Una sera girando per il Foro Italico in quell’apparente desolazione, con la nebbia che avvolgeva la statue del Pietrangeli facendole sembrare dei colossi fuoriusciti da un film di John Carpenter, si stava scrivendo una delle pagine che resteranno indelebili nella storia del tennis italiano. Un’atmosfera che sembrava tutt’altro che legata al maggio romano, alla primavera in cui sbocciano le azalee sulla scalinata di piazza di Spagna e dove i fiori circondano i campi del Foro popolati dai migliori giocatori al mondo della racchetta. Il freddo unito al fumo dei fuochi d’artificio provenienti dallo stadio olimpico dove si era disputata la finale di Coppa italia vinta dall’Inter sulla Lazio hanno reso surreale l’atmosfera nella quale Luciano Darderi ha sconfitto Rafa Jodar al terzo set, festeggiando il match point stremato dopo due caffè e 3 ore di gioco che si sommano alle due ore e mezza per battere anche Zverev. Il giorno dopo, in parallelo l’altra parte del trionfo è stato completato da Jannik Sinner che vincendo con Rublev in maniera tutt’0altro che analoga, con il suo solito dominio rapido in 1 ora e 32 minuti stabilisce il record di vittorie consecutive nei master 1000 appartenuto in precedenza a Novak Djokovic. Per ila econdo anno consecutivo la storia del tennis italiano passa dal Foro italico con due azzurri in semifinale agli internazionali, la certezza e l’impresa, Jan e Luli, sognando di interrompere il digiuno di 50 anni esatti dall’ultimo trionfo azzurro, quello di Adriano Panatta che spera di consegnare il premio del vincitore domenica a un suo connazionale, meglio se in finale contro un altro italiano.

Luciano Darderi, un Sivori del tennis: maratoneta d’Italia
Il calcio era lo sport nazionale, ma ormai il passato è diventato quasi un obbligo. Siamo in una fase storica in cui il derby di Roma viene spostato per non interferire con la finale degli Internazionali, d’altronde sono le racchette a dominare il mondiale e non gli azzurri del calcio che quel mondiale non lo giocano da ormai 12 anni e arriveranno almeno a 16 senza la competizione vinta quattro volte. La Nazionale ha sempre pescato in Argentina e in Sudamerica i suoi talenti, la questione degli oriundi è stata al centro delle polemiche da bar per decenni, da Sìvori al contemporaneo Retegui passando anche per un campione di Germania 2006 come Camoranesi. Una strategia talvolta vincente e quindi anche il tennis adesso ha seguito le orme del calcio, perché in semifinale degli Internazionali troviamo colui he potremmo a tutti gli effetti definire Oriundo della racchetta. Luciano Darderi nasce a Villa Gesell, Argentina nel giorno di San Valentino del 2002 perchè il nonno si era trasferito da Fano fino al Sudamerica, come Musetti l’anno scorso sarà lui l’altro azzurro da tenere d’occhio nel weekend conclusivo del torneo romano. Meno conosciuto dell’artista carrarino, gli IBI26 sono ad ora il miglior torneo della carriera un po come accadde a Sonego nel 2021. Lucio ha un servizio ben strutturato con margini di miglioramento e fondamentali che risultano particolarmente solidi da fondo campo con buone doti difensive, il prototipo del giocatore da terra rossa, la superficie dove è semrpe stato protagonista di grandi battaglie spesso trasformatesi in vittorie. Quest’anno ha vinto in Sud America, a Santiago del Cile, battendo Navone, Pellegrino, Baez e Hanfmann. È il campione uscente degli ATP di Umago e Bastad e, già prima del torneo del Foro Italico, aveva scritto il suo nome nella storia del tennis italiano: il 6 aprile 2025 vinse il torneo di Marrakech, il centesimo titolo dell’Italia nell’Era Open, nello stesso giorno in cui Flavio Cobolli conquistava il torneo di Bucarest, il 101esimo. Con questo torneo arriverà ad essere sedicesimo nella classifica mondiale, anche perché lo scorso anno uscì con Draper al secondo turno, il giusto premio per il torneo della vita. Seguito come semrpe dal padre, Gino, il suo modello, il suo allenatore che fin da quando era bambino e si erano trasferiti a Buons Aires gli mise una racchetta in mano con i tanti sacrifici (per seguirlo nei tornei dormirono spesso in macchina per risparmiare sull’albergo) del giovane tennista. Il pubblico italiano generalista ha iniziato ad accorgersi di lui ai sedicesimi di finale, quando ha affrontato allo Stadio dei Marmi Tommy Paul, americano giocatore da superfici veloci ma che a Roma si è sempre trovato a suo agio anche per la sua fede legata ai biancocelesti. Tre set e agli ottavi altro giro sulla BNP Paribas Arena, contro un avversario proibitivo sulla carta. Dalla parte opposta della rete trova Alexander Zverev, ma l’Adone Teutonico quando vede il tricolore italiano crolla in preda allo sconforto e dopo la batosta incassata in finale a Madrid contro Sinner, si vede annullare ben 4 match point e poi esce dal campo con un 6-0 subito al terzo, è