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Il sangue come dono di vita

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di Sergio Altizio (*)

14/6/2013 – Il sangue come dono di vita

Queste fastidiose giornate mondiali, che ogni tanto bussano alle nostre porte e alle nostre coscienze, e che sembrano così simili a delle scadenze rateali, ci aiutano tuttavia a riflettere sulla nostra condizione umana, sul nostro spirito di solidarietà e di attenzione al benessere della comunità di cui tutti facciamo parte. Oggi, 14 giugno, è infatti la Decima Giornata Mondiale del Donatore di Sangue e, ficchiamocelo tutti in testa, è una data che dovremmo ricordarci.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha scelto il 14 giugno per il World Blood Donor Day perché è il giorno in cui nasceva, nell’ormai lontano 1868, il biologo e fisiologo austriaco Karl Landsteiner; nientemeno che lo scopritore dei gruppi sanguigni AB0 e coscopritore (insieme ad Alexander Wiener) del fattore Rh. Le prime trasfusioni di sangue effettuate in sicurezza grazie alle scoperte di Landsteiner avvennero nel 1907; e se la Prima Guerra Mondiale ha richiesto un prezzo di sangue altissimo alla gioventù di tutta Europa, chissà quante altre vite sarebbero state spente, tra quei feriti che invece poterono salvarsi grazie alle donazioni dei commilitoni e dei parenti. Landsteiner vinse per questo il Premio Nobel per la medicina e la fisiologia nel 1930; ma più di tutto aprì la strada a una branca medica che ogni anno salva migliaia di vite in tutto il mondo ancora oggi.

E’ questo lo slogan che quest’anno l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha scelto per la Giornata del Donatore: la donazione di sangue è un regalo che salva una vita. Anche se siamo più che convinti (erroneamente) che la medicina oggi curi quasi tutto, il sangue è tuttora non replicabile in laboratorio. Il prossimo Landsteiner sarà sicuramente quel ricercatore che scoprirà il metodo per ottenere il sangue in provetta, e senz’altro vincerà il Premio Nobel anche lui; nel frattempo però, la domanda di sangue è in continua crescita e ahimè, l’offerta è deperibile e deve essere costantemente rinnovata.

Tu che leggi, hai donato il tuo sangue? Che tu lo faccia oggi, domani, o in qualsiasi altro giorno della settimana, non ha alcuna importanza. Ma a meno che tu non abbia meno di 18 anni, più di 65, o non sia affetto da qualche patologia, non hai scusa alcuna per non donare. Si tratta di un atto volontario, assolutamente indolore (beh, insomma: l’ago c’è, non ci mentiamo; ma una volta inserito, non avete alcun altro problema), di grande coscienza civica e morale. Non basta: per unire l’utile al dilettevole, fare del bene e farsi del bene allo stesso tempo, ogni donatore riceve comunicazione scritta dei risultati delle analisi condotte sul proprio sangue. Un ottimo metodo per tenere d’occhio il proprio stato di salute, senza alcuna spesa, nemmeno di ticket sanitario. E perché non si possa addurre la scusa di avere da lavorare, donare sangue conferisce il diritto ad una giornata lavorativa retribuita, purché se ne adduca documentazione. Alcuni centri trasfusionali vi prendono perfino per la gola, offrendovi una colazione gratuita a riparazione del fatto di esservi recati alla donazione di sangue a digiuno.

Insomma, se non hai mai donato, è solo perché hai paura dell’ago. Ma pensa un momento alle statistiche che l’OMS ha compilato in occasione di questo 10° anniversario della Giornata Mondiale del Donatore: soltanto in 62 nazioni del mondo, la domanda di sangue è sostenuta sul quasi 100% di donazioni volontarie; in altre 40 ci si affida ancora alle sole donazioni familiari (insufficienti), o perfino a donazioni a pagamento. Ma se sappiamo urlare a gran voce che la salute è un diritto di tutti, fondamentale e inalienabile, allora dobbiamo anche ammettere che sia nostro dovere partecipare affinché il diritto resti tale; perché dover pagare per una sacca di sangue necessaria ad un bambino per non morire di emorragia, non è certo civile né decoroso.

Perciò, uno di questi giorni, prendetevi una pausa dal lavoro, e andate al più vicino Centro Trasfusionale. Andateci a digiuno, mi raccomando; al massimo un caffè amaro. Sedetevi alla panchina, e scambiate due chiacchiere con i vostri colleghi. Si svilupperà subito una corrente di simpatia, vedrete. In ciascuno degli altri che sono lì riconoscerete le vostre stesse emozioni: il brivido di sapere che riceverete un ago nel braccio, la noia dell’attesa, la sottile ma pervasiva vena di orgoglio nel fare un atto di bontà e di solidarietà. Vi scambierete notizie, sensazioni, attese ed esperienze; qualcuno dirà che è la prima volta, qualcun altro che la prima volta fu trent’anni fa. Entrerete nella stanza con i lettini e le sacche per 15 minuti al massimo (circa 1 oretta se donate il plasma invece che il sangue intero). Uscirete con un sorriso e forse un lievissimo capogiro. Non sarà perché vi hanno tolto il sangue: sarà la vostra felicità, per quell’innocente bambino, uomo o donna che uno di questi giorni starà male, e a cui voi avrete salvato la vita.

(*) Medico – Membro della Redazione di Informazione Quotidiana

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