Innovazione tecnologica, trasformazioni culturali e nuovi bisogni sociali stanno cambiando il modo in cui la salute viene raccontata, percepita e condivisa.
Lo rivela la ricerca condotta dal Cecoms – Università Iulm, in collaborazione con ab medica, basata su piattaforme di analisi predittiva e modelli linguistici generativi che ha esplorato migliaia di conversazioni digitali, rapporti internazionali e studi accademici individuando i trend che stanno ridefinendo la comunicazione della salute.
“La comunicazione della salute — spiega Stefania Romenti, Ordinario di Comunicazione Strategica e Direttore Cecoms, Università Iulm – sta diventando un ecosistema di fiducia e partecipazione, dove l’intelligenza artificiale può contribuire a rendere la cura più empatica, spiegabile e condivisa. Nella nostra ricerca abbiamo visto emergere nuovi linguaggi – prosegue- la prevenzione come infrastruttura sociale, la salute emotiva come bene collettivo e la trasparenza tecnologica come forma di etica. È un cambiamento che restituisce centralità alle persone e alla relazione come fondamento della cura e in cui l’innovazione trova il suo volto più umano”.
La ricerca, presentata in occasione dell’incontro “Comunicare la salute”, il primo laboratorio di idee promosso da ab medica, mostra come la prevenzione stia passando da gesto individuale a pratica sociale condivisa, con un forte aumento dell’interesse verso stili di vita preventivi (+86%) e la disponibilità a condividere dati sanitari. La salute emotiva diventa poi centrale, superando lo stigma della fragilità, con una crescita delle narrazioni sui momenti di vulnerabilità (+150%) e un’attenzione particolare al burnout nella Gen Z. Emerge anche la necessità di chiarezza sui limiti dell’intelligenza artificiale (l’82% degli europei ritiene che aumenterebbe la fiducia sulla sanità), mentre la Gen Z richiede fonti verificabili. La longevità diventa inoltre risorsa sociale, con il 63% degli over 70 coinvolto in volontariato o supporto familiare, e la comunicazione sanitaria punta alla “longevity positiva”.
L’ibridazione culturale ridefinisce, infine, la salute: il 45% dei consumatori Usa integra pratiche orientali e il 28% degli over 60 europei usa terapie complementari. “Comunicare la salute significa per noi partecipare con responsabilità alla costruzione di una cultura della cura solida e condivisa – commenta Elena Spigarolo, communication director di ab medica -.
Interpretiamo la nostra visione di innovazione e il ruolo di partner del sistema sanitario spingendoci oltre l’innovazione tecnologica, con l’impegno di generare conoscenza, fiducia e consapevolezza”, conclude.
