E’ la Coppa Davis dei romani, Matteo Berrettini e Flavio Cobolli due figli della capitale che hanno trascinato l’Italia a vincere la prima partita, i quarti di finale contro l’Austria, del torneo in casa. Stavolta a Bologna, dopo le due edizioni vinte a Malaga l’Italia di Volandri cambia sede e avversari, e anche la faccia. Jannik Sinner ha sconfitto Alcaraz nella finale di Torino, ma si è visto quanto anche un torneo vinto senza perdere neanche un set sia stato dispendioso per il numero due del mondo e lo si è visto anche per il numero uno, Carlitos che ha scelto di non partecipare con la maglia della Spagna alla coppa del mondo di tennis. Non è la prima volta, è già successo due anni fa, addirittura ai gironi e in quel caso gli iberici non si qualificarono per la fase finale che si disputava in casa loro. Abbiamo a lungo disquisito sull’assenza di Sinner che era già annunciata da diverso tempo prima delle ATP Finlas di Torino, troppo impegnativo il finale di stagione e la rincorsa al numero uno del mondo che è tutt’ora in atto. Nel 2026 sarà fondamentale partire bene e quindi una settimana di preparazione in più può fare la differenza “E’ stata una scelta difficile, una rinuncia sofferta e l’aver vinto la coppa due volte forse ha influito”. La conseguente assenza di Alcaraz, che nella Finale delle Finali ha chiamato il medical time out non fa che confermare quanto affermato da Bertolucci recentemente, che ormai contano gli slam e le Finals e la Davis non può neanche fare da contorno o preparazione per la collocazione nel calendario al termine della stagione. Per Sinner non è un addio alla Davis, ma un arrivederci e lo stesso vale anche per Lorenzo Musetti. L’artista carrarino si è davvero complicato la strada per arrivare a giocarsi le Finals, si è fatto rimontare in autunno oltre seicento punti di Auger Aliassime e ha avuto acceso al Torneo dei maestri solo per la rinuncia di Novak Djokovic. In successione ha affrontato le forche caudine dei numerosi tornei su cemento, sia Outdoor che indoor dell’autunno tennistico e con il secondo figlio in arrivo ha scelto anche lui di non vestire le maglia azzurra a Bologna. Rinunce dolorose per entrambi, come lo sono state in passato quelle di Berrettini agli internazionali a causa degli infortuni, come lo sono state quelle della Volpe Rossa alle Olimpiadi di Parigi e di Tokyo.

Coppa Davis le avversarie dell’Italia: senza Alcaraz il pronostico è incerto. Dominio romano ai quarti con l’Austria
Pensiamo sempre alla faccia che avremmo fatto dieci anni fa se ci avessero raccontato la situazione del tennis italiano nel 2025. Almeno due azzurri nei quarti di tutti gli Slam, Sinner a lungo numero uno (66 settimane complessive), due slam più le Finals quest’anno, bicampioni in carica della Davis e anche della ex Fed Cup. Una generazione d’oro che segue il mantra del vincere aiuta a vincere e che quindi adesso si ripresenta da favorita anche nel 2025. Bologna è tappezzata dalle immagini di Sinner e Aclaraz ma entrambi non sono presenti nel torneo, abbiamo però un leader motivazionale, che è stato dietro alle vittorie sia del 2023 come primo tifoso a bordocampo sia del 2024 quando insieme a Sinner ha rivinto la Coppa con l’altoatesino che ha tenuto fede alla sua promessa. Matteo Berrettini è stato forse l’iniziatore dell’era d’oro del tennis italiano con quella prima qualificazione alle Finlas nel 2019, con la finale di Wimbledon nel 2021. Traguardi che poi si sono un po persi per strada e non hanno lasciato spazio a repliche principalmente a causa degli infortuni che hanno chiuso la strada alla carriera di Matteo che poteva essere ben più luminosa. Sta cercando di riprendersi quel che gli spetta con la maglia della Nazionale, avendo già vinto l’edizione del 2024 e adesso ha messo la prima firma sulla vittoria contro l’Austria qui alla Fiera di Bologna, battendo Juri Rodionov in due set. C’è poi Flavio Cobolli, un altro che non avrebbe dovuto giocare queste partite con Sinner e Musetti e invece si ritrova a dover ricoprire il ruolo di numero uno nazionale, un abito che gli calza a pennello vista la schiacciante vittoria contro Misolic. E’ stato protagonista della sua miglior stagione in carriera e ora spera di coronarla con il mondiale di tennis.
