Le vincitrici della sezione romana della XVIII edizione del Concorso Scolastico ‘Ambasciatori dei Diritti Umani’ a.s. 2025/2026, organizzato dalla Società Umanitaria e SIOI, con la collaborazione di ADU, sono intervenute mercoledì 13 maggio scorso presso la Sala ‘Giulio Cesare’ di Palazzo Senatorio, in Campidoglio. La loro presenza nella prestigiosa Sala Capitolina testimonia la competenza, la preparazione e la maturità con le quali le studentesse hanno affrontato la prova concorsuale, quest’anno dedicata al ‘Diritto al benessere mentale dei giovani e il ruolo della società’. Riconoscenti nei riguardi della famiglia, della scuola e, soprattutto, dei loro insegnanti, Greta, Chiara e Arianna hanno espresso la loro gratitudine in coloro che ogni giorno, con pazienza e lungimiranza, accolgono le loro fragilità dando risposte non giudicanti.

Le testimonianze
Greta Garolfi, studentessa del Liceo delle Scienze Umane ‘Gelasio Caetani’ di Roma ha offerto la sua testimonianza, qui riportata nelle sue linee essenziali:
[…] “Nel trentaduesimo articolo della nostra Costituzione, risalente al 1948, la Repubblica Italiana tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse nei riguardi della collettività. Nel 2001, l’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) ha definito la salute mentale come uno stato in cui un soggetto è in grado di sfruttare al meglio le proprie capacità cognitive ed emozionali, costruendo in tal modo relazioni mature con gli altri e con il resto del mondo. Ma come il resto del mondo si relaziona, oggi, con la nostra generazione? Negli ultimi anni, la relazione bilaterale tra individuo e mondo, a livello globale, è cambiata. Non più esercizio della forza della politica, intesa come confronto diplomatico ma una politica della forza, caratterizzata da rapporti privi di stabilità. Si tratta di una situazione caratterizzata da incertezza e guerre che impediscono anche solo l’approccio con il futuro. In Venezuela, i lunghi anni di dittatura e di emergenza umanitaria hanno sottratto speranza e portato ad un’emigrazione di massa. I giovani sono stati costretti ad allontanarsi dalle famiglie, lasciati soli a fronte di eventi le cui conseguenze più gravi sono quelle che fanno meno rumore. Il filosofo Schopenhauer sosteneva che l’infelicità del mondo fosse talmente evidente e che solo un ubriaco poteva non accorgersene!
L’uomo, la vita, la società e gli eventi complessi, da cui dipende il benessere psicologico di ognuno, sono sottomessi all’imprevedibilità. Come sosteneva Eraclito, lo stesso uomo non può immergersi due volte nello stesso fiume perché la corrente non permette al fiume di essere lo stesso, così come l’uomo non potrà mai essere il medesimo, rispetto al primo bagno. Il concetto denominato Pantarei, posto in modo analogo alla salute mentale, mostra come nessun uomo sarà più lo stesso dopo un evento della vita. Questa situazione porta lo stato di benessere psicologico ad essere un incastro tra sé, gli altri e il resto del mondo, unico, irripetibile e fluido. Riconosco quanto sia difficile arrivare in questa maniera a un concetto positivo di salute mentale. La nostra società rinnega il dolore e, nel farlo, tenta di anestetizzarlo mentre la devianza, derivata da questa presunta normalità, costituisce un errore perché, nel chiederci di sentirci sempre bene, avviene un distacco dalla realtà. […] Nel passato si è lottato per i diritti delle libertà personali poi per l’uguaglianza e ora per la pace interiore e globale. In fondo, l’inizio della diffusione di una consapevolezza generazionale del vero benessere psicologico sarà come la dinamite, la miccia che incendierà la coscienza”. […]

Chiara Paolini, studentessa del Liceo Scientifico ‘Cannizzaro’ di Roma ha offerto ai presenti nella Sala ‘Giulio Cesare’ di Roma la sua personale testimonianza, qui riportata nelle sue linee essenziali:
[…] “Ringrazio tutti coloro che hanno reso possibile lo svolgimento di questo progetto formativo, soprattutto la mia professoressa di filosofia, le mie compagne di classe e, in particolar modo, la Società Umanitaria e la Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) che ogni anno offrono a noi giovani questo preziosissimo spazio di riflessione. L’intento è quello di favorire la diffusione di una maggiore consapevolezza dell’importanza dei diritti umani e, soprattutto, di lavorare attivamente sulle difficoltà della nostra società, in modo particolare, il raggiungimento del benessere mentale. Negli ultimi anni il benessere mentale e il diritto a star bene hanno acquisito sempre più rilievo nella nostra società ma, troppo spesso, si continua a parlarne in termini molto astratti, considerando solamente le misure che possono essere prese a livello istituzionale ma che restano lontane dalla realtà quotidiana.
