2025, Italia mondiale: l’anno in cui diventammo la quinta nazione al mondo nello sport.

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Team Italy celebrate after winning against Bulgaria during the 2025 Men's Volleyball World Championship at the Mall of Asia Arena in Pasay City, Metro Manila on September 28, 2025. (Photo by SHERWIN VARDELEON / AFP)

Ragazzi, ma che anno è stato. Lo ha chiesto il protagonista assoluto di questo 2025 sportivo anche se mai come in questi 12 mesi passati Jannik Sinner ha dovuto condividere lo scettro non solo con altri simboli del nostro sport (Federica Brignone, Paola Egonu, Simone Giannelli, Alessia Orro, Mattia Furlani) ma anche con alcuni dei suoi colleghi tennisti che hanno reso quello della racchetta lo sport più apprezzato, in grado di superare anche il calcio che invece da parte sua con quella sconfitta con la Norvegia e con la finale di Champions in cui l’Inter è stata distrutta dal PSG versa in uno stato di sconforto. Infatti non è grazie al calcio se dobbiamo riconoscere lo strapotere dello sport italiano nel mondo, in un anno non olimpico ma mondiale se così possiamo chiamarlo. Seguendo un gioco e vedendo il 2025 come se fosse una lunga olimpiade sia invernale che estiva e mettendo insieme tutte le rassegne iridate di quest’anno l’Italia è la quinta potenza al mondo . Davanti alle grandi d’inverno come la Norvegia, Austria e Svizzera, davanti alle grandi d’Europa che non brillano però negli sport invernali come il Regno Unito, al livello europeo dietro solamente all’Olanda che tra il ciclismo su pista e il pattinaggio di velocità ha fatto incetta di medaglie. Oltre a loro le superpotenze Usa, Giappone, e Cina, si aggiunge poi il sorpasso dell’Australia sue si considerano solamente i giochi estivi.

2025, da Furlani al Volley: i trionfi dell’Italia color rosso Sinner

Se una volta lo sport italiano era pervaso dal colore rosso Ferrari, adesso visti i tempi infelici che vive il Cavallino nonostante l’arrivo di Hamilton e l’euforia per la coppia formata con Leclerc, gli antichi valori (Ferrari e Nazionale di calcio) sono stati oscurati dal più splendente rosso di Sesto Pusteria. La Volpe che ha ridimensionato i confini di uno sport che in Italia era finito nell’albo dei ricordi dai tempi di Panatta che nel 2026 festeggerà i 50 anni dal suo anno magico in cui ha vinto Internazionali d’Italia, Roland Garros e Coppa Davis. Jannik Sinner anche quest’anno è stato fonte di ispirazione per i maestri italiani della racchetta, ha preso per mano il movimento che è cresciuto insieme a lui e la Davis vinta nel 2025 è la testimonianza del fatto che adesso il tennis è in grado di camminare da solo e non è più Sinner-dipendente. Nei mesi di assenza della Volpe Rossa squalificato dal caso clostebol è esploso definitivamente il talento del bronzo olimpico Lorenzo Musetti, ma anche quello di Darderi (vincitore a Marrakech, Bastad e Umago) e di Flavio Cobolli che ha vinto Bucharest, Amburgo ed è arrivato ai quarti di Wimbledon e insieme a Berrettini ha portato alla terza insalatiera consecutiva. Mentre il Maestro Jannik veniva sconfitto in finale a Roma al rientro e anche al Roland Garros con quei tre match point dolorosi, l’allieva Jasmine Paolini trionfava al Foro Italico, vinceva con Sara Errani il torneo di Doppio romano e anche quello parigino e ha posto i sigilli più impronti della sua carriera assicurandosi si nuovo le finals in entrambe le discipline, come accaduto nel 2024 e nonostante i frequenti cambi di allenatore di questa stagione. A tal proposito Sarita, la regina dei doppi azzurri si è portata a casa un altro major con Andrea Vavassori, in un torneo di doppio misto rivoluzionato nella forma e non nei vincitori, quello di US Open. Ha aperto una striscia positiva Sara che si è protratta fino alla Billie Jean King Cup in cui le azzurre hanno bissato il successo del 2024. Fermo restando che l’apoteosi tennistica italiana è legata sempre al volto di Sinner vincitore di Wimbledon, ( e dell’Australian Open) è stato un anno di campioni emergenti e tanti piccoli nuovi fenomeni, nuovi Jannik di altri mondi che promettono di entrare nel libro delle leggende del loro sport.

