il compito della centrale è quello di assistere le cooperative associate sul piano istituzionale, sindacale, giuridico, legislativo e tecnico -economico.

1) Presidente che cosa sono le cooperative sociali? Perché si dividono tra quelle di tipo a e di tipo b?

Le cooperative sociali hanno lo scopo di perseguire l’interesse generale della comunità alla promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini. Non hanno finalità speculative, non distribuiscono gli utili eventualmente realizzati ai soci e in questo aderiscono e implementano peraltro la funzione riconosciuta dall’articolo 45 della Costituzione. “La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione [ 2511 c.c.] a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La cooperazione sociale per il suo fattore costitutivo fa crescere le reti di sostegno sui territori, rende più vivibili e accoglienti i quartieri e migliora la qualità dei servizi al cittadino, assicurando così un contesto di maggiore tenuta sociale delle città e di riduzione delle diseguaglianze La cooperazione sociale contrasta un modello economico che rischia di produrre beni e servizi con le regole di mercato ma a costo dell’ingiustizia sociale. Chi fonda una cooperativa crede in un modo diverso di produrre, di lavorare, di stare nella società. Una strategia di squadra che apre un varco nel muro della folla indifferente che esclude chi è più debole” ha affermato cosi Papa Francesco nel 2019 in occasione nel centenario Fondativo di Confcooperative.

La 381/91 legge che istitutiva la cooperazione sociale, fenomeno che anche grazie ad una visione innovativa di Gino Mattarella, era già esistente in forme diverse ( per esempio le cooperative integrate nel Lazio per definire le cooperative di inserimento lavorativo), definiva all’art.5 le distinzioni tra le varie forme della cooperazione sociale: al comma a) la cooperative che prevalentemente operavano nei servizi alla persona ( domiciliare, centri diurni,ecc) e al comma b) quelle che operavano nell’inserimento lavorativo di soggetti fragili o “svantaggiati”. Quest’ultime operavano quindi in attività produttive, allo scopo di realizzare percorsi lavorativi di inserimento a soggetti fragili avendone l’obbligo di inserire almeno il 30 % di lavoratori svantaggiati.

Si considerano persone svantaggiate gli invalidi fisici, psichici e sensoriali, gli ex degenti di istituti psichiatrici, i soggetti in trattamento psichiatrico, i tossicodipendenti, gli alcolisti, i minori in età lavorativa in situazioni di difficoltà familiare, i condannati e gli ammessi alle misure alternative alla detenzione previste dalla norma vigente.

2) Le cooperative sociali sono una realtà importante tra quelle che concorrono nel mercato dei pubblici appalti. Quale può essere la loro particolarità rispetto ad altri soggetti privati nella costruzione del Privato Sociale?

La forma imprenditoriale, il rispetto del contratto di lavoro ai propri soci e lavoratori, gli obblighi di democrazia interna, di partecipazione alla vita dell’impresa associato al divieto di distribuzione degli utili e il rapporto con le comunità territoriali, rendono la cooperazione sociale un soggetto straordinario nell’affrontare con forti motivazioni etiche il tema del disagio e delle diseguaglianze nella nostra società. Questo è il maggior tratto distintivo che rende sicuramente la cooperazione sociale soggetto privilegiato nella costruzione di un Welfare del territorio.

3) Pensa che le cooperative sociali abbiano un problema di managerialità? Non potrebbe essere positivo guardare all’esempio fornito da altri paesi o favorire maggiori commistioni con imprese profit tradizionali per scambiare i propri rispettivi know how?
La cooperazione sociale, come qualsiasi altra impresa deve sapersi evolvere e allargare il proprio campo di azione anche rispetto ad un mercato che attualmente è prevalentemente pubblico . In modo particolare l’applicazione dell’art.14 /68 nella nostra Regione è un’ opportunità, purtroppo non colta dalle imprese profit ( e dai nostri amministratori regionali), che offre la possibilità di sostenere percorsi di inclusione lavorativa ai soggetti con disabilità. E’ questo un grande tema irrisolto per le imprese profit. Purtroppo su questo, come sulle riserve di mercato per la cooperazione sociale di tipo b, c’è ancora una grande sfida da raccogliere.


4)Non si corre il rischio di avere false cooperative che sfruttano la formula del “ sociale” solo per ottenere agevolazioni fiscali e appalti?