l’apoteosi per Lucio. Se possibile ai quarti il rivale è ancor più duro da affrontare, Rafael Jodar, la giovane promessa per eccellenza del tennis internazionale arrivato ai quarti più fresco, con meno ore di partita sulle gambe e quindi largamente favorito. L’atmosfera, come abbiamo raccontato, è surreale: la pioggia ritarda la sessione serale e il terzo set tra Rybakina e Svitolina sposta ancora più tardi l’inizio della partita, che vede il suo primo punto alle 22:50. Sul Centrale arriva però il fumo e, quando ci si avvicina alla mezzanotte, a metà incontro il gioco viene sospeso per la scarsa visibilità. I’m still standing come canta Elton John, rientra così Lucio, e va a prendersi il primo set al tie break. Passa un’altra ora di battaglia, e Jodar trova il break al momento peggiore, sul 5-5 e trascina la partita la terzo quando era quasi l’1.30. Il giocatore più stanco sembrava l’azzurro e invece ad essere colpito dai crampi è stato Jodar, come con Zverev il terzo set è un monologo, 6-0 alle 2 di notte e prima semifinale master 1000 della carriera. I sacrifici portano risultati nello sport, lo sa bene anche la nonna, Elisa alla quale Darderi ha dedicato un tatuaggio e che passava a Luli la pensione di nascosto. Quando aveva dieci anni arrivò finalmente in Italia, con l’occasione in un torneo vinse contro un giovane Cobolli e proprio a Roma venne accolto da un amico del padre, Marcello Macchione. Iniziò ad allenarsi in diversi circoli romani, anche e soprattuto al Forum, dedicando tutto se stesso e inseguendo il sogno el tennis che si è realizzato nella Capitale, proprio in questi campi dove da bambino inseguiva i suoi idoli insieme alla folla che popola da anni il Foro Italico nelle prime settimane del maggio romano.

Sinner supera Djokovic: 32 vittorie nei Master 1000 e ora obiettivo Panatta
Non ci stancheremo mai contare i record di Jannik Sinner. Il Centrale ogni giorno si colora di arancione per il tennista che ha ridefinito i sogni della racchetta italiana, che si è fatto trascinatore del movimento ispirando anche i suoi connazionali al punto che la terza Davis consecutiva è stata vinta senza di lui e per il secondo anno di fila a Roma si sogna una finale tutta italiana. La vittoria con Rublev, dopo quelle con Ofner, Popyrin e Pellegrino, ha evidenziato un calo drastico delle prime di servizio (49%) e dopo 62 game di battuta consecutivi Jan ha subito un break, non accadeva dalla partita con Norrie a Montecarlo. Però quel che conta è che la Volpe Rossa è in semifinale anche quest’anno, inseguendo l’unico titolo 1000 che gli manca per completare la collezione, sperando di interrompere il digiuno di 50 anni che intercorre da quando Adriano Panatta vinse gli internazionali nel 1976 (e sarà proprio lui a premiare il campione di Roma e del Roland Garros), e ponendosi come obiettivo anche la vittoria nel sesto Master 1000 consecutivo. Intanto un record è già caduto, quello di vittorie in questa categoria di tornei, Jan ha superato Novak Djokovic che era fermo a quota 31 successi di fila, oggi contro Medevedv potrebbe arrivare a 33 e in caso di vittorie del torneo sarebbero 34 prima di riprendere in mano il capitolo ad agosto a Cincinnati. Nel corso di questi IBI26 ha vinto un nuovo derby italiano, il 19esimo consecutivo, contro Andrea Pellegrino e ha demolito totalmente Alexei Popyrin, non uno qualsiasi, ma un giocatore che in carriera è stato in grado di vincere anche lui un titolo 1000. Nel 2019 nell’ultima partita giocata al livello challenger della carriera prima dell’arrivo al Foro Italico, vinse contro Sebastian Ofner il giocatore sconfitto all’esordio a Roma in questo 2026. Non c’è verso di metterlo in difficoltà, anche se gioca con l’handicap di un servizio privo della prima. E’ questa l’impressione, lo evidenzia anche Cobolli che si è allenato con lui e si è trovato sfiancato solamente dopo un allenamento con il numero uno al mondo. “Fisicamente sto bene e non c’era motivo per non giocare a Roma”, ha fugato ogni dubbio nella conferenza stampa inaugurale Jannik, che è reduce dalla vittoria a Indian Wells, Miami, Montecarlo e Madrid giocati uno dopo l’altro e che hanno cancellato la sconfitta con Djokovic all’Australian Open e quella con Mensik a Doha. Il viaggio di questi successi è inziato contro Kopriva il 7 marzo, ma se vogliamo possiamo tonare anche a Novembre quando sconfisse Bergs nel primo master mille di questa striscia di cinque consecutivi, sei se dovesse alzare il trofeo di Roma dopo la finale dello scorso anno. L’obiettivo principale resta il Roland Garros, sarebbe il suo Career Grand Slam, sarebbe il primo a realizzare il Clay slam dopo Rafael Nadal, dovesse trionfare a Parigi sarebbero 36 vittorie in 93 giorni, un match ogni 62 ore di media, ma non ci sono limiti per la Volpe Rossa che h riscritto l’orizzonte dell’ambizione del tennis azzurro.
