Due tocchi, sono bastati due tocchi per mettere a tacere ogni dibattito, ogni discussione e ogni dubbio sul tema Greatest of All Time che ora va di moda chiamare Goat. Nel 1986 Maradona segnò due gol per mandare a casa gli inglesi, 40 anni dopo Lionel Messi con due assist e l’ennesimo miracolo sportivo trascina l’Argentina alla seconda finale consecutiva ai mondiali, la terza della sua carriera, al quinto mondiale giocato da titolare, simply the best. E’ l’ennesimo miracolo di Leo, è ancora una delusione per l’Inghilterra dopo le finali di europei e semifinali mondiali che negli ultimi anni si sono susseguite e non li hanno ancora fatti festeggiare. Complice anche un suicidio sportivo di Tuchel, Messi ha salvato ancora la Scaloneta che ora insegue la Cuarta Estrella come recita la canzone già definita la “Wonderwall” argentina per fare il verso proprio ai britannici che avevano scelto il successo degli Oasis come colonna sonora della spedizione in Nord America. Dopo la sofferenza con Capo Verde, l’impresa con l’Egitto è arrivato di nuovo un thriller per la Scaloneta, ancora una volta si trovava eliminata quando mancavano 5 minuti al recupero, ancora una volta per scucirsi il titolo dalla camiseta albiceleste si può attendere.

Messi doppio assist per la storia
Sa anche mettersi da parte per prendere in mano le redini della sceneggiatura. Lionel Messi questa sera non è entrato in prima persona tra i marcatori, ma il successo nella semifinale contro gli inglesi è sempre e comunque merito suo perché è lui che si smarca da Spence per armare il piede di Enzo Fernandez, è lui che piazza il pallone, di destro, sulla testa di Lautaro completando un’altra rimonta della Scaloneta in quella che è da sempre più di una partita di calcio. Un’altra serata tra Inghilterra e Argentina che passerà alla storia, come quelle di Beckham, di Rattin, di Maradona, che è ormai da sempre circondata dallo spirito di rivalsa albiceleste per al questione delle Falkland, che in Sudamerica si chiamano Malvinas, “y son Argentinas” come recita uno striscione volato in campo durante i festeggiamenti. E’ stata la partita di Messi, ma anche di Lautaro che ha sempre accettato il suo ruolo di riserva, ha capito di poter essere determinate, incisivo anche entrando dalla panchina cosa che non è da tutti. Secondo gol del suo mondiale dopo quello alla Svizzera, come nel 1998 è il capitano dell’Inter a segnare un gol dolorosissimo agli inglesi, fu Zanetti in quell’occasione. E’ uno scontro elettrico, si nota subito, 26 falli in totale, 4 cartellini, insomma Elton John cantava “Saturday Nights Alright for Fighting”, ma dopo questa partita potrebbe anche passare a Wednesday Nights. La storia si ripete perché l’Argentina è di nuovo in finale come dopo il 1986 e con il 1990, ma questa volta l’altro Lionel, Scaloni, ha dalla sua parte anche due Copa América vinte. Si troveranno infatti di fronte i campioni d’America e i campioni d’Europa, non era mai successo, mentre non accadeva dal 1930, dalla prima edizione del mondiale, di vedere scontrarsi in finale due paesi che parlano la stessa lingua. Sia Tuchel che Scaloni sorprendono nelle formazioni, fuori Saka e anche Madueke, chiamati in causa Gordon e Rogers, scelta giusta perchè insieme confezionano gol e assist del vantaggio illusorio. Dalla parte opposta Lionel si affida, oltre che i suoi fedelissimi, a Giuliano Simeone, figlio di colui che era in campo nelle ultime due Inghilterra-Argentina giocate al Mondiale, sia nel 2002 che nel 1998 (causò l’espulsione di Beckham). Non è una delle scelte migliori per la verità e infatti il figlio del Cholo fatica, non incide come d’altronde accade a tutta la squadra fino alla rete dei Tre Leoni. Bellingham è difficile da contenere, Kane arretra e gioca più da 10 che da 9 innescando con un lancio il gol del vantaggio, Molina invece è in ritardo ed è responsabile sull’1-0. Messi fino a quel momento è sempre frizzante e imprendibile, soprattutto da quando Anderson viene ammonito prima dell’intervallo nel tentativo di fermarlo. A quel punto Tuchel competa il suo misfatto, gli inglesi si chiudono nella loro fortezza difensiva e sperano di arrivare al novantesimo, ma siamo in una semifinale mondiale e non si può essere così timorosi. Spence prima e Pickford poi salvano un gol, sono anche aiutati dai legni presi da MacAllister, ma il cambio Konsa, un difensore, per Gordon, un attaccante al 70esimo equivale ad alzare bandiera bianca. Gli inglesi non escono più dalla propria area di rigore, hanno paura e proprio in quel momento il danno è completo con l’ingresso di Burn, una linea difensiva con quasi sette giocatori e infatti si aprono gli spazi per il tiro da fuori (Fernandez) e per i cross (Messi per Lautaro). Anche questa volta it’s not coming home. La ultima di Leo sarà in America, al MetLife Stadium di East Rutherford vicino a New York, dove dieci anni fa perse una Copa America ai rigori contro il Cile, in una città già in festa per aver vinto l’anello NBA, nella città che più di ogni altra è al centro del mondo ogni giorno, anche quando i mondiali non li ospita. Contro la Spagna affidarsi al miracolo del suo D10s non basterà, o forse si.
INGHILTERRA : Pickford 6.5; James 5/ Burn SV, Stones 5/Toney SV, Guehi 6, Spence 7/ Rashford SV; Rice 6.5/O’ Reilly 5, Anderson 6.5, Bellingham 7; Rogers 6, Gordon 6.5/Konsa 5, Kane 6.5. All. Tuchel 4
ARGENTINA: E.Martinez 6; Tagliafico 5/ Lautaro 8, Li. Martinez 5/Otamendi 6, Romero 6, Molina 4.5/Montiel 6; Paredes 6/ NIco Gonzalez 5.5, MacAllister 6.5, Fernandez 7.5; J.Alvarez 6.5, G. Simeone 4.5/De Paul 6.5, Lionel Messi 10. All.Scaloni 6.5
