‘A nessuno importa dell’opera’: il divo Chalamet scatena i teatri del mondo.

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Timothée Chalamet

C’è un momento preciso, nella parabola di ogni divo, in cui il tappeto rosso sembra trasformarsi in una buccia di banana. Per Timothée Chalamet, l’idolo della Generazione Z, quel momento è arrivato durante un confronto pubblico con Matthew McConaughey, dove, tra un elogio al cinema “puro” e una riflessione sulla crisi delle sale cinematografiche, ha affermato: “Non voglio lavorare nel balletto o nell’opera, dove la gente dice: ehi, manteniamo in vita questa cosa di cui a nessuno importa più nulla”. Una gaffe che ha trasformato il divo hollywoodiano in un caso mediatico, scatenando una sollevazione dei maggiori teatri internazionali, di cantanti, étoile e addetti ai lavori.

È stata una reazione a catena. Il Metropolitan Opera di New York ha pubblicato un video che mostra il lavoro incessante dietro le quinte, accompagnato dalla didascalia ‘All respect to the opera (and ballet) people out there’ (Massimo rispetto per chi lavora nell’opera e nel balletto) e dal chiarissimo riferimento ‘This one’s for you, Timothée’. Una replica che oppone, alla leggerezza di un’opinione, il peso della realtà produttiva di centinaia di professionisti. Con un geniale trovata promozionale, la Seattle Opera ha lanciato il codice sconto “Timothee” del 14% valido per i biglietti di Carmen. Un riferimento alla battuta con cui l’attore aveva liquidato la polemica: ‘Ho appena perso 14 centesimi di spettatori’.

In Europa, l’Opéra di Parigi ha utilizzato l’ironia citando la scena del ping pong dal film Marty Supreme che vede Chalamet in corsa per gli Oscar, inserendola nel contesto di una loro produzione (Nixon in China) per dimostrare che nell’opera “esiste anche il ping pong”. La Royal Ballet and Opera di Londra ha invitato l’attore a verificare di persona le platee gremite: “Per la musica. Per la narrazione. Per la pura magia dello spettacolo dal vivo. Se vuoi ripensarci, @tchalamet, le nostre porte sono aperte”.

In Italia, Il Teatro alla Scala di Milano ha pubblicato su Instagram l’immagine di un sipario che si chiude tra gli applausi, con una nota che non lascia spazio a repliche: “Sembra che a qualcuno importi. E se vieni a trovarci, potresti scoprire che importa anche a te”. Un invito arriva anche dall’Opera di Roma: “Sappiamo che sei un tifoso della Roma ma dovresti allargare i tuoi orizzonti e venire a trovarci: scopriresti anche altre passioni. Perché l’opera e la danza sono vive in tutto il mondo, perdersele è un vero peccato”. Ma il colpo migliore, la sfida definitiva arriva dal Maggio Musicale Fiorentino. Il teatro ha invitato Chalamet a Firenze per assistere alla prima di The Death of Klinghoffer di Adams con la regia di Luca Guadagnino, il regista con cui l’attore ha girato il film che lo ha reso famoso, Chiamami col tuo nome. Più che una polemica, una lezione.

Il silenzio scelto finora dall’attore e dai suoi PR non è casuale: a una settimana dalla notte degli Oscar, ogni parola di troppo rischierebbe solo di alimentare ulteriormente la polemica, compromettendo la volata verso l’ambita statuetta. Il ragazzino che giocava a ping-pong in Marty Supreme ha appena servito una palla altissima e i teatri hanno risposto con uno smash fulminante. Ora resta da vedere se Chalamet preferirà lasciar decantare la polemica o accettare l’invito a sedersi in platea, magari accanto a Guadagnino, per scoprire dal vivo quanto sia azzardato dichiarare morti l’opera e il balletto, arti che ogni sera continuano ad andare in scena davanti a platee gremite.

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