Avversarie ridimensionate. Si potrebbe pensare, anche se quando i tennisti vestono la maglia della nazionale non si può mai prevedere nulla con assoluta certezza. Non dimentichiamoci del Canada due anni fa all’Unipol Arena che da campione in carica ci ha spaventato con Diallo e Galreneau vincendo anche il doppio nel girone. La rinuncia di Alcaraz ha ribaltato i pronostici e anche i bookmakers hanno messo mano alle loro previsioni: gli iberici sono passati da una quota 2 a 7.50 mentre l’Italia è scesa da 4 a 2.5, dietro di noi la Germania al pari con la Repubblica Ceca a 5. E sono proprio queste due le più insidiose adesso con i tedeschi che possono contare sull’unico top ten presente a Bologna, quell’Alexander Zverev che non ha mai amato questo format del torneo. “Questa è un’esibizione che chiamano Davis non la vera Coppa Davis, la gioco perché i miei compagni di squadra me l’hanno chiesto, si credono vecchi” non il miglior spot per la manifestazione, ma non ha tutti i torti l’Adone Teutonico considerando che sia Struff che i doppisti Krawietz/Puetz difficilmente avranno tante altre occasioni per vincere il titolo che in Germania manca da 32 anni, dall’anno magico di Michael Stich (vinse Finals e Davis a distanza di poche settimane). Sascha è il giocatore che può vantare il miglior curriculum tra i presenti anche se non è mai arrivato fino in fondo nei suoi obiettivi: 3 finali slam perse e al massimo il numero due del mondo. Però la gioia più grande della carriera l’ha ottenuta con la maglia della nazionale, nella desolazione dell’era covid delle Olimpiadi di Tokyo dove vinse la medaglia d’oro. La Repubblica Ceca diventa invece una squadra intrigante, per percorso, per nomi e per il futuro. Il diciannovenne Jakub Mensik ha già nel palmares un master 1000 e insieme a Jiri Lehecka è una certezza della nazionale che può trasformarsi in una grande potenza da qui ai prossimi anni. Sulla panchina c’è adesso Tomas Berdych, uomo Davis per eccellenza capace di far inserire la bandiera ceca nell’albo d’oro per due volte consecutive nel periodo dei Fab Four, nel 2012 e 2013. Nella finale di 13 anni fa peraltro perse uno dei singolari contro David Ferrer, l’attuale allenatore della Spagna contro cui si giocherà la rivincita ai quarti quest’oggi. Avversaria invece della Germania è l’Argentina di Javier Frana: una nazione di fenomenali terraioli che in passato vinse un’edizione storica grazia ad un eroico Del Potro. Quest’anno si affideranno a Francisco Cerundolo, Tomas Etcheverry e un ottimo doppio, ma perlopiù si tratta di specialisti della terra rossa. L’Italia in semifinale se la vedrà con il Belgio che ha approfittato dell’harakiri di Moutet e della Francia: Bergs con Cobolli è in parità negli H2H (il belga vinse nel girone della Davis dello scorso anno) mentre Berrettini non ha precedenti con Collignon, bensì ha una vittoria, in quello stesso girone del 2024 con Blockx. Attenzione però al doppio, Gille/Vliegen che potrebbe dar vita ad una partita equilibrata contro Bolelli Vavassori. All’esordio la Davis azzurra ha parlato romano (si è sentito anche un “Forza Roma” sugli spalti durante la partita di Cobolli), speriamo di poter dire -come Achille Lauro- “Abbracciami Roma” o magari di concludere con un “Daje” la Davis di Bologna, sarebbe la terza consecutiva una tripletta che non si verifica dal 1972.
