Prof. Mauro Norton Rosati di Monteprandone
Lo sport come patrimonio della comunità
Quando si parla di trust applicato allo sport, il pensiero corre immediatamente alla protezione patrimoniale dei grandi campioni, alla gestione dei diritti di immagine o alla pianificazione successoria dei patrimoni accumulati dagli atleti professionisti.
Si tratta certamente di applicazioni importanti e ormai diffuse nei principali ordinamenti di common law, ma ridurre il rapporto tra trust e sport a tali aspetti significherebbe trascurare una prospettiva molto più ampia e potenzialmente rivoluzionaria.
Lo sport non è soltanto economia. Lo sport è identità, appartenenza, memoria collettiva e coesione sociale. Questo vale soprattutto per il calcio dei borghi, delle frazioni, delle piccole città e delle comunità locali che rappresentano la vera ossatura del sistema sportivo italiano. Dietro ogni piccola società calcistica vi è una storia fatta di volontariato, sacrifici, passione e partecipazione civica. Vi sono generazioni di dirigenti, allenatori, giocatori e tifosi che hanno contribuito a costruire un patrimonio materiale e immateriale che spesso supera il valore economico degli stessi beni posseduti dalla società. Eppure proprio queste realtà risultano oggi tra le più fragili.
La crisi del calcio territoriale
Negli ultimi anni centinaia di società sportive dilettantistiche hanno cessato la propria attività. Le cause sono molteplici:
- spopolamento dei piccoli centri;
- diminuzione del volontariato;
- aumento dei costi gestionali;
- riduzione delle sponsorizzazioni locali;
- carenza di ricambio generazionale;
- eccessiva dipendenza da singoli dirigenti o finanziatori.
Quando una squadra di paese scompare non si perde semplicemente un soggetto sportivo. Si perde una parte dell’identità della comunità. Si perde un luogo di aggregazione. Si perde un presidio educativo. Si perde un pezzo di storia locale.
Il modello britannico dei Community Trust
Nel Regno Unito molte realtà sportive hanno affrontato problematiche analoghe attraverso strumenti di partecipazione collettiva e governance fiduciaria. Le esperienze dei Supporters’ Trust e dei Community Trust hanno consentito a numerose società sportive di sopravvivere a crisi economiche, cambi di proprietà e procedure concorsuali.
Il principio è semplice. La squadra non appartiene esclusivamente agli amministratori pro tempore o agli investitori del momento. Essa appartiene alla comunità che la sostiene. Attraverso strutture fiduciarie il patrimonio sportivo viene separato dalle vicende personali dei dirigenti e destinato alla prosecuzione dell’attività sportiva nell’interesse collettivo.
La proposta del Trust Sportivo di Comunità
Da tale esperienza potrebbe nascere anche in Italia un nuovo modello giuridico: il Trust Sportivo di Comunità. Si tratterebbe di una struttura nella quale il patrimonio sportivo viene segregato e destinato permanentemente alla tutela e allo sviluppo dell’attività sportiva locale. Potrebbero essere conferiti nel trust:
- il marchio storico della società;
- gli archivi e la documentazione storica;
- gli impianti sportivi;
- le attrezzature;
- i diritti economici;
- le donazioni dei sostenitori;
- i contributi degli enti pubblici;
- i lasciti testamentari destinati allo sport.
Beneficiari non sarebbero singoli individui ma l’intera comunità territoriale, i giovani atleti e le future generazioni.
Una nuova forma di cittadinanza sportiva
L’aspetto più innovativo del Trust Sportivo di Comunità consiste nel superamento della tradizionale contrapposizione tra pubblico e privato. Il trust potrebbe infatti coinvolgere:
- Comuni;
- associazioni sportive;
- Pro Loco;
- fondazioni;
- sponsor territoriali;
- imprese locali;
- tifosi;
- ex atleti.
Si verrebbe così a creare una forma di cittadinanza sportiva partecipata nella quale la squadra diventa un bene comune da preservare e valorizzare.
La tutela degli impianti sportivi
Particolarmente rilevante appare la questione degli impianti sportivi. Molti campi da calcio, palestre e centri sportivi sono stati costruiti grazie all’impegno delle comunità locali, al volontariato e ai contributi pubblici. Spesso tali strutture rischiano l’abbandono quando le associazioni che le gestiscono entrano in crisi.
Il conferimento degli impianti in un Trust Sportivo di Comunità consentirebbe di garantirne la destinazione sportiva, preservandoli da fenomeni speculativi e assicurandone la fruizione da parte delle generazioni future.
Giovani, inclusione e sviluppo del territorio
Lo sport rappresenta uno straordinario strumento di inclusione sociale. Attraverso il trust potrebbero essere istituiti fondi permanenti destinati a:
- borse di studio sportive;
- sostegno ai giovani talenti;
- attività per persone con disabilità;
- programmi educativi;
- progetti contro la dispersione scolastica;
- iniziative di integrazione sociale.
Il trust diverrebbe così non soltanto uno strumento giuridico ma un vero motore di sviluppo territoriale.
Borghi, turismo e rigenerazione economica
L’Italia possiede migliaia di borghi storici che soffrono fenomeni di spopolamento e declino economico. In tali contesti lo sport può rappresentare una leva di rigenerazione. Campi sportivi, tornei giovanili, ritiri precampionato, eventi calcistici e attività associative generano presenze turistiche, economia locale e nuova vitalità sociale.
Il Trust Sportivo di Comunità potrebbe diventare il soggetto incaricato di custodire e valorizzare tali risorse nel lungo periodo, sottraendole alle inevitabili discontinuità amministrative e politiche.
Gli atleti professionisti e la protezione del patrimonio
Naturalmente il trust mantiene una funzione fondamentale anche nello sport professionistico. Atleti, allenatori e dirigenti possono utilizzarlo per la gestione di:
- diritti di immagine;
- marchi personali;
- royalties;
- patrimoni immobiliari;
- partecipazioni societarie;
- pianificazione successoria.
Tuttavia il futuro più interessante dell’istituto potrebbe non risiedere nella protezione dei grandi patrimoni, bensì nella tutela dei patrimoni collettivi rappresentati dalle comunità sportive locali.
Una proposta per il legislatore
L’esperienza britannica dimostra che il trust può essere utilizzato come strumento di governance sociale oltre che patrimoniale. Il legislatore italiano potrebbe valutare l’introduzione di una disciplina dedicata ai Trust Sportivi di Comunità, prevedendo agevolazioni fiscali e strumenti di collaborazione con gli enti locali. Una simile innovazione contribuirebbe a rafforzare il tessuto associativo, sostenere il calcio dilettantistico e preservare un patrimonio culturale che appartiene all’intero Paese.
Conclusioni
Nel XXI secolo il trust non deve essere considerato esclusivamente uno strumento di protezione patrimoniale. Applicato allo sport esso può diventare un mezzo di tutela dell’identità collettiva, di promozione sociale e di sviluppo economico locale. Se adeguatamente valorizzato, il Trust Sportivo di Comunità potrebbe rappresentare una delle più originali innovazioni giuridiche a sostegno del calcio dei borghi, delle piccole società e delle comunità territoriali italiane.
In un’epoca in cui molte realtà locali rischiano di scomparire, il trust può offrire una risposta concreta per conservare non soltanto beni e risorse economiche, ma soprattutto storie, tradizioni e senso di appartenenza che costituiscono l’anima più autentica dello sport.
