
“Dicono che in cielo ti fan stare in riga e che all’inferno si può far casino” canta Luciano Ligabue del quale Lorenzo Musetti è un grande fan. Non dobbiamo essere ingenerosi, i nostri tre italiani si sono fatti valere nella giornata più complicata finora di questi Australian Open, sicuramente ci hanno fatto divertire a noi e al pubblico anch’esso stremato dalle condizioni proibitive in cui si è svolta la giornata di tennis della città giardino. Oltre 40 gradi che hanno portato all’attivazione della AO-EHP, (Australian Open Extreme Heat Protocol), una heat policy con l’obiettivo di tutelare giocatori e spettatori per le partite da giocarsi in condizioni estreme che possono verificarsi nell’estate australe. Modificando il programma sono stati inseriti 5 match e non 4 sulla Margaret Court Arena uno dei campi dotati di copertura e quindi di refrigerazione. Una giornata da ricordare per il clima infernale e per noi visto l’ennesimo record che ha riscritto i limiti del nostro tennis, non era infatti mai successo di avere tre italiani agli ottavi di finale, alla seconda settimana: la prima volta per Darderi e per Musetti, un abitudine ormai per Sinner che qui non perde prima degli ottavi dal 2021 quando venne eliminato subito da Shapovalov. Una vita fa in termini tennistici considerando che da allora il canadese non ha mai confermato le promesse dimostrate ad inizio carriera mentre Sinner si è arrampicato fino alla posizione numero uno del mondo (adesso numero 2) e si è presentato in questo 2026 da campione in carica con l’obiettivo di eguagliare Djokovic, Emerson e Crawford gli unici in grado di vincere almeno tre edizioni consecutive del primo slam di stagione.

Sinner, crampi ed esperienza: salvato contro Spizzirri dalla Heat Policy
UN vero inferno che ha ricordato a Jannik momenti difficili della sua carriera recente. La mente torna subito indietro a Shangai, al 5 ottobre quando piegato in due dai crampi dovuti al caldo si ritirò dal match con Tallon Griekspoor. Scene simili dall’esito diverso, quella volta la partita si avviava alla conclusione, si giocava su tre set, stavolta invece le previsioni erano lunghe, la partita era appena iniziata e infatti lui ha perso il set con Eliot Spizzirri, classe 2001 americano che non si era mai spinto così avanti in un torneo dello slam. Era la prima volta che giocava di giorno Sinner in questa edizione, le vittorie contro Gaston e con Duckworth -match nel quale ha realizzato il record personale di ace arrivando a 18 punti diretti col servizio- avevano conferito l’immagine di un Jannik brillante e avevano rafforzato la candidatura per il tris. Però sappiamo che ci ha abituato almeno una volta per ogni slam ad un momento di panico e di crisi profonda e quel momento è arrivato anche stavolta. Primo set perso 6-4, perde poi il servizio anche nel secondo e lo recupera subito, al suo angolo rivolge parole che gelano il sangue “Non so cosa fare”, interviene quindi Cahill “Cammina per il campo e basta poi vediamo”, come a voler attendere un miracolo, qualcosa per cambiare totalmente le carte in gioco e quel qualcosa si verifica. Secondo L’AO-EHP viene stilata una scala per misurare lo stress da calore che si basa su quattro parametri: temperatura, calore, umidità e velocità del vento. Fino al terzo grado della scala si può giocare, al quarto si introduce il cooling break e al quinto, quello raggiunto nella giornata di ieri, il gioco viene interrotto su tutti i campi. Aggiungere un match su un campo provvisto di copertura non è stata una mossa casuale degli organizzatori, sulla Rod LAver Arena sul 3-1 per l’americano ci si ferma, e Jannik può quindi riprendere fiato e rigenerarsi. A Shangai, in condizioni simili aveva pensato ad un problema mentale, ma adesso ha iniziato a conoscere ancor meglio ogni segnale, ogni dettaglio del suo corpo e ha capito quali sono le condizioni per lui più rischiose. I crampi iniziando dalla gambe si sono espansi fino alle braccia, una situazione simile aveva portato nei primi giorni di torneo al ritiro di Auger Aliassime. Alcuni atleti, secondo alcuni studi, hanno una predisposizione genetica che li porta ad andare incontro a questo tipo di problematiche, Sinner lo scorso anno qui in Australia ne venne fuori bevendo del succo di cetriolini, ma stavolta era inutile. Solo la sospensione poteva giovare al suo fisico e infatti fortuna vuole che è proprio ciò che si è verificato. “Ero da solo sul lettino in una stanzetta accanto al campo. Ho fatto un po’ di stretching, mi sono sdraiato cercando di sciogliere i muscoli e abbassare la temperatura corporea, ma non ci sono altre cose che puoi fare” ha affermato Jannik parlando del momento difficile che però potrebbe aver dato una svolta al suo torneo. Non ha ricevuto trattamenti anche perché il regolamento non consente di intervenire in questo tipo di situazioni. Non possiamo neanche dire di aver visto un altro Sinner alla ripresa del match, ha si vinto il set in rimonta, ma poi nel quarto ha perso di nuovo il servizio trovandosi sotto 3-1 ancora una volta prima di mettere in fila 4 giochi consecutivi e accedere agli ottavi dove troverà nel derby Luciano Darderi. Stabile la percentuale di prime, intorno al 67%, in leggera crescita rispetto agli altri match nonostante con Duckworth sia arrivato il record di ace. E’ il fondamentale in cui Jannik soffre di più, sa di non avere la possibilità di servire semrpe a 220 km/h, ma è anche il gesto sul quale lavora maggiormente con Vagnozzi e Cahill e i progressi successivi allo USOpen ne sono una testimonianza. Sta provando a cambiare qualcosa, prima il lancio di palla era più veloce, era troppo in avanti e spostato sulla destra ora invece lo ha arretrato sopra la testa, e i risultati si vedono in quella che è una continua ricerca della perfezione.

