*prof.Mauro Norton Rosati di Monteprandone De Filippis Delfico
Full Professor di Diritto del Trust
Albany International School-London
Nel dibattito giuridico e fiscale contemporaneo, sempre più operatori si interrogano su un tema destinato a incidere profondamente sull’evoluzione del welfare integrativo: il rapporto tra “charitable trust” e” società di mutuo soccorso”. Due strumenti apparentemente distanti per origine, struttura e logica operativa, ma che – se letti in chiave moderna – possono costituire un modello integrato di sorprendente efficacia.
La questione, tuttavia, non è meramente teorica. Coinvolge aspetti concreti: governance, fiscalità, sostenibilità finanziaria e, soprattutto, capacità di rispondere ai bisogni sociali in modo stabile e credibile.
Due modelli, due logiche.
Il “Charitable trust”, di matrice anglosassone e riconosciuto in Italia tramite la Convenzione de L’Aja del 1985, si fonda su un principio chiave: la segregazione patrimoniale. Un patrimonio viene vincolato a finalità di utilità sociale e gestito da un trustee in modo autonomo, senza che i beneficiari ne abbiano una titolarità diretta ma potenziali diritti.
Le società di mutuo soccorso, invece, rappresentano una delle forme più antiche di solidarietà organizzata nel nostro ordinamento. Basate su una struttura associativa, operano secondo un principio mutualistico: prestazioni e servizi sono rivolti ai soci, in un circuito solidaristico “chiuso”.
È proprio questa differenza “ universalità del trust “ versus mutualità selettiva delle SMS che ha alimentato il dubbio di una possibile incompatibilità. L’apparente incompatibilità. A prima vista, le divergenze sembrano nette.
Da un lato, il trust persegue finalità ampie, spesso rivolte a categorie indeterminate o alla collettività nel suo complesso. Dall’altro, la società di mutuo soccorso è per definizione limitata ai propri associati.
Anche sul piano della governance le distanze sono evidenti: il trust concentra il potere decisionale nel trustee, mentre la SMS si fonda su dinamiche assembleari e democratiche.
Infine, il profilo fiscale. I due strumenti seguono logiche differenti e una loro confusione può esporre a contestazioni, in particolare sul piano dell’abuso del diritto o dell’interposizione.
Eppure, fermarsi a questa lettura significherebbe perdere un’opportunità.
Una lettura più evoluta rivela come Charitable trust e Società di mutuo soccorso possano non solo coesistere, ma rafforzarsi reciprocamente.
Il punto chiave è la separazione dei ruoli.
Il trust può assumere la funzione di “contenitore patrimoniale e strategico”:
-raccoglie risorse
-protegge il patrimonio
-garantisce continuità nel tempo
La società di mutuo soccorso, invece, diventa il “braccio operativo:
-eroga servizi
-mantiene il rapporto con i soci
-presidia il territorio
In tal guisa , non vi è sovrapposizione, ma integrazione funzionale. Nella prassi internazionale – e sempre più anche in Italia – si stanno affermando alcune configurazioni particolarmente efficaci.
La più rilevante è quella del “trust “a monte” della SMS: il patrimonio è detenuto dal trust, mentre la società di mutuo soccorso gestisce le attività. In tal modo si ottiene una combinazione rara: stabilità patrimoniale e operatività dinamica.
Un’altra soluzione prevede la SMS come “beneficiaria del trust”. Il trust finanzia l’ente mutualistico, senza interferire nella gestione, creando un flusso costante di risorse.
Ancora più interessante è il modello “parallelo”: il trust sviluppa attività di interesse generale – culturali, educative, assistenziali – mentre la SMS continua a operare nel proprio ambito mutualistico. Due binari distinti, ma coordinati.
Infine, emerge un modello ibrido particolarmente innovativo: il trust gestisce i sostenitori e i donatori, qualificandoli eventualmente come beneficiari occasionali, mentre la SMS mantiene la propria base associativa. Una soluzione che apre scenari nuovi anche sul piano del fundraising.
Ci chiediamo a questo punto quali possano essere i vantaggi concreti. L’integrazione tra i due strumenti consente di superare alcune criticità strutturali del sistema tradizionale.
In primo luogo, la protezione patrimoniale: il trust isola i beni dalle vicende della gestione operativa, riducendo i rischi per il patrimonio destinato a finalità sociali. In secondo luogo, la continuità: mentre le SMS possono essere influenzate da dinamiche assembleari e cambiamenti interni, il trust garantisce una stabilità di lungo periodo. Non meno rilevante è il profilo della “credibilità verso il sistema bancario e i finanziatori” , sempre più attenti alla chiarezza delle strutture e alla tracciabilità dei flussi.
Tutto bene sino a qui! E le condizioni per poter funzionare?
Affinché il modello sia realmente efficace, tuttavia, è necessario evitare scorciatoie. La separazione tra trust e SMS deve essere “reale, non formale”: conti distinti, contabilità autonoma, governance non sovrapponibile. Le finalità devono essere coerenti e documentabili. Un trust “charitable” solo sulla carta rischia di essere rapidamente disconosciuto. Fondamentali, inoltre, sono le clausole di protezione: anti-abuso, anti-interposizione, presidi KYC e tracciabilità dei flussi finanziari.
Infine, i rapporti tra trust e società devono essere regolati da accordi chiari, per evitare zone grigie interpretative.
In definitiva , ci si chiede: si progetta una nuova architettura del welfare?
In un contesto in cui il sistema pubblico fatica a sostenere da solo le esigenze sociali, strumenti giuridici flessibili e ben strutturati ,diventano essenziali. Il binomio “charitable trust” – “società di mutuo soccorso” può rappresentare una risposta concreta: un modello capace di unire protezione del patrimonio, efficienza gestionale e impatto sociale. Non si tratta di sostituire il Terzo Settore, ma di affiancarlo con soluzioni più evolute, capaci di attrarre risorse, garantire stabilità e operare con maggiore autonomia.
La sfida, come sempre, non è nello strumento, ma nella qualità della sua costruzione.
E in questo senso, il trust – se utilizzato con rigore e competenza – potrebbe diventare uno dei protagonisti della prossima stagione del welfare privato.
