Formula Uno, Lando Norris campione del mondo: soffrire per vincere.

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Lando Norris

Chi desidera vedere l’arcobaleno deve imparare ad amare la pioggia sostiene Paulo Coelho: la storia dello sport ce lo insegna e almeno la prima volta, chi vince un mondiale lo deve fare attraverso mille sofferenze e ribaltamenti. E’ successo con Hamilton, Vettel, Verstappen e ora anche con Lando Norris. L’inglese è il campione del mondo 2025 e dopo diciassette anni porta la McLaren a vincere il titolo piloti che aveva già archiviato da diverse gare il secondo costruttori consecutivo. Per la prima volta la scuderia di Woking vince con la livrea originale, non condizionata dai colori degli sponsor, libera dai limiti contrattuali e quindi quando Lando sale sul podio di Abu Dahbi in virtù del suo terzo posto nell’ultimo gran premio che vale un titolo indossa una tuta arancione papaya. E’ il trentacinquesimo campione della storia della Formula uno, l’undicesimo britannico e l’ottavo che porta la McLaren al successo, lo fa con il team che lo ha cresciuto e che non ha mai abbandonato dal 2019 quando ha esordito proprio in papaya in Formula Uno. E’ stata la stagione della maturazione, quella in cui Lando non ha più sbagliato le partenze come ci aveva abituato lo scorso anno, quella in cui è arrivato a sette vittorie più una sprint per un totale di undici gran premi vinti e 43 podi, numeri ancora non da record, che sono testimonianza di una carriera ancora agli inizi (26 anni sulla carta d’identità) nosntante i 6 anni di esperienza in F1. Quando nel 2021 Max Verstappen iniziava proprio da Abu Dhabi il suo dominio, Norris chiudeva il mondiale al sesto posto con 4 podi, chiaramente era un’altra macchina, lontanissima dalle prestazioni odierne che vedono i papaya come la miglior vettura nel paddock almeno per quanto riguarda questo 2025, poi si vedrà nel 2026 con il nuovo regolamento se sapranno confermarsi. Intanto lo champagne rigorosamente analcolico come da legge imposta al circuito di Yas Marina è tutto per Norris.

Lando Norris

Lando Norris, il gamer campione del mondo mette da parte i giochi

“Ho messo via i rimpiattini, dicono non ho l’età. Ma se si voltano un momento ci rigioco perché a me va”, con queste parole Luciano Ligabue racconta il sentimento del distacco dall’età giovanile per abbracciare l’età adulta, ma riscopre anche il se stesso bambino che vorrebbe poter tornare a rivivere le stesse emozioni e tornare a godere degli stessi divertimenti dell’infanzia. Il mondiale vinto da Lando Norris in un certo senso segue una direzione simile, il ragazzo con i capelli ricci sorridente che però ha semrpe dato l’impressione di essere un orso che anche dando zampate non riusciva a ferire, è finalmente maturato e a Yas Marina lo abbiamo visto lottare come l’ultimo giapponese su un isola deserta, lo abbiamo visto soffrire e sporcarsi le mani dopo il pit stop che ha complicato la sua strada verso il primo titolo mondiale. In un appassionante sfida a tre, che rianima il triello cinematografico di “il buono il brutto il cattivo” ma perchè no, restando in tema motori, quello del film animato Cars il britannico riesce a mantenere lo status quo per quanto riguarda la sua pozione di vantaggio in classifica: arriva con 12 punti in più di Verstappen e chiude con appena due punti, ma davanti. Il che però non è qualcosa di scontato, anzi la storia della F1 ci racconta l’opposto: in 50 anni, nelle ultime 6 volate a 3 il leader è stato sorpassato 5 volte con l’eccezione che spettava solamente a Keke Rosberg nel 1982 e l’ultima volta capita proprio ad una McLaren di essere superata sulla linea del traguardo, in quel 2007 in cui sia Hamilton che Alonso sono stati beffati da Kimi Raikkonen nell’ultimo mondiale colorato di rosso Ferrari.