Musetti e Darderi, gli altri eroi dall’inferno
Il primo insegue una terza posizione mondiale, il secondo vuole ritagliarsi anche lui un momento di gloria in questo periodo d’oro del tennis italiano. Per Musetti e Darderi gli Australian Open 2026 sono una prima volta, non erano mai arrivati alla seconda settimana del torneo, anzi l’italoargentino non era mai arrivato in generale alla seconda settimana di uno slam e ora si guadagnato un match derby con Jannik Sinner sulla Rod Laver Arena. Saper soffrire è ormai da tempo diventato un imperativo dello sport, e Musetti lo ha capito bene come Luciano. Quattro ore e 27 minuti per battere il ceco Tomas Machac hanno riportato alla memoria dell’artista azzurro la partita con Djokovic al Roland Garros, più lunga di soli due minuti, ma in questo caso l’esito è stato diverso, una conclusione trionfale dopo mille asperità che di certo non aveva incontrato nelle partite con Collignon ne tantomeno nel derby con l’amico Sonego. Anche stavolta Muso ha dimostrato che la sua arte sportiva vale la quinta posizione al mondo, ma forse anche di più: la prospettiva di vedere due italiani nelle prime tre posizioni al mondo non è poi così remota vista la crisi di Zverev e l’età di Djokovic, due che comunque qui difendono in questo torneo una finale e una semifinale contro il terzo turno del 2025 di Lorenzo. Attualmente il terzo posto è già suo, ma solo virtualmente nel senso che se il Djoker e l’Adone Teutonico dovessero chiudere con il suo steso risultato il sorpasso sarebbe inevitabile. Prospettive interessanti, che solo alcuni anni fa avrebbero sicuramente fatto scalpore anche per Luciano Darderi che sorprendendo Khachanov si apre la strada per la top 20 considerando che nel 2025 uscì qui al primo turno su una superficie che non gli si addice a differenza della amata terra rossa che incombe nel calendario visto il febbraio che passseranno in America Latina. Ufficialmete è al 22esimo posto e ha già ritoccato il suo best ranking avvistando poco più avanti di lui il terzo italiano del ranking, Flavio Cobolli che quando lo scorso anno vincendo il torneo di Bucharest portava alla centesima coppa vinta nella storia dell’italtennis, lui Luciano si aggiudicava anche il torneo di Marrakech, il secondo dei quattro vinti in carriera.
Paolini incubo terzo turno
Una maledizione o un incubo quello di Jasmine Paolini che alle porte dell’inferno, avendo giocato e perso il giorno prima della giornata più calda del torneo, deve abbandonare l’Australia ancora al terzo turno come nel 2025 e come allo scorso USOPen. Se lo scorso anno fu Elina Svitolina, una campionessa in rispolvero con grande esperienza palmares e talento, a farle lo sgambetto, questa volta la festa è per una giovane promessa del tennis americano, già testa di serie, ma soggetta a tutti gli alti e bassi di questa prima fase di carriera. Iva Jovic è nata il 6 dicembre del 2007 è figlia di immigrati della Serbia ed è alla seconda stagione completa tra le professioniste. In bacheca ha già un WTA 500 e attualmente è quinta nella classifica race appena inaugurata considerando che agli ottavi di Melbourne ha aggiunto la finale persa ad Hobart da Elisabetta Cocciaretto. Le premesse ci sono tutte perchè questa sia per lei la stagione della consacrazione dopo quanto di buono fatto al livello giovanile ad esempio con le vittorie all’Orange Bowl e nella Junior Billie Jean King Cup, in entrambe le occasioni al fianco di Tyra Grant che poi hascleto la nazionalità italiana. Con Grant ha anche vinto due slam junior in doppio, figlia di emigrati serbi è nata in California e questa contro Jasmine Paolini è la prima vittoria contro una giocatrice top 10. Jas si è scusata con i suoi tifosi, ha individuato anche lei immediatamente il problema, quel mal di stomaco che non ha colpito soltanto lei in questo inizio di stagione. Dopo aver perso il primo set 6-2 sentendosi un peso sullo stomaco ha ottenuto il consiglio di Sara Errani di rallentare il gioco considerando che Jovic non sembra soffrire la velocità di palla della Paolini. Alla fine il secondo set si chiude al tie break, e quindi con un altro terzo turno non superato per Jas, ma anche lo scorso anno c’eravamo spaventati per gli scarsi risultati di inizio stagione.