“I centri estivi vengono spesso gestiti da giovani volontari. E loro si smazzano la gestione dei pagamenti. Con tutti i problemi e rischi del caso. Economicamente è un settore in cui ci sono perdite”. In un mondo poco digitalizzato come quello degli oratori, tra i pochi presidi di socialità rimasti nelle città, Antonio La Malia ha ragionato su una possibile soluzione che mescolasse hardware e software in un wearable comodo da fare indossare ai più piccoli. Squby è un braccialetto che consente di effettuare pagamenti, così come di registrare le presenze e monitorare eventuali intolleranze alimentari quando si va a mensa.

Un problema da risolvere
“La startup è nata come uno spin off di una società, AlienPro, che ho co-fondato insieme al mio socio. La mia formazione è da softwarista, sono inquadrato e molto logico”. Ha vissuto negli anni Novanta la prima ondata web, con i siti che iniziavano a spuntare. “All’epoca c’erano i millennium bug, una corsa per non far cadere l’infrastruttura delle banche: è stato divertente”. Squby è un’azienda che ormai da anni opera in un settore che riguarda il sociale, il mondo religioso e il settore delle cooperative. Non proprio il terreno degli early adopter quando si parla di tecnologia. Eppure la storia di questa azienda dimostra che la digitalizzazione è un percorso che, se incanalato, funziona.
“Tutto è nato da una domanda in oratorio. Visto che eravamo sviluppatori, ci hanno chiesto di dare una mano a gestire i grest e centri estivi: presenze, intolleranze, pagamenti. Molti ancora oggi vanno avanti a carta, penna e buona volontà, ma è complicato”. L’avvio non è stato facile per Antonio La Malia e il suo socio Marino de Stena, soprattutto perché prima della pandemia forse mancava ancora una spinta generale verso strumenti agili e comodi.

Estate, quanto mi costi…
La scelta per le famiglie spesso è determinata dai costi e l’estate per molti genitori significa un aumento considerevole delle spese per la gestione dei figli, con il lavoro che prosegue fino alle (lontane) ferie. Quest’anno, secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, a settimana il costo di un centro estivo privato a formula piena è aumentato di quasi il 6% rispetto al 2025: in euro? 186 per le strutture private. Nelle parrocchie le cifre restano più basse per le settimane di giugno in cui il servizio è garantito.
Sui quei costi Squby non può intervenire ovviamente, ma propone una prodotto che mira a semplificare l’organizzazione di iniziative non banali, che riguardano pur sempre la gestione, il divertimento e la sicurezza di bambini e minorenni. “Quando una famiglia valuta un centro estivo oggi – aggiunge La Malia – dovrebbe concentrarsi su tre pilastri fondamentali: sicurezza dei minori, trasparenza verso i genitori e semplicità organizzativa per gli operatori. Se una struttura riesce a garantire controllo degli accessi, gestione sicura di acquisti in struttura senza l’obbligo dei contanti, comunicazioni tempestive e processi digitali affidabili, allora può dedicare più tempo alle attività educative e meno alla burocrazia. È lì che a mio parere si misura davvero la qualità del servizio”.
Come abbiamo raccontato in un’altra intervista i wearable come braccialetti o smartwatch rappresentano device interessanti nella difficile e faticosa pratica quotidiana di tenere lontani il più possibile i bambini dagli smartphone. Squby opera con realtà del terzo settore che promuovono un’idea di socialità tutt’altro che sparita, anche se il digitale rimane un competitor temibile quando si tratta di divertimento e svago.
Tecnologia invisibile
“Crediamo che il futuro del Terzo Settore non passi semplicemente dalla tecnologia, ma dalla capacità di liberare tempo e risorse per le persone – aggiunge Antonio La Malia – Con SQUBY aiutiamo cooperative, associazioni e centri educativi a sostituire processi complessi e frammentati con un unico strumento semplice, che migliora organizzazione, sicurezza e qualità dei servizi. La tecnologia deve essere invisibile: il suo compito è permettere agli operatori di fare meglio il proprio lavoro, non complicarlo”.
Ad oggi sono quasi 500 le struttura in tutta Italia che utilizzano il servizio Squby su licenza, non soltanto in ambito ricreativo, ma anche nell’associazionismo. “Nel tempo ogni realtà ci ha dato un suggerimento di sviluppo. A Piacenza la Lega Italiana per la Lotta Contro i Tumori usa i nostri bracciali per la gestione dei tesserati e per le prenotazioni”. Il funzionamento è semplice. “Associamo un braccialetto a una scheda anagrafica, quest’ultima ricaricata da un genitore con i soldi che decide di accreditare. C’è un registro di cassa integrato nell’applicazione e così basta andare al bar o in mensa per pagare e farsi dare lo scontrino”.
Finora la gestione dei pagamenti non c’è ancora stata e il transato negli scorsi anni è stato di 14 milioni di euro. “Quest’anno abbiamo però SqubyPay e transazioni iniziamo a gestire le transazioni tramite un partner. Il prezzo complessivo per i genitori non va comunque oltre i 5 euro l’anno”. Centri estivi e oratori vivono un periodo di grandi presenze nei mesi estivi. C’è un rischio fisiologico di calo delle entrate da settembre in poi? “A settembre si prosegue con i laboratori, con catechismi, pellegrinaggi, gite. Il bambino, finita la scuola, o lo lasci davanti al cellulare oppure lo porti a fare queste attività”.
Alessandro Di Stefano
