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Il web e la mala educacion

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 di Stefania Paradiso

IQ. 15/05/2013 – Il web pullula di informazioni, immagini, dati e anche tanta maleducazione. L’ultimo, in ordine di tempo, a lasciare Twitter, famoso social network, a causa della mancanza di educazione, è stato Enrico Mentana. Preceduto da molti personaggi, tra cui Marco Travaglio il quale, non molto tempo fa, ha scritto un post dove denunciava il trollaggio e le offese gratuite che gli internauti gli rivolgevano, il gesto di Mentana ha motivazioni abbastanza comprensibili.

Il giornalista sulla sua pagina Facebook aveva sottolineato che “Tra tutti gli esperti e soloni che hanno voluto dire la loro sulla mia decisione di lasciare Twitter, finchè sarà terreno privilegiato di teppisti coperti da nickname, non ce n’è uno solo che abbia saputo spiegare perché mai sarebbe giusto nascondere il proprio nome nei social network, invece di firmare – come io penso sarebbe doveroso – quel che si scrive”. Siccome tutti si sono preoccupati di questa fuga e persino Ballarò ha voluto approfondire l’argomento, il direttore ha aggiunto: “Non è che mi sono ritirato da scuola o sono fuggito dall’Italia o mi sono licenziato dal lavoro. Esco, c’è vita anche fuori dal pianeta Twitter – e aggiunge – Una sola cosa non mi piace di Twitter, il fatto che ci possa tutelare dietro l’anonimato, dei nomi finti. Secondo me, un social network ha un senso se tutti utilizzano il proprio nome e cognome e la propria faccia. Sulla faccia si può discutere”. Molti si sono schierati in difesa dell’educazione. Perché se è vero che ognuno è libero di dire ciò che pensa è vero anche che ci sono modi e modi per farlo. Il problema resta lo scollamento tra la realtà e il virtuale. Un individuo sano ed equilibrato in strada non si sognerebbe mai di attaccare e offendere le persone, mentre in rete sì perché l’essere nascosti e stare dietro uno schermo rende più disinibiti e maleducati. Reale e virtuale, spesso, non coincidono e danno il via a tutta una serie di ingiurie ed epiteti che, viso a viso, forse, non si direbbero mai. La rete dà vita ad una sorta di delirio di onnipotenza che fa sì che l’individuo si senta al di sopra di tutto e resti impunito da ogni affermazione. Se si prova a mettere un freno a questa  villania si parla di bavaglio e imposizione. Sarà forse che serpeggia la paura di poter esser anche denunciati per ingiurie sul web? E non sarebbe allora meglio imparare ad esprimersi in maniera sempre efficace ma corretta?

 

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