Lando è nato a Bristol, nel West dell’Inghilterra da papà Adam imprenditore di successo nel ramo pensionistico e mamma Cisca di origine Belga. Una situazione agiata dal punto di vista economico che ha permesso al giovane Lando di coltivare la passione per i motori anche se il primo amore è stata la MotoGP del suo eroe Valentino Rossi. Non ha scelto il 46 come numero di gara perché non si sentiva all’altezza di una mostro sacro dello sport come il Dottore. Ha provato diversi sport prima di lanciarsi con i Kart, il padre ha considerato troppo pericolosi i quad, lui non ha sviluppato attrazione per l’equitazione e alla fine ha preferito le quattro alle due ruote. Ha trovato da subito la sua dimensione vincendo la Formula 3 Europea nel 2017 e sfiorato il mondiale in Formula2 nel 2018 battuto dal connazionale attuale pilota Mercedes George Russell. L’anno successivo il salto in Formula Uno, proprio in McLaren. Lando può rispecchiare fedelmente le caratteristiche del Zillennials, quella serie di ragazzi nati a cavallo tra la gerazione Z e i Millennials: da sempre appassionato di gare simulate lo ricordiamo durante la pandemia nelle sue dirette in streaming su Twitch con i colleghi giocando a videogiochi di Formula Uno. Da quel periodo buio in F1, con il calendario congelato dalla paura del covid 19 Norris si è guadagnato la sua fetta di popolarità esplosa definitivamente poi in Austria alla ripresa del mondiale quando ottenne subito il primo podio. Le pressioni derivanti dai leoni da tastiera dei social network lo hanno però portato ad allontanarsi dal mondo del gaming, è diventato così uno dei protagonisti delle battaglie per il diritto alla salute mentale, sostenendo ad esempio una charity inglese legata proprio a questo tema. Il gamer ha messo da parte i videogiochi, è arrivato il tempo della, maturità che in termini sportivi significa vincere il mondiale di Formula uno.

Lando Norris campione del mondo, il titolo della rimonta sfiorata

Se lo scorso anno ha solo potuto avvicinarsi alla speranza di vincere il titolo e quindi di completare una rimonta contro Max Verstappen, quest’anno che l’olandese volante non aveva quel bottino di punti da amministrare e si è trovato subito attaccato dai papaya. Lando ha saputo sfruttare ogni imperfezione e ogni sbavatura del mondiale di Max Verstappen e del compagno di squadra Oscar Piastri. Come detto, interpretando al meglio l’insegnamento di Coelho che abbiamo esposto in apertura, faticando e sporcandosi le mani, mettendosi a disposizione della squadra e sottostando anche alle criticatissime papaya rules. Due avversari da domare, uno in casa quindi e l’altro che porta con se un bottino di 4 titoli mondiali consecutivi e che per poco non ha centrato il quinto come era riuscito solo a Schumacher. Quando il titolo sembrava destinato ad essere una questione interna McLaren si è risvegliato il talento di Max Verstappen che dopo il gran premio di Olanda era a 104 punti di distanza e prima di quello di Abu Dhabi era già risalito a meno 12 dalla vetta. Riunendo la propria squadra sotto al direzione di Laurent Mekies, dopo l’addio travagliato di Chris Horner si sta concretizzando sempre di più lo scenario del “Tra i due litiganti il terzo gode”. Qualche parole di rammarico, ceh nasconde un certo rispetto per la vettura -non certo era i piloti- degli avversarti Max se l’è lasciata scappare: “Se io avessi avuto una McLaren il titola sarebbe stato già chiuso da un pezzo” e in effetti i suoi due avversari sono incappati in una serie di errori a tratti grossolani che gli hanno permesso di risalire quasi fino al quinto titolo consecutivo. Viene in mente la doppia squalifica imprevedibile di Las Vegas, ma anche la logica delle papaya rules di Monza. Per quanto riguarda Piastri invece il bilancio della sua stagione non può considerarsi positivo per quanto si tratti solo della terza annata in Formula uno. Mai nessuno era stato in testa alla classifica del mondiale piloti per 15 gare e poi non ha festeggiato il titolo a fine stagione, una statistica che non nasconde il crollo verticale di Oscar vincitore di sette gare fino al Gran Premio d’Olanda e poi arenatosi dopo il ritiro a Baku che ha di fatto riaperto i discorsi per il campionato. La vittoria di Norris quindi lo rende ufficialmente la prima guida della McLaren che è andata molto cauta nello stabilire le gerarchie anche dopo la vittoria di Lando lo scorso anno nell’ultima gara della stagione che ha consegnato il costruttori al team di Woking. Ma questo è effettivamente un successo di squadra, correre con due punte contro è sempre un vantaggio all’ultima gara dell’anno e lo sa bene Andrea Stella che qui ad Abu Dhabi viveva il dramma di Alonso nel 2010 nel ruolo di suo ingegnere di pista e adesso festeggia al fianco di Lando e in parte di Oscar ricoprendo il ruolo di team principal. La Formula Uno si lancia nella sua nuova era con un nuovo campione: il 2026 rimane un’incognita per la McLaren, per la Red Bull e anche per la fallimentare Ferrari di questa stagione. La scuderia di Maranello sogna di tornare protagonista con la rivoluzione tecnica del prossimo anno, magari con una strada anche più facile considerando che di sofferenze in rosso ne hanno già attraversate abbastanza.