Angela Merkel, la donna che ha cambiato la storia.

a cura di Cristiano Ottaviani- Recensione del libro Angela Merkel, la donna che ha cambiato la storia- di Massimo Nava- Rizzoli editore, 2021- 19 euro.

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E’ una biografia completa e rigorosa quella che il giornalista e scrittore Massimo Nava dedica alla grande cancelliera tedesca. Nava , inviato internazionale di lungo corso e ottimo conoscitore della storia della Germania, riesce con grande abilità narrativa a descrivere la complessa figura di Angela Merkel al secolo Angela Dorothea Kasner .

La documentazione che l’autore ha avuto per ricostruire le vicissitudini della Merkel politica e capo del governo è ricca e variegata. Per ovvi motivi cronologici e di contesto invece i dati sono più sfuggenti nella prima parte del libro dove si parla della giovane Angela ricercatrice universitaria, scienziata e cittadina della Repubblica Democratica Tedesca.

Interessante la figura di suo padre Horst Kasner , un pastore protestante accusato di collaborazionismo con i comunisti. Leggendo il testo si scoprono aspetti poco sospettabile sulla giovane Merkel quale il suo periodo bohemien seguito al divorzio del primo marito Ulrich Merkel, di cui conserverà sempre il cognome pur avendo perentoriamente interrotto per sua iniziativa ogni rapporto con lui.

Si resta colpiti dalla Merkel, che ancora cittadina comunista della Germania dell’ Est, ama gli Stati Uniti e la libertà. Interessante la sua fede nei diritti umani, la sua visione economica e della società legata anche alla sua mentalità scientifica tesa a non imbrigliare attraverso storture artificiali quelle che possono essere considerate forze spontanee.

Nel libro di Nava la statista tedesca si mostra per quella che è: una donna complessa, solo apparentemente ordinaria, dotata di un intelligenza raffinata e profonda , capace come pochi di valutare con realismo uomini e situazioni e di adeguarvisi in maniera scaltra e solida.

La stessa vita privata della Merkel, accompagnata nella seconda parte della sua esistenza dal suo nuovo marito il professor Joachim Sauer, uno scienziato di fama internazionale, mostra la sobrietà di una donna colta, capace di imporre a se e agli altri una forte disciplina, riservata che non si adegua facilmente alle mode e al chiasso della contemporaneità.

Molto lontana dai politici latini , poco eccentrica , la forza della grande cancelliera è stata anzitutto un sistema nervoso d’acciaio che le ha consentito di reggere situazioni molto difficili.

La chiarezza mentale, unita alla capacità di analisi e al saper costruire e scomporre dinamiche e forze complesse, probabilmente l’hanno resa oltre che una fisica chimica brillante anche un’ eccellente politica abile soprattutto nell’arte della mediazione. La sua predisposizione alla logica e lo stile comunicativo solitamente chiaro, lontano dal contorto come da un populismo sempre più diffuso ,hanno segnato per anni la sua simbiosi con il popolo tedesco che alla fine l’ha sempre premiata anche per l’onestà e l’umiltà mostrate.

Probabilmente è questa sua solidità e al tempo stesso questa sua capacità da architetto del potere in grado di agire soprattutto dietro le quinte e di padroneggiare formule a lei congeniali su temi diversi, che l’ha resa per tanti anni domina della politica tedesca ed europea. La Repubblica Federale che è, a partire dai Lander, un insieme di poteri fortemente decentrati , tendenzialmente corporativi e predisposti alla concertazione, si presta a non cedere al capo dell’esecutivo un ruolo decisionale paragonabile a quello di altri governi occidentali. Si tratta quindi di un sistema perfettamente congeniale allo stile politico della leader popolare. All’occorrenza fredda e spietata, Nava al riguardo descrive le complesse vicende della defenestrazione di Kholl, la Merkel è stata capace di esercitare fondamentalmente un “ potere leggero” basato sulla sua predisposizione a tenere insieme equilibri pur se conscia dei temi irrisolti della sua nazione.

