E adesso tutti e Zitti e Buoni, come il titolo di una canzone dei Maneskin. Jannik Sinner alla fine ci crede che può rifare questo salto, arrivare al primo posto al mondo entro fine anno, sperando in un passo falso di Alcaraz nella stessa città dei tre match point falliti a giugno ma su altra superficie. E’ per questo che si sta allenando anche se la strada è in salita (per continuare a citare la canzone vincitrice di Sanremo ed Eurovision nel 2021), Alcaraz adesso dista meno di 1000 punti e non ha giocato ne a Vienna ne a Basilea. Parola a Parigi, sarà il crocevia per definire l’assetto quantomeno alle Finals prima delle quali si riprenderà la calcolatrice in mano. Intanto Jan festeggia il torneo di Vienna per la seconda volta in carriera dopo il 2023, qui dove si sente verosimilmente un po’ a casa e non lo diciamo per polemica ma per riprendere in mano le sue stesse affermazioni: la capitale austriaca dista sei ore di macchina da casa, famiglia e amici possono raggiungerlo più facilmente sicuramente rispetto alle trasferte oltreoceano e avere gli affetti vicino è utile anche all’ex numero uno del mondo. Lo si è visto anche sugli spalti dove diverse inquadrature sono state riservate al Jannik Box, nel quale si erano accomodati i genitori Hanspeter e Siglinde al fianco di Laila Hasanovic, modella danese di 24 anni che con la sua presenza conferma le voci e in qualche modo ufficializza la relazione tra i due. Ancora una volta vince con un domino totale, se si escludono le 2 ore e mezza occorse per la finale vinta con Zverev, la riedizione dell’ultimo atto degli scorsi Open di Australia. Jannik concede la prima palla break dell’intero torneo solo in semifinale con De Minaur dopo aver liquidato abbastanza in fretta Altmaier, Cobolli e Bublik per andare a vincere il 22esimo titolodella sua carriera.
Danubio Azzurro: Sinner vincitore di Vienna, obiettivo tornare numero uno
Il bel Danubio azzurro con sfumature di Rosso come la nostra Volpe. Più la settimana è complicata al livello psicologico più Sinner alza il livello del suo tennis per isolarsi da quel che si dice e quel che succede attorno lui. Si sente a casa a Vienna e non solo per i motivi che abbiamo specificato in precedenza, ma più in generale, casa sua è il campo da tennis, la comfort zone che quando si gioca indoor sembra costruita appositamente per lui. Qui sul cemento al coperto della capitale austriaca entrò per l prima volta in top 10 quando era il 2021, quell’anno il titolo lo vinse Alexander Zverev sconfiggendo tra gli altri un giovanissimo Alcaraz, proprio l’avversario che ha dovuto chinarsi di nuovo in finale nel 2025. All’Australian Open, quando ancora l’Adone teutonico sembrava poter competere con i due nuovi Dioscuri del tennis, Sinner sparse il sale sulla racchetta di Alex come i romani su Cartagine e da li la distanza tra lui e gli altri due è diventata abissale, inarrivabile e anzi è incappato in una crisi profonda dalla quale solo adesso è sembrato uscirne. Nell’anno della squalifica, quindi una stagione quasi dimezzata per il caso clostebol l’altoatesino raggiunge l’ottava finale su 10 tornei giocati, è il primo a riuscirci in due anni consecutivi nella nuova era, l’ultimo è stato Djokovic. Su questa superficie che come detto è la sua preferita Jan raggiunge la ventunesima vittoria consecutiva, staccando Murray e raggiungendo Edberg con il record che appartiene ad un lontano John McEnroe a quota 47. Strapotere che lo avvinca ancora ad Alcaraz, assente sia qui che all’altro ATP 500 della settimana, quello vinto da Joao Fonseca a Basilea. Punti recuperati quindi, ancora 840 da racimolare per completare l’opera e tornare nel posto che ha occupato dal Roland Garros 2024 allo USOpen 2025. A Parigi ex Bercy Alcaraz difende solamente 100 punti considerando che lo scorso anno venne eliminato prematuramente da Humbert, Sinner non ne ha nessuno perché nel 2024 non prese parte al torneo che da questo 2025 si terrà alla Defense arena della Ville Lumiere. Nel palazzetto austriaco dove hanno festeggiato anche Filippo Magnini e Massimiliano Rosolino agli europei in vasca corta di nuoto del 2004 Sinner fa risuonare ancora una volta l’inno italiano anche se per la verità nel tennis le nazionali e gli inni entrano in gioco solamente quando si tratta di Coppa Davis e Olimpiadi.

