Home ECONOMIA Il risparmio privato e la buona pratica tra passato, presente e futuro.

Il risparmio privato e la buona pratica tra passato, presente e futuro.

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L’articolo 47 della Costituzione italiana recita: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”. Ma cos’è il risparmio? Esso rappresenta la quota di reddito che non viene consumata ma che viene accantonata per essere poi spesa in futuro per varie esigenze. L’entità di questa “rinuncia” dipende da vari fattori, come la disponibilità economica e gli obbiettivi dell’individuo, come ad esempio la volontà di far fronte a imprevisti futuri. Nella storia del nostro Paese il risparmio è sempre stato un attore fondamentale nelle scelte delle famiglie, un caso emblematico tra tutti: fin dagli anni Sessanta del secolo scorso esistevano degli strumenti utili come le agende che venivano distribuite dalle Casse di Risparmio locali che avevano come scopo quello di “tracciare” le spese familiari sostenute ogni mese. Sempre negli stessi anni l’aumento generale della vita nei Paesi sviluppati ha portato all’incremento della quota delle famiglie in grado di risparmiare con una propensione molto più alta, sostanzialmente raddoppiata, rispetto agli altri Paesi europei ( 24% rispetto alla media europea del 12%). Inoltre dalle prime indagini svolte si notò che queste, dato l’elevato livello di inflazione che incorreva negli anni Settanta, incominciarono a cercare investimenti che si tradussero nell’acquisto di immobili come beni rifugio e anche nello sviluppo di fondi di investimento e di risparmio assistito. Tornando ai giorni nostri, un censimento compiuto da Bankitalia ha mostrato che le famiglie italiane tra depositi bancari e postali hanno messo da parte un ammontare complessivo che si aggira intorno ai 1.183 miliardi di euro e anche che “l’aumento del risparmio si è concentrato tra coloro che hanno indicato di arrivare facilmente o abbastanza facilmente a fine mese”; tuttavia questo trend potrebbe aumentare complice l’incertezza lavorativa e la paura della diffusione di altri virus nella fase post Covid-19 che potrebbe portare a mantenere i livelli di risparmio simili rispetto a quelli pre-pandemici. Per quanto riguarda invece coloro che investono, sta crescendo progressivamente la percentuale di nuclei familiari che dichiara di voler capitalizzare i propri risparmi in forme alternative di investimento. Rispetto al sentiment passato si è notata una maggiore spinta verso quegli strumenti finanziari considerati più rischiosi a discapito di investimenti più sicuri , come ad esempio i titoli di Stato; secondo alcuni questo fenomeno sembra essere influenzato da due fattori: il primo derivante dall’attrattività dei maggiori rendimenti che presentano gli investimenti più rischiosi, e il secondo legato alla consapevolezza che anche il risparmio privato possa giocare un ruolo importante per la ripresa del Paese. Quali sono le ragioni della scarsa propensione ad investire rispetto agli altri Stati europei? La risposta che possiamo dare a questa domanda è l’attuale livello dell’ Educazione finanziaria in Italia. Capire il grado di alfabetizzazione finanziaria è fondamentale anche per capire quali conoscenze base hanno le famiglie per decidere con la giusta consapevolezza su quali strumenti finanziari investire, e noi italiani presentiamo ancora al riguardo un gap considerevole rispetto ad altri Paesi dell’area europea, che si traduce in una minore propensione ad investire. In questo contesto diventa, pertanto, fondamentale tutelare, incentivare, soprattutto nelle scuole di ogni ordine e grado, e valorizzare la pratica del risparmio intelligente e fruttuoso come, appunto, previsto dalla nostra carta costituzionale.

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