Oggi la nostra testata riporta nell’ambito del Convegno del 13 febbraio scorso presso l’Università Niccolò Cusano in Roma i saluti introduttivi del Dottor Massimo Maria de Meo, Presidente di Confassociazioni Salute e Terzo Settore, e a seguito un resoconto post convegno.
Buonasera a tutti.
Magnifico Rettore, Prof. Fabio Fortuna.
Gentili relatrici e relatori.
Autorità.
Famiglie, studenti, operatori, docenti.
Porto il saluto di Confassociazioni Salute e Terzo Settore e della CONFEDERAZIONE DI ASSOCIAZIONISMO PROFESSIONALE E DI SOLIDARIETA’ CONFASSOCIAZIONI E DEL SUO PRESIDENTE ANGELO DEIANA
E ringrazio l’Università Niccolò Cusano per l’ospitalità.
Ringrazio il Comitato organizzatore e la coordinatrice dr.ssa Roberta Costantini, psicoterapeuta, psicologa giuridica, per il lavoro svolto.
E ringrazio il media partner Informazione Quotidiana IQ di Angela Bernardo.

Vorrei dirlo subito. Abbiamo dato subito il patrocinio di una rete Nazionale di associazioni professionali, missione della nostra Confederazione Confassociazioni nata nel 2013 che oggi rappresenta oltre 770 associazioni e circa 1milone e 250mila professionisti associati e microimprese, e del coordinamento nazionale di associazioni, Fondazioni ed Enti del terzo settore e del mondo del non profit, perché avevamo compreso che
Questo non è un convegno “di rito”. Non lo era prima quando lo abbiamo progettato
e non può esserlo adesso dopo la scomparsa della prof ssa Maria Rita Parsi,
che non solo avrebbe fatto le conclusioni del convegno di oggi ma ci avrebbe portato con la sua passione ed impegno a programmare i prossimi passi del cammino! Che abbiamo evocato nel titolo !
ecco perché abbiamo deciso di non rinviarlo ma di dare concreta testimonianza del suo metodo, del suo spirito propositivo e di servizio per le famiglie e per i minori di tutte le età, con un occhio oggi rivolto soprattutto agli adolescenti
ANCHE IL MIO NON SARA’ UN SALUTO FORMALE ,
Permettetemi un passaggio personale.
Ho conosciuto la prof Maria Rita P quasi 25 anni fa, tramite un’ amica di famiglia, psicoterapeuta Mazal Pas Bagdadi, (scomparsa anche lei due anni fa) confrontandoci in un dibattito televisivo sul ruolo dei genitori adottivi, in particolare nell’età più difficile anche dei figli adottati: l’adolescenza.
L’incontro con queste due esperte professioniste, ma soprattutto maestre di vita è diventato l’inizio di un percorso per le nostre associazioni di volontariato e famiglie, diventando il riferimento privilegiato per alcune più diretto per altre di aggiornamento.
Un lavoro lungo e prezioso nel quale entrambe
hanno scritto Libri, hanno fatto formazione, hanno a messo a disposizione la loro esperienza professionale e di vita.
Accomunate e determinate soprattutto su un punto:
aiutare gli adulti a diventare genitori.
Non per teoria.
Per pratica. Per vita.
Sia Maria Rita Parsi che Mazal Pas Bagdadi insistevano su una cosa semplice.
Ma decisiva.
I comportamenti dei figli sono segnali.
Quando parliamo di adolescenti oggi, parliamo di un tempo difficile.
A tratti drammatico.
Lo vediamo nelle famiglie, nei servizi.
E soprattutto nella scuola.
La scuola è una sorta di SISMOGRAFO.
Registra prima di tutti ciò che cambia.
E oggi registra fatica.
Ansia.. Aggressività.
Ritiro, a volte abbandono.
E, in alcuni casi, segnali ancora più duri: autolesionismo, isolamento, perdita di motivazione.
Di fronte a tutto questo, i genitori spesso si sentono soli.
Non soli “perché non ci sono persone intorno”.
Soli perché manca una guida.
Mancano strumenti, in una società cambiata a velocità inimagginabile
Manca un’alleanza stabile tra famiglia, scuola, servizi pubblici e degli Enti del Terzo Settore, l’intera comunità.