Coppa Davis, si può vincere anche senza Sinner
E se fossi l’unico eroe rimasto? Si chiedeva Mans Zamerlow nella canzone vincitrice dell’Eurovision Song Contest 2015 proprio alla Wiener Stadthalle. Quel che stupisce di questa settimana è che Sinner ha dovuto ancora una volta dimostrare di essere un eroe sportivo nazionale, come se non bastassero i traguardi fin qua raggiunti per permettergli di vivere di rendita in quanto a gratitudine nei confronti dello sport italiano. Da quando Volandri ha diramato le convocazioni per la fase finale di coppa Davis nella quale non figura Jannik , contro la Volpe Rossa si è abbatto un ciclone di polemiche da ogni angolo della società che ha lasciato emergere quella calciofilia deleteria che finisce per equiparare e associare ogni altro sport “di moda” a quell’Eupalla tanto caro a Gianni Brera. Ma il tennis non è il calcio e come ha sottolineato Paolo Bertolucci non si può trattare la nazione di Volandri come quella di Gattuso: ormai nel tennis contano gli Slam e le Finals anche i Master 1000 sono eventi di contorno o di preparazione alla massima categoria e la Coppa Davis, nel formato attuale, fatica a rientrare nella programmazione dei top player che sono già largamente impegnati nel corso di tutto l’anno. Sinner non è il primo e non sarà l’ultimo a rinunciare alla convocazione in nazionale, è un suo diritto sopratutto dopo averne vinte due consecutive e soprattutto in un anno in cui -anche nel suo periodo di inattività causa squalifica- l’italia è stata la nazionale guida del tennis al livello globale. “E’ stata una scelta difficile una rinunciai sofferta. Con il mio team ho deciso così perché la stagione a fine anno è molto lunga. Nel 2026 sarà importante partire bene e una settimana in più di preparazione può fare la differenza”, questa la sentenza inattaccabile di Jannik che in cuor suo sa quanto sarà difficile riprendere quell’Alcaraz preso come esempio dalle malelingue -che peraltro pensano si chiami Alvarez- per aver accettato la convocazione alle finals di Davis. Ma gli oppositori di Sinner forse dimenticano che nel 2023 l’assenza del murciano dalla Davis costò alla Spagna l’eliminazione al girone con delle Finals in Spagna senza la Spagna, o che Zverev fino a quest’anno si era rifiutato di aiutare la Germania protestando contro il cambio di format. Soprattuto dopo averne vinte due consecutive per Sinner non è un addio alla coppa, ma un arrivederci pensando anche che le Finals saranno in Italia per altri due anni. E’ una scelta dolorosa certo, come lo è stata quella di rinunciare a Tokyo 2021, a Parigi 2024, all’incontro al Quirinale e al palco di Sanremo, ma ci vuole coraggio anche per prendere certe decisioni che poi possono trasformarsi. Come ai giochi di Parigi sta a Musetti prendere in mano il tricolore, ma prima siamo zitti e buoni e dalla sede dell’Eurovision 2026 ci spostiamo prima alla Defense Arena e poi a Torino per le Finals. C’è ancora tempo per sostenere Sinner, e chissà che non possa ripensarci considerando che le squadre possono essere modificate fino ad un giorno prima dell’inizio della Davis.
