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Cyfest, il festival russo itinerante di arte e nuove tecnologie va in Armenia.

Quindicesima edizione per uno dei più grandi festival internazionali di media art dell'Europa Orientale: nella capitale armena Yerevan opere di 60 artisti internazionali. E anche italiani.

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Lena Herzog Last Whispers mixing session at the Allosphere UC Santa Barbara, CA-USA.

Sarà in Armenia la quindicesima edizione del Cyfest, importante festival di arte e tecnologia fondato in Russia, a San Pietroburgo, nel 2007, da artisti e curatori indipendenti, e dal 2013 divenuto un evento itinerante. In programma dal 2 al 18 settembre in diversi luoghi della capitale Yerevan (Centro Culturale HayArt, Giardino Botanico, Istituto di Arte Contemporanea), accoglierà come sempre artisti, curatori, ingegneri e programmatori di tutto il mondo, con l’obiettivo di avvicinare il pubblico alle opere nel campo della robotica, della video art, della sound art e della net art.

Il concept della quindicesima edizione del Cyfest in Armenia

Gli artisti, che dovranno confrontarsi con il concept del festival di quest’anno – Vulnerability (anti)fragilità del corpo umano e non umano – sono stati invitati a realizzare delle opere di riflessione sugli spazi biologici, sociali e cibernetici, su storie e scenari del futuro, nonché a confrontarsi con un mondo in stato di transizione. “La vulnerabilità è una qualità naturale di ogni essere umano” spiegano Elena Gubanova e Silvia Burini, co-curatrici del festival insieme a molti altri, tra cui Valentino Catricalà, curatore della MODAL Gallery alla SODA-School of Digital Art di Manchester e responsabile dell’aerea digitale de La Quadriennale di Roma. “Il riconoscimento della propria vulnerabilità rende più forti. Esprimere i propri desideri, rivalutare i confini personali e porre domande sono azioni che implicano un certo rischio, ma aiutano anche a superare la paura di essere rifiutati o incompresi. Ci preparano a immergerci nel vuoto senza paura, ma anche senza false speranze. Riconoscendo la nostra vulnerabilità, scopriamo anche la nostra capacità empatica: questo alimenta la nostra responsabilità etica verso gli altri, la società e l’ambiente”.

60 artisti internazionali e due soli italiani: Plessi e Finucci

Gli artisti invitati quest’anno sono oltre 60, provenienti da 15 Paesi: Armenia, Belgio, Gran Bretagna, Ungheria, Spagna, Italia, Colombia, Messico, Paesi Bassi, Russia, Stati Uniti, Finlandia, Francia, Svizzera e Giappone. Tra loro, uno dei due autori che ha esposto nel primo padiglione nazionale dell’Armenia alla Biennale di Venezia nel 1995 Samvel Baghdassarian (1956 – 2017); l’artista, scenografa e partecipante alla 53a Biennale di Venezia Irina Corina; il duo sperimentale ungherese EJTECH che lavora con interfacce iperfisiche, materiali programmabili e tessuti aumentati. E solo due artisti italiani: l’artista reggiano Fabrizio Plessi (Reggio Emilia, 1940) considerato tra i padri della videoinstallazione grazie alla sua capacità di ridefinire i confini tra le arti e le scienze, e Maria Cristina Finucci (Lucca, 1956), l’artista e architetta toscana che negli ultimi anni ha scelto di porre la sua ricerca al servizio dell’ambiente, per sensibilizzare il mondo sul tema dei Garbage Patch, le enormi isole galleggianti di spazzatura che vagano per gli oceani. Per l’occasione Finucci proporrà una nuova installazione site specific basata sull’intelligenza artificiale e una conferenza, dove illustrerà i suoi ultimi dieci anni di lavoro.

Claudia Giraud

Yerevan, Armenia // dal 2 al 18 settembre 2023
Cyfest 15
Sedi varie: HayArt Cultural Center, Yerevan Botanical Garden, Institute for Contemporary Art (I.C.A. Yerevan)

ARTRIBUNE.COM

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