E’ un tema ricorrente non solo per le imprese ( vediamo cosa succede per esempio sul tema del reddito di cittadinanza o sul super eco bonus). Laddove esistono agevolazioni e opportunità è insita nella natura umana la tentazione di utilizzarle non per i fini per le quali sono state pensate, cioè eliminare le diseguaglianze . È una tentazione che può e deve essere eliminata tramite opportune verifiche e controlli da parte degli organismi preposti. Nel caso delle coop associate il primo controllo viene effettuato nella revisione delle centrali. Esiste poi un mare magnum di cooperative , poche a dire il vero sociali , che non si associano perché fidano sulla carenze dei controlli da parte del ministero. Ancora più grave però è quando è la stessa P.A. che vuole strumentalmente utilizzare questi benefici a scapito dei soggetti fragili. Non si possono prevedere gare di appalto a cooperative di inserimento lavorativo dove il costo del lavoro viene depurato dagli oneri contributivi. Questa parte è riservata per le azioni di accompagnamento al lavoro del soggetto fragile e no per far fare economia all’ente locale.


5) Le cooperative sociali sono spesso proiettate sul mercato dei pubblici appalti. Meno diffuso è il loro interesse verso il normale mercato privato. Ritiene che le cooperative sociali debbano pensare in maniera crescente al privato svincolandosi dalla logica dei pubblici appalti? Questa nuova proiezione della strategia delle imprese no profit potrebbe essere un modo per “ managerializzare” le coop sociali senza sovvertirne la loro natura?
Come già detto prima il mercato pubblico è fattore di certezza rispetto ad impegni certi di spesa. Questo però non esclude una visione del pubblico che ingaggia con la coprogettazione l’impresa sociale , quale è la cooperazione, per non fare il mero fornitore di manodopera ma come soggetto esperto con il quale realizzare servizi di welfare.

6) Le cooperative sociali sono una specificità italiana o esistono soggetti simili negli altri paesi europei ?
La cooperazione sociale italiana è un istituto tutto italiano anche se guardato con molto interesse gli altri attori europei.


7) Può darci qualche cifra sulle cooperative sociali e in particolare su quelle del territorio romano?

Nella Regione Lazio sono presenti 1322 cooperative sociali aderenti alle centrali cooperative di cui 792 solo su Roma, altrettanto sono le cooperative non aderenti che sono revisionate direttamente dal Ministero del Lavoro


8) Presidente, Federsolidarietà, di cui lei è il responsabile romano, è il settore di Confcooperative che si occupa delle cooperative sociali. Qual è il ruolo delle centrali nei confronti delle cooperative sociali e in particolare quali sono le specificità di Federsolidarietà ?

La Federsolidarietà è una federazione, nata da Confcooperative di cui nel 2019 è ricorso il centenario , voluta e promossa sull’onda della Rerum Novarum, l’enciclica sociale promulgata il 15 maggio 1891 da papa Leone XIII con la quale per la prima volta la Chiesa cattolica prese posizione in ordine alle questioni sociali e fondò la moderna dottrina sociale della Chiesa. Le centrali e tra queste Confcooperative , non solo hanno lo scopo di promuovere e tutelare la cooperazione ,verificandone la genuinità ma quello anche di proporre un metodo , appunto quello della cooperazione , per promuovere la nostra economia e il nostro vivere civile.

9) Consiglierebbe a dei giovani o a persone rimaste senza lavoro di organizzarsi per costituire una cooperativa sociale? Pensa che queste realtà siano ancora in grado di conciliare il rispetto di un ideale solidaristico e l’ intraprendenza ?
E’ la grande sfida culturale , che ancora ha la cooperazione, proporsi come modello “altro” dove l’individuo non è solo, nel suo intraprendere, ma soggetto collettivo dove i bisogni e le aspirazioni e il bene comune sono condivisi. Lo vediamo con più evidenza con il distanziamento dovuto alla pandemia , il soggetto isolato è più fragile e in preda a una fortissima comunicazione di massa di modelli economici , dove inevitabilmente non si è protagonisti ma succubi di logiche che inevitabilmente porteranno alla logica del puro profitto e quindi alle diseguaglianze per chi non ce la fa. Come ci ha richiamato il Santo Padre Francesco con la cooperazione non esiste più una logica matematica, 1+ 1 non fa due, ma fa tre!

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