Il vero cuore della questione risiede nel definire cosa significhi stare bene mentalmente e cosa è possibile fare concretamente per aiutare tutte le persone, anche nei momenti di difficoltà. Individuare e sperimentare i migliori comportamenti da seguire, al fine di tutelare la salute mentale e il benessere di ciascuno, sono processi molto tortuosi, un qualcosa di molto difficile da universalizzare e da comprendere a fondo. Per molto tempo la salute mentale è stata considerata un argomento da evitare perché parlare delle proprie fragilità veniva infatti considerato come un segno di debolezza. Così, molte persone hanno imparato a nascondere le proprie paure e le proprie ansie per timore di essere giudicati. […] La nostra società ha a lungo trattato le persone con fragilità mentali come individui da isolare, malati di mente da internare come se, nascondendoli alla luce del giorno, le loro fragilità e le loro difficoltà potessero magicamente scomparire.
Franco Basaglia sosteneva che la società, per dirsi civile, doveva accettare tanto la ragione quanto la follia e che, per poter veramente affrontare le malattie psichiatriche, bisognava essere in grado di incontrarle fuori da ogni tipo di istituzione, senza le etichettature che codificano e fissano in ruoli rigidi tutti coloro che vi appartengono. Se dunque non accettassimo la normalità e l’esistenza di queste situazioni di difficoltà, più o meno gravi, rischieremmo di mantenere un atteggiamento pregiudicante e chiuso che ostacolerebbe le capacità delle future generazioni di chiedere aiuto o di condividere senza timore i propri sentimenti. […] Oggi c’è una maggiore consapevolezza dell’importanza di creare degli spazi di ascolto e di sostegno, laboratori, sportelli psicologici, programmi nelle scuole e perfino piattaforme mediatiche, tutti strumenti fondamentali per dare voce ai giovani e per permettere loro di sentirsi compresi e accolti. Il benessere mentale è un diritto che l’intera società deve tutelare perché giovani e adulti, nel loro equilibrio mentale, sono influenzati non solo dalle predisposizioni genetiche o dalle esperienze personali di vita ma anche, se non soprattutto, dall’ambiente in cui si trovano. Famiglia, scuola, istituzioni e l’intera comunità svolgono un ruolo cruciale e per questo devono essere i primi a riconoscere la normalità dei limiti, delle imperfezioni e della fragilità dei giovani evitando di imporre loro degli ideali irraggiungibili. Il benessere si raggiunge sviluppando strumenti che ci permettono di affrontare i momenti di fragilità senza per questo sentirci sopraffatti, imparare dalle esperienze e costruire resilienza ed essere in grado di riconoscere e gestire le proprie emozioni.
