Germania egemonia del basket: da Nowitzki a Schroder dalle origini del successo

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Germania Eurobasket

Uber Alles, ma non più nel calcio o nella Formula Uno sport tradizionalmente ricchi di successi tedeschi nel decennio scorso. Non si parla più di quel gioco in cui ventidue ragazzi corrono dietro ad un pallone e alla fine vince la Germania, e neanche di quella competizione in cui tolta la vernice per rientrare nei limiti di peso due frecce d’argento illuminavano i circuiti di tutto il mondo sotto la luce di una stella a tre punte. Ricostruzione, la Germania del calcio è in una fase di restauro e gli Europei in casa lo hanno dimostrato chiaramente, lo stesso vale per la formula Uno che con il dominio Mercedes interrotto nel 2021 aveva fatto imparare l’inno teutonico al mondo intero. Doveva essere un ritorno ai tempi di Boris Becker, anche il tennis doveva avere il suo dominatore tedesco, Alexander Zverev che invece si è accomodato all’ombra di Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. Non resta che il basket, è la palla a spicchi il nuovo terreno di conquista dei tedeschi padroni d’Europa e del mondo, anche se per la verità le ultime Olimpiadi hanno raccontato qualcosa di diverso. Dodici medaglie d’oro, Dennis Schroder portabandiera senza aver mai vinto una medaglia a cinque cerchi, ma per lo più sono arrivati successi da sport meno seguiti, le classiche discipline che vengono rispolverate da appassionati ed esperti ogni quattro anni come l’equitazione o la canoa (non per questo però sono da considerare di serie B). Si aggiugne il successo del basket 3×3, una versione in miniatura dello sport che conosciamo e che ad ora è il più grande orgoglio sportivo nazionale tedesco. In Germania hanno iniziato ad avvicinarsi alla pallacanestro ai tempi di Christian Welp, campione d’Europa nel 1993 con la squadra riunita sotto la stessa bandiera, quando il muro era ormai un ricordo e lui aveva ormai attraversato inversamente l’oceano per passare dall’NBA al campionato in patria, al Bayern Leverkusen con cui ha vinto sette campionati. Quella vittoria di un punto contro la Russia era l’ultima festa in questo sport dei tedeschi se non si considera il terzo posto mondiale del 2002. Risultato migliorato ventun’anni dopo nelle Filippine, quando Dennis Schroder si è conquistato la bandiera con le tre strisce nera gialla e rossa da portare sulla Senna vincendo il primo titolo mondiale sconfiggendo la Serbia in finale.

