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Essere multitasking al giorno d’oggi

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La parola multitasking ha inziato a diffondersi nel nostro linguaggio negli ultimi anni. Il termine è stato preso in prestito dall’informatica, dove per multitasking si intende la capacità di un sistema operativo di eseguire più programmi simultaneamente. Mentre una persona multitasking è quel tipo di persona che riesce a fare più cose contemporaneamente, associando la terminologia allo svolgimento di più azioni, come fare un selfie in una posizione non ottimale, o mandare un messaggio mentre si sta lavorando, insomma si innesca la sindrome del supereroe. Il termine deriva dall’inglese “task” che vuol dire compito, secondo cui un sistema operativo può eseguire più compiti; è un fenomeno diffuso grazie all’utilizzo di dispositivi tecnologici, dal laptop allo smartphone, i quali hanno facilitato la comunicazione istantanea, diminuendo altri tipi di atteggiamenti o comportamenti sociali. Da non dimenticare che in ambito lavorativo e tecnologico si parla di media multitasking, quasi a volere rinsaldare la velocità con cui la società odierna risponde ai vari stimoli. Essere multitasking è un bene?Non si deve pensare per forza che l’essere multitasking sia sempre da considerarsi un disturbo, anche perché in ambito di psicologia sperimentale, il multitasking si riferisce al cosiddetto “Paradigma del doppio compito”,una procedura sperimentale usata in psicologia sperimentale e in neuropsicologia.Si tratta di far svolgere ai partecipanti dell’esperimento due compiti contemporaneamente:l’abilità sta nell’individuare quali compiti possono essere svolti insieme, e quale dei due potrebbe inficiare l’effetto dell’altro ( cantare e guidare possono essere compiti da svolgere contemporaneamente, ma con questo non si dice che si debba farlo necessariamente), ma cantare una canzone e leggere sono due compiti che interferiscono tra di loro, cioè si deduce che essi fanno affidamento su risorse cognitive diverse,in realtà uno dei rischi delle attività mentali è staccarsi dalla realtà. Una pausa da un lavoro impegnativo serve a riprendere i ritmi, ad arrestare anche i pensieri negativi, lasciando la mente libera di vagare, in termini di rinvigorimento e rigenerazione. Anche perché sembra che esistano diversi modi di vagare con la mente, come indica lo psicologo Hao-Ting Wang, dell’Università di York (Gran Bretagna), far vagare la mente è un esercizio efficace e di dialogo interiore, ragione per cui l’essere multitasking potrebbe essere un’occasione per fare questo tipo di esperienze a livello mentale , che implicano una correlazione tra mente e corpo, con diversa energia emotiva e funzionamento sensoriale.

Sognare durante il giorno è un’attività multitasking? Si lo è, ma non ci rende felici, anzi le persone che sognano ad occhi aperti tendono ad  esporsi ad interpretazioni della realtà che rendono la vita meno colorata,infatti secondo un report pubblicato sulla rivista “Science”, le persone che sognavano ad occhi aperti erano meno felici delle altre, in virtù di una mancata decorazione emotiva dei momenti vissuti o che non si sarebbero mai vissuti- e a volte, purtroppo, complicano ancora di più lo stato emotivo e l’esistenza. Essere multitasking, invece, in alcuni momenti della vita può creare benefici, quando diventa spirito creativo e collegamento di emozioni, sensazioni e azioni, in altri momenti si può svolgere il compito che riesce meglio.

Staccarsi e dedicarsi a compiti facili risulta piacevole? Sicuramente la libertà della mente è quella premiante, secondo la quale si può praticare il pensiero libero, scevro da costrizioni, pregiudizi, giudizi di valore, ripensamenti, rimuginio continuo, che si associa al malessere generale. In alcuni casi interviene la musica a ristabilire l’equilibrio perduto,con la funzione di filtrare e ridimensionare la percezione della realtà, in modo da renderla comprensibile e alla portata di tutti, una musica che salva e libera il nostro cervello dalle più antiche preoccupazioni.

a cura di Matteo Spagnuolo

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