E qui voglio dire una cosa con chiarezza.
I genitori non hanno bisogno di giudizi.
Hanno bisogno di competenze.
E di una rete.
Oggi molti genitori vivono una tensione continua.
Tra due estremi.
Da una parte il controllo.
Dall’altra l’impotenza.
Da una parte: “devo sapere tutto, devo prevenire tutto”.
Dall’altra: “non so più come parlargli, non capisco il suo mondo”.
E in mezzo c’è l’adolescente.
Che cambia, provoca, si chiude.
Che chiede aiuto senza saperlo dire.
Questi Sono segnali.
E vanno letti. Non etichettati
Anche quelli che ci spaventano.
Anche quelli aggressivi, autolesionistici.
Anche il ritiro.
ULTIME DUE RIFLESSIONI SU DUE PAROLE CHIAVE
La prima è una parola che per me è diventata fondamentale: Holding.
Holding significa “contenere”.
Essere presenti. Stare.
Sostenere. Senza invadere.
E senza scappare.
Io l’ho imparato non solo nei libri.
L’ho imparato anche nella vita.
Nella dimensione familiare.
E l’ho ritrovato nell’associazionismo e nel self help dei genitori adottivi.
In questo contesto, l’Holding non è un concetto, astratto
È un lavoro quotidiano.
È tenere insieme fragilità, regressioni, rabbia, silenzi.
E tenere insieme anche noi stessi.
Perché questa è la verità.
Che spesso non diciamo spontaneamente
Anche i genitori hanno bisogno di essere contenuti.
Anche noi adulti abbiamo bisogno di una mano sulla spalla.
Di qualcuno che dica: “Non sei solo”.
Di un luogo dove si può respirare.
Dove si può chiedere aiuto.
Senza vergogna.
Perché un genitore contenuto, riesce a contenere.
Un genitore sostenuto, riesce a sostenere.
E qui arrivo alla SECONDA RIFLESSIONE
Una seconda lezione. Molto concreta.
E molto importante.
La lezione delle aspettative minimali.
In alcuni casi, soprattutto con ragazzi che hanno problemi gravi, fragilità forti o disabilità, le aspettative sulle performance devono essere minimali.
A volte, sì: vicine allo zero.
Non per rinunciare.
Ma per cambiare misura.
Se io misuro mio figlio con lo standard “normale”, lo schiaccio.
Se invece misuro con la sua realtà, con la sua storia, con le sue caratteristiche, allora vedo le cose.
Vedo i piccoli passi.
Vedo i progressi veri.
E quando impari a vedere i progressi piccoli, cambia tutto.
Perché inizi ad apprezzare ogni risultato.
Anche minimo.
E impari a fare la cosa più potente: incoraggiare.
Incoraggiare sempre.
Non “a parole”.
Con la presenza.
Con la fiducia.
Con la pazienza.
E dire: “Vai avanti”.
“Con i tuoi tempi”.
“Con le tue caratteristiche”.
“Con il tuo modo”.
Questa è una dimostrazione d’amore.
E anche un atto civico.
Perché la fragilità dei ragazzi non è un fatto privato.
È un tema pubblico/sociale che riguarda l’intera società che non può più trascurare le famiglie ed i giovani, soprattutto i più fragili per una REALE inclusione non solo nella SCUOLA MA ANCHE NEL MONDO DEL LAVORO, A PARTIRE DALLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI
IN CONCLUSIONE Ecco perché questo convegno è importante.
Perché oggi non ascolteremo solo analisi.
Ascolteremo proposte, esperienze ed utilizzo di strumenti.
Io credo che il messaggio di fondo sia questo.
Dobbiamo passare dall’emergenza alla prevenzione.
Dalla solitudine alla rete, con TUTTI I SOGGETTI DALLA SCUOLA , ALLA FAMIGLIA ALL’ASSOCIAZIONISMO ED AGLI ENTI DEL TERZO SETTORE TRA VOLONTARIATO E NUOVE PROFESSIONALITA’
QUINDI dobbiamo ricostruire una comunità adulta credibile.
Una comunità che c’è. resta. Che contiene.