Dennis Schroder

Da Nowitzki a Schroder

Come in tutti gli sport anche i tedeschi campioni di tutto nel basket hanno un ispiratore. Torniamo al 2007, anno in cui l’NBA vive un momento di transizione tra campioni, Steve Nash è reduce da due titoli MVP ma il premio individuale più ambito ancora deve andare tra le mani di Lebron James e di Kobe Bryant perchè a frapporsi tra il canadese e i goat del basket di questo secolo c’è il primo europeo della storia in grado di guadagnarsi questo titolo ed è un tedesco. The German Wunderkind lo chiamano, Dirk Nowitzki era un’ala grande che poteva giocare anche come centro. Quando aveva sedici anni Holger Geschwindner si propose di deivnetare il suo mentore e allenatore, lo trasformò in uno dei migliori giocatori del mondo e al Draft del 1998 è la nona scelta dei Dallas Mavericks. Inizia una ventennale storia d’amore che ha portato alla doppia apoteosi, titolo di MVP nel 2007, è il primo europeo a riuscirci e poi l’anello arrivato dopo una infinita lista di delusioni in serie, arrivato nel 2011 vincendo addirittura contro i Lakers di Kobe e in finale contro gli Heat di Lebron. Aggiugne così anche il premio di MVP delle Finals. A Dallas è un eroe indiscusso come Emmitt Smith e Joe Nieuwendyck, è l’unico in grado di portare i Mavs al titolo, ci hanno provato altre due volte, un con lui in campo e una senza ma quel successo del 2011 resterà nella storia del basket texano ed in qualche modo anche Europeo. Un passaggio di testimone che ancora non ha trovato successori, un vero e proprio erede per quanto fatto in America ancora la Germania non lo ha trovato. Dennis Schroder ha inziato a girare le franchigie NBA dal 2013, a partire dagli Atlanta Hawks e ora si trova ai Kings, la decima casacca che indossa in America. Sul talento non si discute, la doppietta Mondiale-Euroepo porta la sua firma impressa a fuoco nella storia dello sport tedesco come i mondiali di Schumacher, i gol di Muller e i trofei di Becker. Tuttavia, se oggi non è ancora risucito a raccogliere l’eredità di Nowitzki il fatto è dovuto alle sue vesti di dottor Jekyll e Mister Hyde che lo hanno visto da una parte MVP sia nelle filippine che a Riga, dall’altra mai incisivo con le sue dieci squadre NBA. Il sorpasso e il titolo è opera sua: canestro in penetrazione attaccando il ferro quando mancavano 1’15” alla fine che ha portato al sorpasso e poi dalla media distanza per l’86-83, il momento decisivo che ha piegato la Turchia. Allora perchè fatica così tanto in America dove adesso ha comunque firmato un contratto da 33 milioni in tre anni con i Sacramento Kings? E’ stato la chiamata numero 17 del Draft 2013 con gli Hawks, dopo 5 anni non ha mai fatto più di due anni con la stessa squadra passando per Oklahoma, Lakers due volte, Boston, Houston, Toronto, Brooklyn, Warriors, e Detroit che non lo hanno rinnovato. Questione di fiducia, in America la pazienza è poca e i campioni sono tanti, troppi, non è al centro del progetto, di nessun progetto. Lo è invece in Germania, può fare quel che vuole è il messaggio chiaro di coach Ibrahimagic, che ha sostituito Alex Mumbru nel periodo in cui era in ospedale con lo spagnolo rientrato solo fare il vice. Anche quando sbaglia gli è perdonato tutto, non vede la panchina e il campo è il suo regno da amministrare a suo piacimento e allora sì che il campione di tutto emerge.

Dirk Nowitzki

Germania campione, Wagner e Da Silva: gli altri vincitori

Un europeo non si vince da soli ai tempi di oggi, e infatti in finale si trovano le squadre in cui spiccano meno individualità, che basano molta della loro forza sul gruppo. Non c’è spazio fino alla fine per Antetokoumpo, Doncic, Markkanen o Jokic; emergono sì Schroder e Sengun, ma intorno a loro ruotano ad uno stesso livello talenti simili. Come la Spagna di Scariolo, come l’URSS e la Jugoslavia i tedeschi completano una doppietta iniziata con un bronzo europeo nel 2022 quando c’era ancora Herbert in panchina e macchiata solamente dal legno alle Olimpiadi di Parigi. Franz Wagner è l’altro anello di congiunzione tra mondiale ed Europeo, 24 anni ha portato Orlando ai playoff per due anni di fila e ha festeggiato con in mano la maglia del fratello Mortiz infortunato. Cresciuto a Berlino, con le chiavi dell’Alba (la squadra della capitale) fin da quando era un ragazzino, quando giocava delle partitelle con i grandi e impressionava. Ha tenuto una media di 21 punti contribuendo ai 101 punti di media a partita della Germania, il miglior attacco di questo Europeo. Neutralizzato Doncic, Markkanen e alla fine anche colui che chiamavano Baby Jokic, Sengun un giocatore difficilissimo da raddippiare in grado di mettere a segno una tripla doppia nei quarti contro la Polonia. Non sarà un europeo che ricorderemo per l’Italia che questa volta ai quarti non ci arriva, anzi, dovrà ora ripartire senza Pozzecco meditando sulla disfatta firmata Doncic che in ogni caso, superato lo Sloveno avremmo avuto i tedeschi sulla nostra strada. Oggi il basket è uno sport della Germania che tra Orlando (dove gioca anche Da Silva) e Sacramento cercherà di inserirsi anche in NBA.