“Nessun film fantasma potrà più approfittare delle risorse pubbliche.
Basta sprechi e truffe: i soldi dei contribuenti andranno solo a chi fa davvero cinema” è uno dei passaggi dell’intervento del ministro della cultura Alessandro Giuli in risposta al Question Time oggi al Senato. “Siamo convinti che – ha aggiunto – l’investimento pubblico in questo settore sia altamente strategico per l’identità culturale italiana e dunque riteniamo necessario che le risorse disponibili siano erogate in modo trasparente, con verifiche sempre più efficienti e capaci, anche premiando un comportamento sempre più virtuoso degli operatori del settore”.
Le agevolazioni previste dalla legge 220/2016 a sostegno del settore cinematografico e audiovisivo e, in particolare, il credito d’imposta, hanno contribuito nel corso degli anni alla crescita dell’intero mercato in termini culturali, economici, industriali e occupazionali. Ne è convinto il ministro della Cultura Alessandro Giuli che sul tema è intervenuto oggi al Senato per un Question Time sollecitato dai senatori di FdI Marcheschi, Malan, Cosenza, Speranzon, Bucalo, Campione, Fallucchi. Ma una razionalizzazione dei criteri di attribuzione delle risorse e degli incentivi, per eliminare distorsioni plateali che si sono verificate in passato, causando un utilizzo improprio delle risorse si è reso necessario.
“L’adozione nel corso del 2024 dei nuovi decreti che disciplinano il credito d’imposta per la produzione nazionale e per le produzioni esecutive ha consentito di dettagliare i parametri per accedere a tali agevolazioni”, ha spiegato Giuli segnalando in aula le principali misure adottate. Tra cui il divieto di sub-appaltare prestazioni o servizi; l’inserimento del titolo dell’opera nei documenti di spesa, pena l’ineleggibilità del costo; la possibilità per la Direzione generale competente di effettuare valutazioni sulla congruità dei costi; l’estensione delle casistiche di esclusione dai benefici per i successivi 5 anni in caso di dichiarazioni mendaci o mancato rispetto dell’obbligo di reinvestimento. E ulteriori misure di rafforzamento dei controlli sono in corso di adozione sulla piena tracciabilità dei flussi finanziari; l’utilizzo di conti correnti dedicati; l’obbligo di fornire su richiesta una perizia di congruità dei costi sostenuti e in relazione alle produzioni esecutive di opere straniere, alla consegna dell’intera opera realizzata.
“Alle novità di tipo normativo, si affianca una sempre maggiore attività di controllo eseguita per ciascuna pratica dalla Direzione generale competente. Inoltre, sono svolti ulteriori approfondimenti in relazione a quelle posizioni che, nonostante l’apparente regolarità delle domande trasmesse, presentino elementi meritevoli di particolare attenzione. Si stringono i bulloni”, ha chiosato. “Più nel dettaglio, il Ministero ha avviato ulteriori controlli su circa 200 opere per le quali sono stati richiesti tutti i documenti contabili e fiscali; in presenza di ulteriori dubbi, si è proceduto alla consegna di circa la metà dei fascicoli alla Guardia di Finanza, con la quale il Ministero ha stipulato una apposita Convenzione. Ciò posto, con mio decreto ho destinato – – ha sottolineato Giuli senza citare nel discorso direttamente il caso dei finanziamenti al presunto killer di Villa Pamphili Francis Kaufmann per un film mai girato – ingenti risorse per il rafforzamento delle attività di controllo”.
Giuli: ‘Verificherò decorrenza 70 anni per vincolo San Siro’
Il ministro della cultura Alessandro Giuli, rispondendo in Senato ad una interrogazione dell’on. Elena Sironi (M5S) sull’apposizione di un vincolo per riconoscere l’interesse culturale dello stadio “Giuseppe Meazza” di Milano, evitando così il progetto di vendita del Comune di Milano, ha promesso di “verificare tramite gli uffici competenti gli elementi che a detta degli interroganti farebbero risalire a prima del novembre 1955 l’utilizzo del secondo anello dello Stadio San Siro. Stante anche la vicinanza della data del compimento del settantesimo dalla costruzione, inviterò i medesimi uffici a fornire un parere definitivo, segnalando peraltro la necessità di stabilire in maniera univoca la data di decorrenza dei 70 anni”. Attualmente, lo Stadio storico di Milano non è sottoposto a disciplina di tutela ai sensi del Codice dei Beni culturali e del Paesaggio, né sotto il profilo monumentale, né sotto il profilo paesaggistico. Ai sensi degli articoli 10 e 12 del citato Codice, gli immobili di proprietà pubblica (come lo Stadio San Siro, di proprietà del Comune di Milano) sono considerati vincolati in presenza di due requisiti non alternativi: devono essere opera di autori non più viventi e la loro esecuzione deve risalire ad oltre settanta anni, indipendentemente dalla verifica dell’interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico che può successivamente compiersi d’ufficio o su richiesta dei soggetti cui i beni appartengono.
“In particolare, per quanto concerne la questione del requisito di vetustà (70 anni) del secondo anello, il primo documento che ne attesta formalmente l’avvenuta ultimazione delle opere del contratto principale di realizzazione è il Verbale di collaudo provvisorio datato 10 novembre 1955. Pertanto, per poter avviare il procedimento di verifica dell’interesse culturale per il secondo anello è necessario attendere la data del 10 novembre 2025”, data che sarebbe tardiva rispetto alla scadenza di vendita fissata al 31 luglio. L’on. Sironi ha replicato contestando la data del 10 novembre che è sì del verbale di collaudo ma, ha sostenuto, ci sarebbero foto documentali di partite di calcio giocate nel giugno 1955 in cui il pubblico già occupava tribune per tre quarti e la parte esterna dello stadio era già esistente. Considerando questa data si potrebbe mettere il vincolo impedendo al comune di Milano di vendita. Per quanto attiene, invece, all’apposizione di un vincolo di tipo storico-relazionale sull’intero stadio, “posto che il Ministero, come ricordato, si è già espresso nel merito nel 2020 con parere negativo della Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale della Lombardia, si rappresenta che l’eventuale alienazione dello stadio – ha concluso Giuli – non precluderebbe la possibile apposizione del suddetto vincolo qualora se ne ravvisassero le condizioni”.
Fonte: ansa.it