Grazie davvero per la presenza e mi auguro per la vostra collaborazione ed attenzione su questi temi !
serve davvero L’AIUTO E L’IMPEGNO DI CIASCUNO DI VOI, SIA VOLONTARI, SIA PROFESSIONISTI
ANCHE PICCOLI GESTI, POCHE ORE, UNA MANO CONCRETA PER RACCOGLIERE FONDI O PRESENTARE NUOVI PROGETTI, PER FARE SPERIMENTAZIONE CONCRETA DI NUOVI MODI DI ASCOLTARE I NOSTRI FIGLI
E PER SOSTENERLI IN MODO CORRETTO, CIASCUNO SECONDO LA PROPRIA ESPERIENZA E COMPETENZA!
Grazie E buon lavoro a tutti!
COMUNICATO STAMPA POST CONVEGNO
Il primo convegno su adolescenza e famiglia (tra rischi e nuove sfide educative) dedicato alla memoria di Maria Rita Parsi
Il convegno “Genitori al bivio, Figli in cammino: accompagnare l’adolescente oggi”, svoltosi il 13 febbraio presso l’Università degli Studi Niccolò Cusano di Roma, ha rappresentato un’occasione di approfondimento tra psicologi, psicoterapeuti, psichiatri e giuristi su un tema di forte attualità sociale: la condizione degli adolescenti, le fatiche educative delle famiglie e il ruolo della scuola e della comunità nel prevenire e riconoscere precocemente il disagio giovanile.
I lavori sono stati aperti dalla dott.ssa Roberta Costantini, psicologa e psicoterapeuta che collabora con il Master in area criminologica dell’Università Niccolò Cusano, moderatrice e ideatrice dell’evento. Costantini ha ringraziato il Rettore dell’Università, Prof. Fabio Fortuna, cedendogli la parola per salutare i presenti e i numerosi partecipanti collegati da remoto. Nel suo intervento, il Rettore ha ricordato come un momento di approfondimento su argomenti così rilevanti sia una preziosa occasione per contribuire ad affrontare problemi complessi della società contemporanea, caratterizzata da trasformazioni sempre più rapide, che investono sia la dimensione collettiva sia la vita dei singoli individui.

La dott.ssa Costantini ha quindi ringraziato il Presidente di Confassociazioni Salute e Terzo Settore, Massimo De Meo, per il patrocinio e il contributo alla rete organizzativa e di comunicazione dell’iniziativa. Prima di dargli la parola, ha ricordato con stima e commozione la sua collaborazione con la Prof.ssa Maria Rita Parsi, che avrebbe dovuto chiudere il convegno odierno, richiamando un suo principio educativo nell’ambito di “regole e controllo” e responsabilità di protezione: “Anche sapere, e verificare se necessario, cosa mette nello zaino è un compito della famiglia”, come esempio di attenzione concreta che non scivola né nell’indifferenza né nel controllo punitivo.
Il Presidente Massimo De Meo, nel suo saluto, ha ribadito le ragioni del patrocinio da parte di Confassociazioni Salute e Terzo Settore: l’urgenza sociale del tema adolescenza–famiglia e la necessità di passare da una logica dell’emergenza a una cultura della prevenzione. De Meo ha ricordato con commozione la Prof.ssa Maria Rita Parsi, sottolineandone lo spirito di servizio e la capacità di costruire alleanze tra famiglia, scuola, professionisti e Terzo Settore. Ha infine richiamato, sulla base di esperienze anche associative, due parole chiave: l’Holding, inteso come “contenimento” e sostegno per adolescenti e genitori, e la lezione delle aspettative realistiche e minimali, al fine di valorizzare ogni progresso dei ragazzi, anche il più piccolo, soprattutto in presenza di fragilità importanti.
La prima relatrice, Roberta Arrighi, psicoterapeuta, nel suo intervento “Nativi digitali, genitori migranti: strategie per un dialogo efficace” ha invitato i genitori a superare l’approccio del controllo repressivo verso i figli “madrelingua” digitali, per sviluppare invece un interessamento autentico e competente. Arrighi ha approfondito il tema della “rete” come possibile “terza famiglia” e risorsa identitaria: secondo la relatrice, solo un interessamento convinto e la costruzione di una base sicura consentono un dialogo credibile e una relazione educativa che non si interrompa nei momenti più critici.

