Ag4in. Un giorno all’improvviso mi innamorai di te recita il coro dei tifosi del Napoli, più volte ripreso, imparato a memoria e derivato da una canzone di una cantate italiana che per la verità è di espressa e dichiarata fede romanista, Noemi. Eppure quest’anno i partenopei si sono ritrovati veramente all’improvviso di nuovo in corsa di nuovo con uno scudetto tra le mani, il quarto e non si può dire che la squadra di Noemi non abbia contribuito con quella vittoria magica a San Siro conto l’Inter. Il Napoli torna campione, vince il quarto scudetto a due anni di distanza dalla cavalcata trionfale di Spalletti, Kvara, Osimhen, Kim. Avete notato? Nessuno di questi quattro pilastri dello scudetto 2022-23 era presente oggi al Maradona ad alzare la coppa, hanno tutti preso altre strade, incontrato diverse vicissitudini e anche scontri societari ma se gli azzurri non hanno sofferto la loro assenza, la loro partenza nell’ultimo anno il merito è tutto di colui che ha trasformato un decimo posto in uno scudetto con la sua filosofia del lavoro, del sudore, della dedizione che nel golfo si traduce con una locuzione precisa: “Amma faticà”. Questo ha creato Antonio Conte, un piccolo pensiero stupendo, che sembra solo fantascienza, fantasia a inizio stagione dopo l’anno di esoneri partenze e delusioni. Ma come diceva Giambattista Vico “ La fantasia altro non è che memoria, o dilatata o composta”. Il successo crea entusiasmo, crea consapevolezza, ma anche timori, ansie, pressione, c’è solo una cosa più difficile di vincere ed è vincere di nuovo, lo abbiamo capito nella passata stagione 2023/24. Ma vincere crea anche dipendenza, una volta che ti abitui il tuo status non cambia, l’obiettivo non può tornare indietro e quindi, seppur a inizio anno non era lo Scudetto alla stagione d’esordio che ADL chiedeva ad Antonio Conte, la festa partenopea ancora in corso doveva essere qualcosa di atteso, di pianificato, di raggiungibile a medio termine. FantAntonio ci ha creduto, ma ovviamente stiamo parlando di un maestro della panchina, non basta usare la frase fatta del “ci ha creduto” bisogna riconoscere il talento, bisogna riconoscere la mano magica e la trasformazione che una squadra subisce quando il fuoriclasse se lo ritrova in panchina. Senza nulla togliere agli undici in campo che questa volta vincono un titolo senza dominare, senza impressionare come due anni fa, sorprendendo perchè questa è una vera sorpresa anche ricordando da dove il Napoli era ripartito a inizio anno.

Conte capolavoro, il grande nemico ora regna anche a Napoli
18 agosto 2024, nulla è cambiato. Sembra assurdo ma il pensiero del mondo Napoli calcio era questo dopo la prima partita della stiaogne, la trasferta a Verona, una sconfitta, sonora 3-0. Eccole che riemergono le parole del poeta musicale Edoardo bennato: “Allegria scompare, tu ti allontani e da solo a guardare il mare resterò”, si lo so, ci sono state giornate più tristi per il Napoli per utilizzare questi versi di Bennato, due partite con la Fiorentina che sono costati due scudetti sono l’esempio principale, ma come insegna la serie Tv anche dopo quella partita di Verona non bisogna preoccuparsi perché nel golfo “ce sta o mare for“. Ottimismo partenopeo, il Napoli uscito con le ossa rotte, in più punti da quella stagione travagliata è risucito a ricostruire e come dice semrpe il loro poeta musicale “un giorno credi di esser giusto, in un altro ti svegli e devi ricominciare da zero” e il Napoli ha ricominciato dalun tre a zero. E’ stato testardo, questo è sicuro; sembrava finita anche quest’anno, sembrava una bellissima impresa solo tornare nei posti champions ma quando l’inter aveva segnato quel gol del vantaggio, quando il Napoli attraversava un mese di marzo senza vittorie, quando appunto ormai la clessidera dello scontro diretto stava per esaurire la sua sabbia la squadra di Conte si è fatta forza andando incontro al suo giorno ed è arrivata la meteora direttamente dalla Danimarca, il gol di Billing, il protagonista meno atteso, meno acclamato che ha riacceso la luce di una flebile speranza di passare la squadra di Inzaghi che stava covando i sogni di un Triplete che mai sarà. Questa volta non è una cavalcata trionfale, 82 punti è un record negativo per una squadra campione d’Italia, solo 59 gol, non è la macchina spietata in attacco, la differenza con le 77 reti, 26 delle quali firmate dal capocannoniere con l’anno di Spalletti è abissale. Eppure Antonio Conte ha trovato la formula giusta, ha reso il Napoli una squadra invalicabile a partire dalle