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Apre a Napoli Mute, Museo della Tradizione Enogastronomica Campana. Cibo e arte a confronto.

Tra via Toledo e piazza Municipio, un nuovo museo debutta a Napoli, omaggio al legame viscerale della città con il cibo e alla lunga storia di tradizioni e prodotti radicati nella cultura campana. Ma c’è spazio anche per l’arte.

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Mute, Museo della Tradizione Enogastronomica Campana, Napoli.

Apre oggi le porte al pubblico il Mute, Museo della Tradizione Enogastronomica Campana. E non sembrano casuali il contesto geografico di riferimento – la Napoli tanto orgogliosa delle sue tradizioni a tavola – né la data scelta per inaugurare, alle porte del Natale, in una città che in vista delle festività di fine anno riscopre le sue radici gastronomiche con intensità maggiore rispetto al consueto. Risultato di un’idea (e dell’investimento) dell’imprenditore Diego Minutaglio, in sodalizio con l’avvocato Luigi Galimberti e con il sostegno della Regione Campania, Mute trova spazio in via Bracco (civico 71), tra via Toledo e piazza Municipio, con sette vetrine su strada, mille metri quadri e tre piani a disposizione per raccontare gli intrecci tra cibo, arte e cultura.

Mute a Napoli. Il Museo della Tradizione Enogastronomica Campana

Approfondendo la teoria – con un percorso storico tra prodotti e ricette – e offrendo un assaggio effettivo di questa storia, attraverso la formula della degustazione di prodotti (che da Mute si possono anche acquistare, con la garanzia di valorizzare le aziende più meritevoli della filiera enogastronomica campana). Un museo, dunque, che si propone di attrarre i turisti che sempre più numerosi frequentano Napoli, ma anche chi ama risalire alle origini di ciò che mangia, grazie a un approccio immersivo alla visita. L’allestimento sarà completato solo alla metà del 2024, ma il primo livello del centro (quello affacciato su strada) è già pronto per accogliere i visitatori, in uno spazio più simile a una bottega di gastronomia che al classico museo, con banconi e salottini per scoprire prodotti come gli insaccati di mare dello chef Pasquale Palamaro, i prodotti caseari e di salumeria di Sabatino Cillo e il pane di Carlo Di Cristo, la pizza nel ruoto a cura di Impasto Vivo, l’angolo con i cuoppi fritti. A curare il design degli interni è stato Roberto Cremascoli di Cor Arquitectos, allievo di Alvaro Siza; dell’apparato tecnologico si è occupato invece Brand Salad Studio, che cura slide e video proiettati sui monitor bifacciali che comunicano con l’esterno, raccontando tradizioni e curiosità gastronomiche, dal focus sugli strumenti da cucina tramandati da generazioni (l’agliara, la caffettera, il pignatiello…) alla storia delle materie prime più utilizzate nelle ricette campane, un tempo sconosciute – si pensi al pomodoro, ma anche alle patate – o considerate semplici scarti.

Cibo, arte e cultura al Mute di Napoli

In un concentrato di folclore partenopeo, quando il museo svelerà per intero le sue carte, ci sarà spazio anche per Maradona, e per il teatro di strada ricreato al livello -2, con una sequenza di botteghe che circondano una grande piazza. Nella galleria del gusto, al livello -1 si terranno invece gli eventi di cucina e i laboratori didattici.
Ma l’esordio prenatalizio vede protagonista l’artista napoletano Giotto Calendoli, con la mostra Manodopera, che attraverso installazioni e illustrazioni rappresenta il legame viscerale di Napoli con il cibo. L’esposizione sarà aperta gratuitamente da oggi al 24 dicembre, dalle 10 alle 18, rivelando in anteprima anche spazi ancora in cantiere.

https://mutecampania.it/

Fonte: ARTRIBUNE.COM

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