La psicologa Monica Calderaro ha presentato, in un’ottica preventiva, diversi modelli di nuclei genitoriali a rischio e la possibilità di sviluppare programmi di intervento adeguati, individuando fattori di protezione e traiettorie evolutive. Calderaro ha sottolineato l’importanza di una formazione continua per gli operatori del settore, per lavorare in modo concreto su genitori e figli e favorire un cammino il più possibile in sintonia nell’approccio comunicazionale, sia nella relazione diretta sia in quella mediata dal digitale, con ricadute in termini di maggiore sicurezza operativa nel sistema famiglia.
Nel suo contributo, l’Avv. Rosaria Salamone, esperta di diritto di famiglia e impegnata nel contrasto alla violenza in famiglia e nella società, ha evidenziato come l’adolescente coinvolto in situazioni di disgregazione familiare sia un soggetto di tutela, titolare di diritti personalissimi, che deve essere ascoltato e coinvolto nelle decisioni che lo riguardano, come l’affidamento e la frequentazione con i genitori. Salamone ha sottolineato inoltre l’importanza di un lavoro sinergico tra avvocati e psicoterapeuti: solo attraverso una collaborazione integrata è possibile favorire un dialogo costruttivo, superare conflitti e pregiudizi e tutelare realmente il benessere e la salute mentale di tutti, soprattutto dei figli.
Secondo la psicoterapeuta Pina Li Petri, l’adolescenza è una fase di profonda trasformazione, anche identitaria. In questa fase i ragazzi sperimentano, cercano autonomia e costruiscono la propria identità: proprio per questo possono essere più esposti a comportamenti a rischio, come l’uso di sostanze, il ritiro sociale, o un uso problematico dei social media. La relatrice ha ribadito che il compito degli educatori non è eliminare ogni rischio, ma rafforzare i fattori di protezione, creando spazi di ascolto, dialogo e fiducia che permettano agli adolescenti di crescere con maggiore consapevolezza e resilienza.
Il convegno si è concluso con l’intervento di Michele Di Nunzio, psicoterapeuta e criminologo. La sua relazione è stata preceduta da una breve testimonianza di un giovane ospite adolescente, invitato dal Prof. Di Nunzio, che ha condiviso emozioni, sofferenze e aspettative nei confronti degli “addetti ai lavori” a cui desidera rivolgersi per affrontare meglio difficoltà esistenziali tipiche dell’età. L’intervento, volutamente essenziale, ha offerto un segnale importante: la necessità di includere la voce degli adolescenti nei percorsi di comprensione e di cura, evitando di parlare “su” di loro senza ascoltarli.
Nelle sue conclusioni, il Prof. Di Nunzio, richiamando i contributi ricchi e articolati che avevano già illustrato la complessità dei problemi adolescenziali e le loro ripercussioni, ha cercato di risalire alle radici di quella che ha definito una “psicologia ingenua” che permea azioni e reazioni non solo dei genitori, ma spesso anche degli educatori e, talvolta, degli stessi professionisti. Una psicologia fatta di aspettative implicite, modelli interiorizzati, automatismi culturali che orientano letture e risposte emotive. In questa prospettiva, Di Nunzio ha ricordato come le radici culturali della nostra civiltà abbiano sedimentato figure e narrazioni che continuano a popolare il nostro immaginario individuale e collettivo – da Edipo ad Antigone, da Telemaco fino alle riscritture moderne come Amleto – e come tali archetipi, consapevolmente o meno, influenzino il modo in cui interpretiamo il conflitto generazionale, l’autorità, la colpa, l’autonomia e la dipendenza.
Anche nell’ultimo intervento è stata ribadita l’importanza di una nuova alleanza educativa tra famiglia, scuola, università e Terzo Settore, capace di integrare competenze psicologiche, relazionali e giuridiche, e di promuovere una cultura della prevenzione, dell’ascolto e della responsabilità condivisa.
Patrocinio: Confassociazioni Salute e Terzo Settore – Media partner: Informazione Quotidiana IQ
Contatti psicoeventiroma@virgilio.it tel 338/1796040