retrovie. Meret, nessuno lo esalta mai come Vicario o Gigio, al minimo errore viene sempre incolpato, accusato, messo al rogo ma da quando sembrava pronto a lasciare il posto a Keylor Navas e andarsene allo Spezia ha blindato i pali e festeggiato due scudetti da titolare. La difesa è la vera forza partenopea di questa stagione, senza Kim arriva Buongiorno un muro di 1 metro e 94, al suo fianco Rrahmani che è tornato a brillare come quando giocava con Kim. A Napoli lo hanno capito bene che in Italia per tornare competitivi l’unico modo è blindare la difesa e proprio l’arrivo dell’ex Torino ha fatto fare il salto di qualità alla squadra, sarà stato ispirato da Sarah Fahr alle Olimpiadi, il Muro di Conte funziona come quello di Velasco. Milgior difesa d’Europa, un modulo che varia tra la difesa a 3 e a 4. Conte non era obbligato allo scudetto anche perchè secondo il suo sfogo non c’erano i mezzi per vincere, ma intanto attendeva la partita dell’Inter con il Bologna e quella con la Lazio. Ci sono anche loro, eroi stranieri, eroi per il Napoli fuori da Napoli, Orsolini e Pedro che fanno gli sgambetti più fragorosi all’Inter. Nessuno all’esordio aveva fatto 82 punti come Conte che ha preso spunto dai predecessori e ha perfezionato il gioco, ha vinto uno scudetto con difesa e centrocampo coccolandosi il suo Lukaku prendendo una squadra fuori dalle Coppe, ridandole fiducia e automatismi di gioco. Un uomo del Sud per la prima volta vince uno scudetto con una squadra del Sud, per FantAntonio è arrivata la stella, cinque scudetti da giocatore 5 da allenatore con Juventus, inter e Napoli, aggiungiamo anche il sesto arrivato in terra straniera con il Chelsea. Solo Capello aveva vinto lo scudetto con tre squadre diverese in italia, ma quello bianconero glielo hanno cancellato. Da giocatore segnò il suo primo gol con la maglie del Lecce contro il Napoli di Maradona, adesso prendendo il coro di Diego i tifosi lo acclamano e festeggiano con lui nello stadio Maradona.
Napoli in filo di scozia: i gol arrivano dal Centrocampo. McTominay padrone
Filo di Scozia, il Napoli vince lo scudetto senza gol. Non c’è più Osimehn, non c’è più Kvara e proprio Antonio Conte è quello che ha sofferto di più e ha vissuto con maggior pathos quei giorni di trepidazione in attesa del sostituto, di fatto mai arrivato. Aveva convinto De Laurentiis -che proprio la sera dello scudetto ha festeggiato il compleanno- a spendere come mai, 7 colpi mirati non improvvisati come i vari Lindstroem e Dendoncker. Lukaku ha dominato per fisicità, non segna più come negli anni d’oro, non ha un bel feeling con le finali e lo sappiamo, ma nell’ultima con il Cagliari ha finalmente colpito. Partito Kvara l’attacco del Napoli ha rischiato di scomparire, si è parlato del sostituto, Grancho, Lang, Adeyemi e alla fine è arrivato Okafor. Aggungiamo un Neres spaccapartite, ma spesso infortunato e quindi Conte ha rispolverato una sua vecchia carta: i gol dei centrocampisti. Vidal alla sua prima Juventus ne realizzò ben 7, Marchisio 9 e nel golfo sono esperti in quanto a centrocampisti goleador, vedere alla voce Marekiaro Hamsik. Addirittura per Vidal conte cambiò modulo passando al 3-5-2, qui questa volta la sua pedina scudetto indossa l’abito elegante in filo di Scozia, colui che è già stato ribattezzato san Scott da Lancaster. Il primo scozzese della storia dei partenopei insieme a Billy Gilmour anche lui arrivato quest’anno per fare la riserva al solito metronomo smistapalloni ritrovato Lobotka. Mctominay, ormai noto come McFratm ha trovato anche un compare di reti, Zambo Anguissa. E’ così che una trattativa naufragata e un errore di valutazione inglese -ne fanno tanti in Premier e questo è uno di quelli imperdonabili-per il Man United, hanno portato a Castelvolturno il ragazzo scozzese, per ovviare al mancato acquisto di Brescianini finito in più in panchina che in campo all’Atalanta. Il Napoli sorpassa in una settimana l’Inter, 5 gol in quelle partite li segna proprio Scott, decisivo arrivato per 30 milioni e ora campione da uomo simbolo dopo aver raccolto 255 presenze con i red Devils in 9 anni e una bacheca però semivuota; una Europa League si, ma nessuno scudetto. A Manchester si mangiano le mani vedendo il suo pragmatismo, il suo realismo tattico; ha riportato il Napoli in cima, padrone del centrocampo dell’attacco di Napoli e d’Italia. Stavolta ci sono volute più di 4 giornate, stavolta è campione per la quarta volta dopo un anno di ricostruzione, ag4in, ancora, è proprio il caso di dirlo, Napoli TORNA campione.