Italvolley

L’anno si è di fatto aperto con lo Slam ma anche la vittoria di Mattia Furlani, ai mondiali di atletica indoor (al fianco a quella di Andy Díaz nel triplo) un successo che il ventenne romano ha bissato alcuni mesi dopo, nello stadio dove è rinata l’atletica italiana, ai mondiali Outdoor di Tokyo che sono diventati grazie a lui (ma anche a Battocletti, Aouani, Dellavalle, Fabbri) i più gloriosi della nostra storia per numero e prestigio di medaglie. Giovani e vincenti, aggettivi che calzano a pennello anche ai ragazzi dell’Italnuoto che all’ombra delle medaglie nelle acque libere del veterano Paltrinieri hanno festeggiato gli ori di Simone Cerasuolo e dei tuffatori Matteo Santoro e Chiara Pellacani, una erede romana (come Furlani) di Tania Cagnotto, già plurimedagliata ai mondiali e due volte quarta alle Olimpiadi di Parigi. Futuro è una parola che risuona anche nell’entourage e nelle speranze che sono riposte in Sara Curtis, in Kimi Antonelli, Giovanni Leoni, Kelly Doualla, Erika Saraceni, Giorgia Collomb, nomi che al momento potrebbero dirvi poco e niente ma che hanno tutte le caratteristiche per diventare le nuove icone dello sport italiano. Se loro rappresentano l’Italia che verrà, un destino avverso ha rischiato di inserire le vittorie di Federica Brignone nella sfera della non contemporaneità: come la tigre che ha dipinta sul casco ha lottato per prendersi l’oro mondiale, la coppa del mondo generale e quella di specialità in discesa libera, allo stesso modo ora lotta per tornare alle Olimpiadi in recupero dalla frattura di tibia perone e dal legamento crociato lesionato a fine stagione. Fede è una bandiera del nostro sport -e non a caso sarà lei a portare il tricolore a Milano Cortina- come ne abbiamo abbracciate e salutate tante in questo 2025: da Fabio Fognini ad Elia Viviani, entrambi ritirarti al vertice, il primo con una clamorosa partita a Wimbledon contro Alcaraz, il secondo con l’oro più bello dei mondiali di ciclismo su pista in Cile culmine di una carriera hollywoodiana terminata al top come Sampras, Prost, Rosberg o Cancellara. Ma anche Danilo Gallinari che non è riuscito a far risplendere l’Europeo dell’Italbasket alla sua ultima stagione da professionista, schiantandosi contro il fenomeno sloveno Luka Doncic -il più grande sportivo del suo paese se non ci fosse un dominante anche quest’anno Tadej Pogacar-. Non è riuscito a replicare quanto fatto invece dalla nazionale femminile, finalmente brilla la stella NBA di Cecilia Zandalasini che è andata a prendersi con le sue compagne di squadra un bronzo in faccia alle campionesse olimpiche francesi. Una medaglia da dedicare (come ha fatto il Bologna vincitore dello Scudetto) a un simbolo del basket azzurro Achille Polonara, che ora si trova impegnato nella partita più importante della sua vita, contro la leucemia mieloide. Sognava e ha vissuto un finale di carriera in nazionale come quello di Viviani anche Moki De Gennaro, la migliore al mondo nel suo ruolo di libero che, un po come quello del portiere nel calcio (pensiamo a Donnarumma vincitore della champions League) è quello al quale vengono riconosciuti i meriti in parte minore. Però parlando della Nazionale di Velasco è veramente difficile scegliere soltanto una campionessa simbolo di questo mondiale vinto senza fare un torto alle altre. Come si fa a citare Paola Egonu senza riconoscere i meriti di Alessia Orro, o Sarah Fahr senza Kate Antropova. Un successo di squadra insomma come lo è stato quello della Nazionale maschile, che tuttavia ha scelto quale maglia mostrare più di tutte al momento della premiazione: quella di colui che non è potuto essere parte del gruppo, quella a cui erano rivolti i pensieri nell’arco di tutto il torneo, Daniele Lavia che poco prima del mondiale è stato messo ko da un infortunio. Un’Italia formato squadra che vince e che ci auguriamo possa continuare a farlo anche nel 2026, non solo agli europei di pallavolo, o alle Olimpiadi (ad esempio nel curling Amos Mosaner e Stefania Constantini hanno rivinto il titolo mondiale e si candidano a bissare l’oro a Milano Cortina), ma anche nel calcio e nella Formula Uno, sport da sempre considerati i più amati dagli italiani insieme al ciclismo (e anche in questo caso ci affidiamo ai vari Pellizzari e Tiberi per un rilancio). Mentre Napoli ha festeggiato il suo quarto scudetto, questa volta tessuto in fil di scozia di Scott McTominay e con l’imponenza fisica di Romelu Lukaku coadiuvate dagli schemi i Antonio Conte, la Nazionale di Spalletti subiva una pesante sconfitta contro la Norvegia e decideva di affidarsi ad un nuovo leader, Rino Gattuso per arrivare al mondiale dovendo passare nel 2026 di nuovo dai Playoff. Nuvole nere si sono addensate anche a Maranello, sulla Ferrari, e hanno rapidamente spento l’entusiasmo dovuto all’arrivo di Lewis Hamilton in rosso. L’univa vittoria nella sprint in Cina di Lewis è un bottino troppo povero per una squadra che non vince il titolo piloti ormai da 19 anni e quest’anno ha visto festeggiare la McLaren con Lando Norris.

