Al Teatro del Maggio, L’amico Fritz come un film nella New York di Woody Allen.

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Ritratto di Pietro Mascagni" (1899) di Angiolo Tommasi presso il Museo Civico Giovanni Fattori di Livorno.

Ultimo titolo operistico della stagione prima dell’avvio dell’84esima edizione del Festival del Maggio Musicale, martedì 1 marzo 2022, alle ore 20 presso l’auditorium Zubin Mehta del Teatro del Maggio, va in scena la prima recita di L’amico Fritz, l’opera di Piero Mascagni, su libretto di Nicola Daspuro, Guido Menasci e Giovanni Targioni-Tozzetti per l’editore Sonzogno. Alla guida del Coro e dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino il maestro Riccardo Frizza, la regia è di Rosetta Cucchi. Al loro fianco una compagnia di canto di grande interesse: Charles Castronovo, al suo debutto al Maggio, è Fritz Kobus, Salome Jicia è Suzel, Teresa Iervolino interpreta Beppe lo zingaro, mentre il ruolo di Davide il rabbino è interpretato da Massimo Cavalletti. Con loro Dave MonacoFrancesco Samuele Venuti e Caterina Meldolesi. In questo nuovo allestimento scene e costumi sono curati da Gary McCann, le luci da Daniele Naldi. Il maestro del Coro è Lorenzo Fratini.

La commedia lirica in tre atti che al Maggio verrà rappresentata senza intervalli e della durata complessiva di circa un’ora e mezza, è stata messa in scena, per le stagioni del Maggio, solo in due occasioni precedenti, la prima nel 1939, e torna a Firenze dopo ottantun’anni dall’ultima rappresentazione: era infatti il maggio del 1941 quando L’amico Fritz è andato in scena per l’ultima volta, diretto dallo stesso Pietro Mascagni con la regia di Celestino Celestini.

Altre quattro le recite previste in cartellone: il 3 e il 9 marzo alle ore 20, il 6 marzo alle ore 15:30 e il 12 marzo alle ore 18.

Dopo il successo di Cavalleria rusticana, Pietro Mascagni già pensa a nuovi soggetti da mettere in musica. L’iniziale progetto de I Rantzau, ispirato a un romanzo di Emile Erckmann e Alexandre Chatrian, viene momentaneamente accantonato per L’amico Fritz, una commedia sentimentale dei medesimi autori caldeggiata dall’editore Sonzogno che già ne aveva ordinato la riduzione librettistica ad Angelo Zanardini. Ma il libretto approntato da Zanardini non piace al compositore e così si rende necessario l’intervento del letterato Angelo Daspuro prima, e dei fidati Guido Menasci e Giovanni Targioni-Tozzetti poi. Mascagni inizia a lavorare all’opera nell’inverno del 1891 completandola in tempo per il debutto al Teatro Costanzi di Roma il 31 ottobre dello stesso anno. Il successo della prima rappresentazione tuttavia non salva L’amico Fritz da un destino accidentato fatto di pareri e giudizi contrastanti. Primo fra tutti quello di Giuseppe Verdi, che biasimò le troppe dissonanze e i continui cambiamenti di tempo in partitura e stroncò il libretto. In verità Mascagni aveva deliberatamente scelto il soggetto dell’Amico Fritz, dove l’azione è pressoché inconsistente, proprio per far risaltare la sua musica. Una musica fresca, dai toni affettuosi e adatta ai buoni di cuore – come la definì lo stesso autore – che tratteggia con mano leggera il piccolo idillio amoroso di Fritz Kobus, scapolo impenitente del paese, e dell’incantevole Suzel, figlia del suo fattore che lo farà innamorare.

Riccardo Frizza torna al Maggio nel volgere di breve tempo, dopo aver diretto le recite di Rigoletto di Giuseppe Verdi andato in scena nell’ottobre 2021 per la regia di Davide Livermore. Parlando della struttura musicale dell’opera di Mascagni il maestro Frizza ha sottolineato quanto importante sia stato il lavoro musicale del compositore livornese, soprattutto in relazione al libretto stesso dell’opera: “Lavorando su un libretto ‘debole’ da un punto di vista drammaturgico si cimenta in tante novità musicali: ci sono moltissimi cambi di tempo, melodie che si ripetono spesso con accenti spostati. È davvero un’opera di sperimentazione, che porta con sé alcune melodie che poi verranno in futuro riprese da Giacomo Puccini nella Manon Lescaut e addirittura ne La Bohème”. Continuando nella sua analisi, Riccardo Frizza ha inoltre parlato del lavoro svolto con la regista, Rosetta Cucchi: “Rosetta è una musicista e questo fa sì che riesca a riconoscere tutte le sfumature musicali dell’opera, riuscendo a costruire un’esibizione molto piacevole basata sulla musica: lo spettacolo è ambientato a New York prima e in una tipica winery americana poi; la messa in scena è molto ben congegnata, con cambi di scena rapidi e consente, in uno spazio contenuto, di mettere in relazione tutti i personaggi”.

Rosetta Cucchi, che torna al Maggio dopo aver curato la regia di Risurrezione di Franco Alfano, andata in scena nel gennaio 2020 con la direzione di Francesco Lanzillotta, è anche lei al suo debutto nell’auditorium ‘Zubin Mehta’: “È il mio primo spettacolo in questa nuova sala, e devo dire che l’acustica è davvero impressionante. La storia che cerchiamo di raccontare è lieve, leggera, quasi alla Italo Calvino possiamo dire: una leggerezza che però tutto vuol dire fuorché superficialità. Abbiamo deciso di dare come sfondo alla vicenda le lontane Americhe, quasi come se fosse un lontano richiamo ai film di Woody Allen o al film di Norman Jewison Stregata dalla luna“.

Ulteriori informazioni: www.maggiofiorentino.com

Fonte: Connessi all’Opera.

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