Era il 1987 quando la potente voce di Ann Wilson degli Heart entrava nelle radio con un ritornello quasi urlato in cui affermava “Finora me la sono sempre cavata da sola, non mi è mai importato finché non ti ho incontrato”. Adesso senza esagerare non stiamo dicendo che Tadej Pogacar era alla spasmodica ricerca di qualcuno in grado di fronteggiralo al suo stesso livello – o forse si visto che si iniziava già a parlare di un suo possibile ritiro dopo aver raggiunto ogni record-, ma adesso potrebbe aver trovato una nuova motivazione da superare nell’inseguire quei pochi primati che sono rimasti, e questa motivazione si chiama Paul Seixas. Questa volta non sono bastati cinque, ben cinque attacchi dei suoi per lasciarlo da solo perchè il ragazzino di 19 anni, per il quale pare si sia speso Emmanuel Macron in prima persona che ha espresso il desiderio di vederlo restare in una squadra francese (anche se la UAE si è già mossa per assicurarsi l’asta al termine del suo contratto nel 2027), è rimasto li alla sua ruota. Quando Tadej si preparava per una nuova volata, che ormai sta diventando come i rigori per il calcio ossia una grande incognita nella quale puoi perdere anche la Roubaix o vincere la Sanremo, al sesto attacco sull’ultima delle 11 cote della Doyenne, la Roche aux Faucons, ha ritrovato la sua solitudine che effettivamente gli era mancata e ha quindi potuto raggiungere il traguardo di Liegi alzando il dito in ricordo dell’ex compagno colombiano Camilo Munoz, morto a causa di una setticemia venerdì.

Liegi: “Mai visto”, Seixas impressiona anche Pogacar
“Uno così forte non credo di averlo mai visto contro id me. Se pensiamo che di solito un atleta esprime ilmelgio tra i 26 e i 30 anni. Cercherò di vincere il più possibile prima che ci distrugga”, più di un investitura quella che Pogacar ha riservato al suo nuovo avversario teenager al termine della Doyenne. Per la successione ufficiale c’è ancora tempo e verosimilmente anche per iniziare i discorsi relativi ad un nuovo duopolio dello sport come i vari Sinner-Alcaraz, Senna-Prost, Coppi-Bartali, Van der Poel-Van Aert ecc… Ma l’impressione è che ricorderemo a lungo questa edizione della Liegi, noi e chi era li a bordo strada a tratti incredulo a tratti speranzoso perchè le rivalità hanno sempre fatto bene allo sport di riferimento. Lo diceva Orio Vergani d’altronde che era fondamentale Coppi a a Bartali e Bartali a Coppi e siamo sicuri che la rivelazione di Paul sulla Redoute ha dato quantomeno una certezza al ciclismo: il ritiro di Pogacar non è qualcosa che si intravede neanche all’orizzonte. Lo sloveno rischiava quasi di annoiarsi, semrpe da solo, sempre senza avversari e ora invece che ha trovato questo ragazzino con i pensieri invasi dai sogni, lui stesso sembra manifestare l’intenzione di attenderlo e di fare il tifo per lui, per riassaporare il gusto della sfida diretta. Questa volta Pogacar ha dovuto usare le vecchie tecniche per scrollarsi la sua concorrenza di dosso, non è stata sufficiente la progressione degli ultimi tempi, ha proprio dovuto alzarsi sui pedali più di una volta fino al cote Roche aux Faucons. Aumenta lo spettacolo, aumenta l’attesa e c’è una nuova fotografia del ciclismo contemporaneo che potrebbe ripetersi a breve, magari già in questa stagione perchè dopo quanto visto alla Liegi, ma anche alla Freccia Vallone dove Paul ha vinto da esordiente sul muro de Huy, la Decathlon sembra in procinto di annunciare l’iscrizione della stellina di Lione al Tour de France. Si sono abbracciati al traguardo, in una istantanea che potrebbe diventare la prima pagina della loro storia, o meglio la seconda perché anche a marzo, alle Strade Bianche a restare da soli erano stati proprio loro due Tadej e Paul, Pogacar e Seixas, il Nuovo Cannibale e l’Astro Nascente.
