In attesa di comprendere come potrà andare avanti nel filone sulla corruzione, quando saranno depositate le motivazioni della Cassazione che ha confermato le revoche degli arresti di luglio, la Procura di Milano non si ferma sul fronte degli abusi edilizi.
E arriva a sequestrare, con il via libera di un gip, per la prima volta una torre residenziale in pieno centro storico, in uno dei quartieri più rinomati e visitati della metropoli, Brera.
Il Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf, che conduce tutte le tranche della maxi inchiesta che in estate è arrivata a scuotere i vertici di Palazzo Marino, fino ad indagare per falso e induzione indebita anche il sindaco Sala, hanno messo i sigilli a Unico-Brera. Si tratta di un complesso immobiliare di lusso che stava per essere completato in via Anfiteatro 7, costituito da due edifici, di cui uno di 11 piani alto quasi 35 metri, per un totale di 27 appartamenti messi in vendita a cifre come 700mila euro per 40 metri quadri. Già negli atti dello scorso marzo – prima tranche che ipotizzava un sistema di tangenti attraverso incarichi professionali e con al centro la Commissione paesaggio – la Procura diretta da Marcello Viola parlava di un “altro oscuro capitolo della gestione urbanistica negli Uffici del Comune”, facendo riferimento a due zone del “centro storico”, via Zecca Vecchia e via Anfiteatro appunto, con palazzi di pregio che prima appartenevano all’amministrazione. Aree poi cedute ai privati e, infine, messe all’asta per nuovi interventi immobiliari.
Dal decreto di sequestro firmato dal gip Mattia Fiorentini, su richiesta dei pm Petruzzella, Filippini e Clerici con l’aggiunta Tiziana Siciliano, saltano fuori ben 27 indagati: ex componenti della Commissione, tra cui Giovanni Oggioni, arrestato a marzo per corruzione, Marco Cerri, già destinatario di un’interdittiva e progettista di Unico-Brera, ex dirigenti comunali come Franco Zinna e Carla Barone, già coinvolti in altre indagini, e gli imprenditori Carlo e Stefano Rusconi della Rs Sviluppo. Indagato anche l’architetto Alessandro Scandurra, pure lui ex della Commissione e coinvolto nell’ultimo troncone che a luglio aveva portato a sei arresti, tra cui quello dell’allora assessore Giancarlo Tancredi, poi revocati dal Riesame con conferma da parte della Cassazione.
Nelle 80 pagine del provvedimento vengono descritte tutte le presunte irregolarità dell’iter, per reati di abuso edilizio, lottizzazione abusiva e falso, con sottostima degli oneri di urbanizzazione a vantaggio del costruttore e aumento irregolare di cubature e volumi. Su quell’area prima c’era “il rudere di un edificio a ringhiera della seconda metà del ‘700” che nel 2005 pareva destinato “ad un progetto di risanamento conservativo per 9 alloggi di edilizia popolare”, ma poi fu “demolito nel 2006”.
E si è arrivati fino al dicembre 2023, con la presentazione della Scia, ossia un’autocertificazione, invece di un piano attuativo anche sugli annessi servizi della zona, perché, come in altri casi, una “nuova costruzione” sarebbe stata spacciata per “ristrutturazione”.
Un’altra “speculazione edilizia”, secondo pm e gip, da “conseguire a tutti i costi e con ogni mezzo anche illecito” contro l’interesse pubblico, svendendo stavolta “aree ed ambiti tra i più preziosi del centro storico”. Il gip fa presente, poi, che gli imprenditori, “artefici di lottizzazioni e costruzioni abusive”, non possono invocare “una presunta buona fede”, sostenendo che derivi dal fatto che si sono affidati per le pratiche agli uffici comunali.
Annunciati i ricorsi al Riesame, perché le difese, tra cui gli avvocati Giacomo Lunghini, Federico Papa e Michele Bencini, fanno notare che il Consiglio di Stato ha già attestato “la legittimità piena del titolo edilizio”. “Non comprendo come sia possibile che lo stesso edificio per il giudice amministrativo possa essere considerato regolare, mentre per la Procura e per il gip è da considerarsi abusivo”, sottolinea anche la vicesindaca di Milano con delega alla Rigenerazione urbana Anna Scavuzzo. Gli inquirenti, intanto, continuano pure a chiudere filoni di indagine, come l’avviso notificato a 22 indagati per il caso “Scalo Hose”, complesso immobiliare con studentato già sequestrato nel 2024.
