Venti minuti di confronto prima tra le delegazioni, Santa Sede e Turchia, e poi altri venti minuti di faccia a faccia: Papa Leone XIV ha incontrato ieri ad Ankara il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan.
Sul tavolo la Palestina, i conflitti in Medio Oriente e Ucraina, ma anche i migranti e i cambiamenti climatici che hanno un forte impatto sulle popolazioni. È stato questo il cuore del primo giorno del viaggio del Papa in Turchia e Libano. La prima uscita all’estero di Leone è all’insegna del dialogo e alla ricerca di ponti per la pace.
“Oggi più che mai c’è bisogno di personalità che favoriscano il dialogo e lo pratichino con ferma volontà e paziente tenacia”, ha detto il Papa nel discorso alle autorità. Questa esigenza è tanto più forte in un mondo ‘orfano’ di quello che era il ruolo di mediazione delle grandi organizzazioni internazionali.
Dopo due guerre mondiali ora “stiamo attraversando una fase fortemente conflittuale a livello globale, in cui prevalgono strategie di potere economico e militare, alimentando quella che Papa Francesco chiamava ‘terza guerra mondiale a pezzi’. Non bisogna cedere in alcun modo a questa deriva!”, ha chiesto Leone. Quindi lo sguardo proprio sulla Turchia: “Possa essere un fattore di stabilità e di avvicinamento fra i popoli, a servizio di una pace giusta e duratura”, l’auspicio del Pontefice. La Santa Sede “desidera cooperare a costruire un mondo migliore con l’apporto di questo Paese, che costituisce un ponte tra Est e Ovest, tra Asia ed Europa”.
“Credo che i messaggi trasmessi dalla Turchia raggiungeranno il mondo turco-islamico e il mondo cristiano, accrescendo le speranze di pace nel mondo”, ha detto Erdogan, in riferimento all’incontro privato con il Pontefice, definito dal presidente “produttivo”. “Anche gli appelli del nostro stimato ospite alla pace e al dialogo sono estremamente preziosi per il successo del processo diplomatico”, ha aggiunto Erdogan in riferimento al conflitto tra Mosca e Kiev. “Abbiamo sempre apprezzato la posizione risoluta” di Papa Leone e dei suoi predecessori “soprattutto per quanto riguarda la questione palestinese”, ha aggiunto Erdogan ricordando che nel conflitto nella Striscia “uno dei luoghi di culto colpiti da Israele è stata la Chiesa della Sacra Famiglia, l’unica chiesa cattolica di Gaza”.
C’è l’incontro con il presidente, poi il discorso alle autorità del Paese. Ma prima di tutto la tappa al mausoleo dedicato ad Ataturk, il ‘padre’ della Turchia, dove Leone lascia un omaggio floreale e un messaggio benaugurante per tutto il popolo turco. L’obiettivo del viaggio – è la prima volta che Prevost mette piede in Turchia – è proprio la ricerca di “pace, dialogo, armonia, unità”, come annunciato sul volo dallo stesso Papa agli oltre ottanta giornalisti che lo accompagnano nel suo primo viaggio internazionale. C’è spazio anche per qualche battuta. Al giornalista che gli dona una mazza da baseball chiede: “Come ha passato la sicurezza?”. E poi gli auguri, soprattutto agli americani, per il Thanksgiving. “Che giorno meraviglioso per celebrarlo oggi”, commenta il Papa americano che stasera potrà mangiare il pie alla zucca donato da una giornalista. Domani ad Istanbul comincerà la parte più religiosa del viaggio: prima con l’incontro con i vescovi nella cattedrale del Santo Spirito, poi la storica preghiera ecumenica a Nicea per i 1700 anni del primo Concilio.