Pogacar, altro Monumento e un record impareggiabile
I 1300 metri all’11% dopo aver affrontato altre 10 Cote impegnative si sono rivelate esser troppo per Seixas, ma in realtà ci siamo accorti che altri campioni, ben più titolati rispetto al francesino che ha già in bacheca il giro dei Paesi Baschi dominato e la Freccia Vallone, hanno dovuto alzare bandiera bianca ben prima. “Sulla Redoute il ritmo di Tadej e Paul è stato troppo per me” sono le parole di Remco Evenepoel che in carriera qualcosa, come due ori olimpici, l’ha vinta e che invece è arrivato terzo a 1’24” vincendo la volata con Scaroni, Schmid, Gregoire, Bilbao, Skjelmose e compagnia. Si era preparato appositamente saltano le altre Classiche delle Ardenne inseguendo il suo terzo successo, ma gli altri due sono arrivati quando il fenomeno sloveno non era la via o era stato espulso presto da una caduta. La Liegi è da semrpe una corsa durissima, quest’anno inasprita ulteriormente dalla caduta di Izagirre a due km dalla partenza che ha spezzato il gruppo e ha obbligato i favoriti a spendere energie fin da subito per colmare i 4 minuti di distacco che si erano creati tra loro e la fuga, ripresa sullo Stockau. L’ultimo scudiero di Pogacar questa volta è Cosnefroy che ha lanciato l’attacco alla Redoute scalata in 3’45” sia da lui che da Seixas, per andare a vincere la sua quarta Liegi Bastogne Liegi, la tredicesima classica Monumento della carriera con la quale ha definitivamente distanziato De Vlaeminck e ha fatto un passo in più per raggiungere le 19 di Merckx. Con la volata persa da Van Aert nel velodromo di Roubaix Tadej ha mancato l’occasione del Grande Slam, vincerle tutte nello stesso anno cosa mai riuscita a nessuno, ma per spostare i confini del successo al di la delle colonne d’Ercole c’è ancora Il Lombardia a fine stagione. Anche il Cannibale, quello belga, quello che fino all’era ante Tadej sembrava inarrivabile, si fermò al massimo a tre nello stesso anno e lo sloveno potrebbe già dal 2026 arrivare li dove mai nessuno è stato prima d’ora con la quarta monumento su cinque nella stessa stagione. Andando nello specifico come lui a quota 4 Liegi ci sono solamente Merckx (che ne ha cinque), Moreno Argentin ed Alejandro Valverde. Quando ci chiederanno di raccontare gli inizi delle nuove gerarchie del ciclismo dovremmo partire dalle Ardenne, dalle strade che circondano un tempio dell’automobilismo come Spa Franchorschamps e dovremo parlare anche di chi ha avuto il coraggio sfacciato di voler sfidare Pogacar quando è ancora al top della forma fisica, senza aspettare un suo calo fisiologico. La nuova stella porta il cognome di un ex numero uno del mondo nel tennis degli anni Cinquanta (Vic Seixas) con il quale non ha legami di parentela e del quale in pochi si ricordano e per questo ha già superato in termini di popolarità e fama mondiale il vincitore di Wimbledon 1953. Come Pogacar ha ottenuto il primo successo tra i grandi, dopo aver festeggiato il Tour de L’avenir, sull’alto de Foia al giro dell’Algarve dove Tadejh vinse nel 2019 a 20 anni, Paul ne ha 19 e proprio 19 anni fa l’ultimo francese vinceva l’ultima corsa a tappe World Tour, da Christophe Moreau al Delfinato 2007, una striscia interrotta ai Paesi Baschi una gara che ancora manca anche nel palmares di Pogi che fu terzo nel 2021. A tal proposito il nuovo cannibale riparte subito verso nuovi successi, lo fa al Tour di Romandia dove gli sloveni non vincono dal 2019 con Roglic e dove si preparerà per il Tour de France, che quest’anno è ancora più atteso.