Prendersi cura del benessere mentale significa coltivare l’ascolto, l’empatia e la consapevolezza creando degli spazi concreti e accessibili. Soprattutto, significa creare una società che riconosca i bisogni emotivi e le fragilità di ognuno, che incoraggi il dialogo intergenerazionale e sia disposta ad offrire supporto senza giudicare. La salute mentale non è un privilegio ma un diritto riconosciuto a tutti dall’intera collettività. Ogni piccolo gesto di ascolto, comprensione e sostegno rappresenta un passo concreto verso un futuro migliore in cui i giovani si sentano liberi di esprimere le mille sfaccettature del proprio mondo emotivo.” […]

Arianna Bondanini, studentessa del Liceo Scientifico ‘Plinio Seniore’ di Roma ha offerto ai presenti nella Sala ‘Giulio Cesare’ la sua personale testimonianza, qui riportata nelle sue linee essenziali:
[…] “La salute mentale e il diritto al benessere ci riguardano molto da vicino. Non si tratta, infatti, di argomenti lontani, teorici o riservati agli esperti ma di realtà che entrano nelle nostre giornate, nei nostri pensieri, nelle nostre relazioni e perfino nel mondo in cui viviamo: la scuola, la famiglia e il tempo libero. In quanto giovani, ci sentiamo esposti alla pressione di dover essere sempre all’altezza, di apparire forti anche quando dentro si è confusi o stanchi. Le aspettative che sentiamo arrivare dall’esterno sono talvolta generate da noi stessi, quasi inconsapevolmente. Spesso, il peso più grande nasce proprio da questo sentirsi costantemente in dovere di dimostrare qualcosa. Il benessere mentale non può essere considerato alla stregua di un problema secondario ma essere riconosciuto come un diritto fondamentale, riferito non soltanto alla salute del corpo ma anche alla salute della vita. Questo vale ancora di più per gli adolescenti che vivono in una fase delicata della crescita, che costruiscono la propria identità e cercano il loro posto nel mondo. […] Spesso, infatti, ci chiediamo perché così tanti giovani vivono in uno stato perenne di ansia e solitudine, con la paura del futuro, l’insicurezza o la difficoltà nel riconoscere il proprio valore.
La risposta, secondo me, non si trova solo nella fragilità individuale ma anche nel contesto in cui viviamo. Una società che corre sempre di più, pretende risultati immediati, misura il valore delle persone in base alle performance finisce, inesorabilmente, per lasciare indietro chi fa più fatica a farsi strada nel mondo. In questo senso, la scuola ha una responsabilità enorme, quella di porsi non soltanto come il luogo delle verifiche degli apprendimenti e delle prestazioni ma anche uno spazio in cui ci si sente ascoltati, compresi e accolti. I naturali cambiamenti indotti dalla crescita richiedono vicinanza, sincerità e ascolto: in tal senso la scuola può diventare veramente un punto di riferimento decisivo nella vita di uno studente. Riguardo la famiglia, a volte si pensa che il sostegno che ci occorre consista nel solo risolvere i problemi dei ragazzi ma, spesso, la cosa più importante è semplicemente essere presenti, ascoltare senza giudicare, dare fiducia e permettere ai figli di parlare anche quando non hanno ancora le parole giuste per spiegarsi.
Un adolescente che si sente accolto in casa avrà di sicuro più strumenti per affrontare il mondo esterno, nel presente e nel futuro. Vorrei sottolineare anche un punto che spesso viene dimenticato, ovvero che il benessere psicologico non si tutela solo attraverso le politiche istituzionali ma con le piccole azioni quotidiane, la vicinanza e l’abbattimento dei pregiudizi. […] La salute mentale, quando vacilla, non deve essere considerata debolezza: provare la sensazione di sentirsi inadeguati significa, nel contempo, avere il coraggio di guardarsi dentro e di chiedere aiuto quando serve. Chiedere aiuto non è una sconfitta ma un atto di consapevolezza, forza e rispetto verso se stessi. Per tutelare il benessere psicologico degli adolescenti dobbiamo costruire una società più attenta, umana e capace di ascoltare, una società in cui, scuola, famiglia, istituzioni e comunità lavorino insieme per offrire sostegno, educazione e fiducia affinché nessun ragazzo si senta solo di fronte al proprio disagio. […]

Ringraziamenti
I nostri più sinceri ringraziamenti vanno ai promotori del Concorso Scolastico ‘Ambasciatori dei Diritti Umani’, alla Società Umanitaria, la SIOI e l’Associazione ADU e agli organizzatori della Conferenza di presentazione dei vincitori della XVIII edizione del Concorso.
L’evento, con la partecipazione di Informazione Quotidiana in qualità di media partnership è stato promosso per il terzo anno consecutivo in collaborazione con Carla Consuelo Fermariello, Presidente della XI Commissione Consiliare Permanente Scuola di Roma Capitale Palazzo Senatorio – Aula Giulio Cesare
Per approfondimenti e richieste di partecipazione al Concorso, rivolgersi a:
Roma – Via U. Aldrovandi 16, 00197 | roma@umanitaria.it | 06 3242156
