Il cuore di Dio “non è con i malvagi, con i prepotenti, con i superbi”.
E soprattutto, “è straziato dalle guerre, dalle violenze, dalle ingiustizie e dalle menzogne”. Papa Leone sceglie un centro di accoglienza per gli anziani per lanciare un messaggio al mondo e indirettamente una risposta a chi, dall’altra parte dell’Oceano, continua ad attaccarlo. Loda l’opera delle suore e della comunità che si prendono cura di questi vecchi fragili, in sedia a rotelle, malati, ma contenti per l’affetto che ogni giorno ricevono. Ma il messaggio del Pontefice, che non vuole essere definito “un politico”, guarda soprattutto ai grandi della terra e a questo difficile momento internazionale.
Se Donald Trump ribadisce che Leone “non capisce e non dovrebbe parlare di guerra”, il vicepresidente JD Vance lo invita a rimanere in sacrestia, sottolineando che il Vaticano deve “attenersi alle questioni morali”. E invece il loro connazionale Prevost guarda oltre e dice che “la storia può cambiare” e che “un futuro di pace è possibile”. A patto però che si si riparta dal dato morale, che sembra in alcuni casi andato perso e senza il quale ogni democrazia, scrive il Papa in un messaggio all’Accademia delle Scienze diffuso oggi, “rischia di trasformarsi in una tirannia maggioritaria o in una maschera per il dominio delle élite economiche e tecnologiche”.
Lo strascico di polemiche innescato da Trump ha toccato anche la premier italiana Giorgia Meloni ma la politica tutta si è stretta e ha sottolineato che non poteva non difendere il Papa. Anche Elly Schlein ha detto che la presidente del Consiglio “ha doverosamente espresso solidarietà a Papa Leone”. Analoghe dichiarazioni sono arrivate anche dal vicepremier Antonio Tajani e il presidente del Senato Ignazio La Russa.
Ma l’eco delle polemiche non ha cambiato il viaggio tanto desiderato dal Papa che ieri è approdato ad Annaba, Ippona, la città del suo Sant’Agostino, un po’ la prima ragione di questo tour da 18mila chilometri nel continente più dimenticato del pianeta. In Africa Leone XIV ha voluto mostrare un’altra umanità: quella delle suore che si chinano sulle fragilità di un gruppo di anziani; quella dei cristiani, qui in Algeria solo lo 0,02 per cento, che restano e sono un ponte di dialogo; quella degli agostiniani che custodiscono con devozione i luoghi del loro fondatore, Agostino d’Ippona, nonostante la storia, in questa terra nel Nord Africa, sia sta anche molto dolorosa e segnata dal sangue dei martiri.
Anche il Papa, che ad Annaba era già stato da priore del suo ordine, è tornato a rendere omaggio ai resti dell’antica città. E non importa che una vera e propria tempesta, tra pioggia e vento, ha reso quasi impossibile la visita al sito archeologico.
Leone è andato e ha piantato un ulivo, anche questo nel segno della pace, perché la Chiesa, nonostante qualcuno la voglia mettere a tacere, “dove c’è disperazione accende speranza, dove c’è miseria porta dignità, dove c’è conflitto porta riconciliazione”, ha ricordato nell’omelia della messa nella basilica di Sant’Agostino.