Distante dalla retorica neoliberista , dal nazionalismo becero e dal conservatorismo incentrato su visioni rigide della tradizioni, la Signora Merkel è stata un’ esponente centrista riformista , attenta al sociale e sostanzialmente laica moderata. Il cristianesimo, che pur è parte integrante del suo partito e con il quale la Merkel è attenta a mantenere un legame, non viene da lei considerato in maniera dottrinaria ma come l’ ispirazione importante di cui tener conto .

Ci si può interrogare su quanto l’ordoliberismo e l’austerity, a cui la Merkel sostanzialmente si è sempre attenuta, abbiano limitato le potenzialità di sviluppo della Germania che, è importante ricordarlo , è cresciuta anche in questi decenni grazie alla sua posizione di egemonia sull’ Europa e alle rendite di posizione geopolitiche conseguite con l’ ordine nato dopo la fine della guerra fredda.

Nava sottolinea la sensibilità della Merkel per il tema dei diritti civili e umani, quei diritti che nella Germania comunista erano sostanzialmente violati e a cui invece la cancelliere tedesca ha mostrato sempre attenzione. Evidenzia il suo ruolo nella crisi siriana quando dette disponibilità ad accogliere i profughi di quel Paese sfidando anche parte del suo partito. Certamente la Merkel non ha mai difettato di realismo. Se analizziamo temi controversi come l’immigrazione, la difesa della sovranità tedesca ,la capacità di difendere la posizione economica del suo Paese, la cancelliera è stata capace, molto più di chi si professa dichiaratamente nazionalista, di fare gli interessi della sua patria usando formule “politicamente corrette”. Il suo approccio tuttavia su questi temi è stato duttile, sicuramente più intelligente rispetto a quello dei falchi del suo stesso schieramento politico, aperto anche all’innovazione. E’ certo che la Germania della Merkel è anche e fondamentalmente quella in cui si consolida il potere tedesco sull’Unione Europea.

Anche qui Merkel si è mostrata abile nel padroneggiare i tempi e i termini del discorso, a muoversi all’interno un’ Europa indefinita nelle sue geometrie.

Nava si interroga sull’eredità della Merkel, su che Europa lascia, su come l’ultimo grande piano di ricostruzione post pandemico possa essere un’ eredità dell’ europeismo moderato seguito dalla cancelliera durante il suo lungo mandato.

Qui le speranze di Nava ci sembrano un po’ troppo ottimistiche , più frutto di un desiderio personale che di un’ analisi realistica, cosa di cui l’autore forse è consapevole. L’auspicio dello scrittore è apprezzabilissimo ma non rassicurante. Nel capitolo finale Nava paragona sia pure in maniera paradossale Merkel a Bismarck. A nostro avviso la similitudine tra i due cancellieri non è tanto su quello che hanno fatto o su come hanno conquistato il potere, ma per l’eredità che hanno lasciato sia pure su scala diversa.

Entrambi infatti pur essendo abilissimi architetti del potere interno e della costruzione di sistemi egemonici a vantaggio della loro nazione, si congedano con un qualcosa di incompiuto.

La Germania di Bismarck autoritaria e senza democrazia, terminata la sua illuminata guida, finirà sotto le mani dell’ Imperatore Guglielmo II , l’ uomo del pangermanesimo, del caos e della I guerra mondiale. L’Europa “ guglielmina” della Merkel invece ha ancora poca democrazia e mal strutturata come è, basata più sui rapporti di forza che su quelli di diritto , rischia come il Reich degli Hohenzollern di essere travolta dalla follia non solo dei nazionalismi di ritorno ma anche dei localismi o dai fantasmi astratti di uno stato iperburocratico e livellatore.

Forse la grande “scienziata del potere” lascia un vuoto dopo di sé in cui, come ai tempi del ” cancelliere di ferro”, sarà difficile trovare politici dotati del suo stesso equilibrio e capaci di non stressare un sistema instabile e tenuto insieme anche dall’inerzia. Questo del resto può essere il limite di chi sa comprendere e costruire meglio di tutti “formule”, ma magari dimentica di quanto irrazionali siano gli uomini e la loro storia.

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