Diogo Jota

2025, Chi non c’è più

In conclusione lasciatemi esprimere un pensiero per chi quest’anno non ha potuto concluderlo, senza più la possibilità di poter rimandare, neanche in caso di pioggia, l’ultimo appuntamento della proprio vita. Nicola Pietrangeli ha sempre pensato in questo modo il suo funerale, sul suo campo del Foro Italico e appunto con un occhio alle previsioni in caso di pioggia perchè come una partita di tennis non si poteva scendere in campo sotto al diluvio. Quel giorno al Foro Italico invece non c’è stato bisogno di rinvio per l’ultimo saluto a colui che ha aperto per primo i libri di storia del tennis italiano scrivendo personalmente le prime pagine. Pagine che spesso sono state raccontate negli anni da un grande esperto, anche lui scomparso in questo 2025, in grado di coniare un gergo personalissimo e oggi attuale nel lessico sportivo come i Ciroletti rossi di Rino Tommasi. Allo stesso modo ci siamo resi conto solo dopo che la voce di Bruno Pizzul era diventata il naturale racconto del calcio dei primi anni di passione italiana per lo sport da sempre più amato. La morte è un nemico che non può essere sconfitto neanche da chi, come George Foreman e Nino Benvenuti, ha fatto della forza e della resistenza l’essenza della propria carriera e della propria fama. Un nemico che delle volte scaglia i suoi colpi più dolorosi e inspiegabili, che ci spiazza e ci lascia in silenzio tra le montagne o su una strada iberica come in quei tragici giorni in cui abbiamo provato senza riuscirci a dare una spiegazione a quanto accaduto a Matteo Franzoso e ai due fratelli André Silva e Diogo Jota. Ci mancheranno tutti per sempre, saranno semrpe nei nostri cuori anche nell’anno che verrà