Che paura! Lo abbiamo pensato tutti, ci siamo svegliati con il sogno ancora aperto, ancora in un universo in cui potevamo immaginarci di avere 4 finalisti tra maschile femminile e doppio agli Internazionali di Roma e quando ci siamo resi conto che Jasmine Paolini ieri (l’altro, ndr) aveva conquistato il suo accesso al sabato conclusivo del torneo femminile le nostre speranza si erano anche rafforzate. E quindi di corsa al Foro Italico per capire se l’ipotesi di un finale nel torneo maschile tutta italiana era qualcosa di realizzabile. A riportarci sulla terra ci pensa Carlos Alcaraz, non prima di vedere i nostri sogni ancora più forti con la conferma di Errani/Paolini che arrivano in finale per la seconda volta consecutiva, le ultime a riuscirci furono le russe Makarova/Vesnina che in coppia raggiunsero la finale nel 2016 e nel 2017. Carlitos ha sconfitto Lorenzo Musetti lasciandoci perplessi, non per le aspettative della vigilia perchè lo spagnolo era il chiaro favorito del match, ma più che altro per la dinamica della sconfitta che lascia tanto rammarico. E così quando lo speaker del Centrale annuncia Alcaraz come primo finalista degli Internazionali 2025 siamo travolti improvvisamente dalla malinconia, dal magone della rassegnazione e realizziamo che anche questi Internazionali stanno finendo, che le due settimane più belle dell’anno per un appassionato di tennis sono ormai giunte alla conclusione. E’ la stessa sensazione degli altri anni, ma questa volta arriva in ritardo e il merito è di Lorenzo, Jannik, Jasmine e Sara che ci hanno accompagnato ogni giorno al Foro nel loro cammino verso la finale e hanno reso unica quest’edizione del torneo. Non si potrà più girare per il complesso, lanciandoci in ambiziose file per la Supertennis Arena o in gomitate e spintoni per assicursrsi un posto sul Pietrangeli, o banalmente anche ad un allenamento di Sinner, ma l’ultimo weekend di Internazionali potrà ottenere degli inediti caratteri di storicità, e proprio per questo è tra i più attesi degli ultimi anni.

Tennis, Errani Paolini replicano: il bis azzurro sarebbe inedito
Potremmo dover rispolverare la classica frase “Non è mai successo” ma questa volta non è un’esagerazione. Lo scorso anno Sara Errani e Jasmine Paolini iniziarono proprio dal Foro Italico, dal campo uno quello che una volta era chiamato il Centralino, la loro cavalcata d’oro verso finale del Roland Garros, Olimpiade e partecipazione alle Finals. In quella prima partita del 2024 si trovarono addirittura in svataggioo di un set e 0-4 contro Melicahr Martinez/Perez, rimontarono e vinsero partita e torneo. Quest’anno il loro cammino non ha attraversato Termopili di quel genere, con tanti riflettori puntati addosso hanno eliminato in ordine Jiang/Wu, Fernandez/Putintseva, Eala/Gauff e hanno negato la rivicintia a Mirra Andreeva e Diana Shnaider che in quel giorno a Parigi si dovettero accontentare solo della medaglia d’argento dietro le nostre azzurre. Peraltro Diana era stata anche sconfitta in una partita tiratissima, dai caratteri thrilling nel corso del torneo che ha portato Jasmine Paolini in finale. Sognano un bis, Coco Gauff è stata eliminata come detto nel torneo di doppio con la sua nuova compagna, la giovanissima Alexandra Eala; lo scorso anno perse in finale (era la sua seconda consecutiva) e quest’anno cercherà di vincere invece il torneo in singolare contro la nostra Jasmine. Davanti a loro ci saranno invece Veronika Kudermetova (campionessa del 2022 in doppio con Pavlychenkova) ed Elise Mertens (che il suo torneo di doppio al Foro lo ha vinto nel 2023), quindi in campo quattro vincitrici degli Internazionali d’Italia in doppio, lo spettacolo è assicurato. L’ultima giocatrice in grado di vincere per due anni consecutivi è stata Ashleigh Barty, tuttavia con due compagne diverse (2018 e 2019 con Schuurs e Azarenka). Bisogna tornare invece al 1994-1995 per trovare una coppia in grado di ripetersi insieme in due anni consecutivi, quando ad imporsi furono Mary Joe Fernandez insieme a Natasha Zvereva. Monica Seles vinse per tre anni consecutivi con tre compagne diverse, come Olga Morozova, ma Errani Paolini potrebbero essere la prima coppia interamente italiana a ripetersi, anzi le prime italiane a vincere per due volte consecutive il torneo rafforzando la loro presenza nel club del quale fanno parte Roberta Vinci, Flavia Pennetta, Mara Santangelo, Sandra Cecchini, Raffaella Reggi, Lucia Valerio, Anna Luzzatti e Rosetta Gagliardi, questa la ristretta lista delle campionesse italiane agli internazionali d’Italia.

Musetti occasione sprecata, Sinner avanti col brivido
CI hanno fatto tremare, parlavamo appunto della paura. Jannik Sinner e Lorenzo Musetti ci hanno spaventato, per un momento dalla fiale monocolore azzurro si è passati ad immaginare e prendere in considerazione l’ipotesi di una finale tra Tommy Paul e Carlos Alcaraz. Invece sul Centrale assisteremo ad un nuovo capitolo della rivalità dei tempi moderni, sarà Sinner Alcaraz atto XII. Contando anche il Challenger del 2019 siamo 7-4 in favore del murciano, ecco perchè basterebbe questo dato per caricare Jannik che deve colmare il gap e ora sembra convinto di essere a Roma non solo per “giocare solo una o due partite”. Certo il dolore al piede dovuto ai problemi di vesciche è tornato a materliazzarsi e in alcuni momenti ha rpesenttoa il conto dello sforzo al quale dopo i mesi di squalifica Jan sembrava non essere più abituato. Dopo La travolgente vittoria con Casper Ruud, campione di Madrid, uno dei massimi esperti di tennis sulla polvere di mattone, Jannik in un primo moemtono ha vissuto la stessa storia ma dal punto di vista dello sconfitto. Il primo set della semifinale tra Sinner e Paul è un 6-1 in favore dell’americano in appena 28 minuti. Cambio di prospettiva, decisivo un coaching, una frase di Simone Vagnozzi (qualcuno nota analogia con quello ricevuto da Jasmine Paolini nei giorni scorsi da Sara Errani?) che lo trasforma di nuovo nel dominatore del circuito, nel numero uno al mondo. Escludendo il primo set Sinner domina, è un 6-0 6-3 che lo proietta in finale. Ci torna un giocatore italiano, mancava da quasi cinquant’anni nel torneo maschile da quella finale persa da Adriano Panatta contro Bjorn Borg nel 1978, nella prima era d’oro del nostro tennis. In quel periodo infatti eravamo reduci da 3 finali azzurre, la vittoria di Adriano nel 1976, il ko di Zugarelli l’anno successivo contro Gerulaitis e appunto la seconda finale di Panatta. Alcaraz o Sinner, in ogni caso sarà un vincitore inedito, un nome nuovo nell’albo d’oro degli Internazionali.
Nervi tesi e gioco incantevole, l’alternanza fatale che ha caratterizzato gli incontri di Lorenzo Musetti in queste due partite dai quarti alle semifinali. Arte sportiva la partita con Zverev ai quarti di finale, dagli spalti c’era anche chi ha speso ambiziosi paragoni, ma memori di quanto accaduto con Dimitrov non ci accingiamo a replicare e a riportare. In semifinale però il cambiamento è stato brusco, nervosismo, errori tattici ed errori, tanti errori, da entrambe le parti. Incoscienti giovani direbbe Achille Lauro nella sua canzone che ha cantata sul centrale in sessione serale. Tuttavia, non bisogna etichettare negativamente il percorso di Musetti, ha trovato una continuità che difficilmente gli abbiamo visto esprimere negli altri anni, anzi che non gli abbiamo mai visto esprimere prima della semifinale di Wimbledon del bronzo olimpico. Finale a Montecarlo, semifinale a Madrid e Roma, risultati che lo rendono uno dei più temibili giocatori da terra rossa del circuito sognando il colpo grosso al Roland Garros, dove il rammarico per quelle partite con Djokoivc è tanto, ma anche dove il ricordo delle Olimpiadi può galvanizzarlo ulteriormente. Tanti errori, Alcaraz forse mai come ieri aveva concesso un’occasione grande a Lorenzo, difficilmente lo vediamo sbagliare così tanto, 42 errori gratuiti. C’ anche da dire che il gioco artistico di Musetti non poteva complicare il cammino del murciano che rispetto a Zverev ha una diversa rapidità, un diverso tocco di palle e lo schema della palla corta riusciva sempre a leggerlo, a recuperarlo e a giocare la contro smorzata definitiva. Alcaraz ha tolto la tela all’artista in un match sudato principalmente nel secondo set. Quando Lorenzo si trova in svantaggio perde la testa, lancia la racchetta, lancia la pallina, warning e penalty point che il pubblico non recepisce e si infuria a sua volta infuocando ancora di più gli animi. L’arbirto deve spiegare in prima persona il regolamento per placarli, ma mentalmente Lorenzo era fuori dalla partita e anche la palla corta nel tie break ne è la testimonianza. La finale non sarà monocolore azzurro, ma per la prima volta in un torneo 1000 saranno i due dominatori del tennis futuro a giocarsi il titolo in una partita diretta, chissà se passerà alla storia come quella del 2006 tra Federer e Nadal.
