Puglia, Sicilia, Calabria e Campania hanno il 44% delle imprese agricole italiane, ma solo il 6,2% innova. Il nuovo report presentato a SIOS26 Summer a Cagliari.

La nuova mappa dell'AgriFoodTech, nata dalla collaborazione tra PwC e StartupItalia, è stata presentata al SIOS26 Summer di Cagliari. Ne emerge un quadro in chiaroscuro sul livello di innovazione che caratterizza startup, centri di ricerca e realtà territoriali.

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82 startup e PMI innovative mappate, 14 interviste in profondità e un dato che pesa più degli altri: in Puglia, Sicilia, Calabria e Campania si concentra circa il 44% delle imprese agricole italiane, ma tra il 2019 e il 2024 solo il 6,2% delle aziende agricole del Sud ha introdotto innovazioni su produzione tecniche e/o gestionali aziendale. È dentro questo scarto, tra vocazione produttiva e ritardo digitale, che si inserisce il paper “AgriFoodTech nel Mezzogiorno: il Sud come laboratorio dell’innovazione agroalimentare“, realizzato da PwC Italia in collaborazione con StartupItalia e presentato a SIOS26 Summer, a Cagliari. 

Una riflessione non solo sul futuro dell’AgriFoodTech, ma anche sulla capacità del Mezzogiorno di trasformare competenze agricole, ricerca, biodiversità, industria alimentare e nuove tecnologie in un ecosistema dell’innovazione più riconoscibile, connesso e competitivo. Per farlo, il report ha combinato analisi quantitative e qualitative, revisione della letteratura, fonti istituzionali, piattaforme specializzate e database interni PwC, con l’obiettivo di andare oltre la fotografia del settore e capire dove si sta muovendo l’innovazione AgriFoodTech nel Sud, quali tecnologie stanno emergendo e quali condizioni possono favorire la crescita delle realtà più mature.

Il paradosso dell’agroalimentare, forte nei numeri, lento nell’innovazione  

Il punto di partenza è un comparto agroalimentare italiano solido, ma sottoposto a pressioni sempre più ravvicinate. Instabilità geopolitica, frammentazione delle catene globali del valore, cambiamento climatico, transizione demografica e nuove preferenze dei consumatori stanno ridisegnando il modo in cui si produce, si trasforma, si distribuisce e si consuma cibo. Nel 2025 il settore ha generato 88,9 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 3,9% del valore aggiunto nazionale, mentre l’intera filiera estesa è arrivata a pesare circa il 15% del PIL.

A questa forza economica, però, non ha corrisposto ancora una capacità di innovazione diffusa. Secondo il report, tra il 2019 e il 2024 solo il 12% delle aziende agricole italiane ha introdotto innovazioni sulle tecniche di produzione e/o la gestione aziendale. Nel Sud la quota si è fermata al 6,2%. Anche la maturità digitale resta limitata: nel 2024 solo l’8% delle aziende agricole italiane può essere considerato digitalmente maturo.

Eppure proprio la pressione normativa sta accelerando il bisogno di strumenti digitali. Quaderni di campagna digitali, Regolamento anti-deforestazione, Direttiva NIS2 e aggiornamenti HACCP stanno spingendo le imprese agricole e agroalimentari verso sistemi più tracciabili, interoperabili e sicuri. La compliance, quindi, non è più solo un obbligo amministrativo: sta diventando uno dei motori dell’adozione tecnologica.

Un team di agronomi tiene in mano un tablet per discutere il piano di raccolta.

Dal campo al digitale 

Nel Mezzogiorno questa trasformazione assume un significato particolare. In Puglia, Sicilia, Calabria e Campania si concentra circa il 44% delle imprese agricole italiane e contribuisce, tra agroalimentare e agroindustria, con 17,3 miliardi di euro di valore aggiunto. Il territorio presidia inoltre 327 denominazioni DOP e IGP, pari al 38% del totale nazionale, con una forte vocazione produttiva in filiere come olivicoltura, vitivinicolo, ortofrutta e lattiero-caseario.

Il paper ha raccontato un ecosistema AgriFoodTech meridionale ancora frammentato, ma non fermo. Quasi la metà delle startup e PMI innovative mappate è nata negli ultimi cinque anni. Sicilia, Puglia e Campania concentrano il 72% delle realtà individuate. Il 77% integra più di una tecnologia abilitante, segno di una crescente vocazione multi-tecnologica. Il cluster più rappresentato è quello della Smart & Precision Agriculture, che raccoglie il 36% delle realtà mappate, ma stanno emergendo anche traiettorie legate a circular economy, biodiversità, adattamento climatico, gestione dell’acqua, qualità e tracciabilità della filiera.

La traiettoria descritta dal report è quella di un passaggio da un’innovazione di processo a un’innovazione di sistema. Non più solo strumenti per fare meglio una singola attività agricola, ma tecnologie capaci di connettere produzione, sostenibilità, dati, filiera, mercato e territorio. Perché l’AgriFoodTech del Sud cresca, serviranno però condizioni più solide: accesso al capitale privato, competenze, reti tra imprese e ricerca, infrastrutture digitali e percorsi di scale-up più strutturati.

Massimo Fellini

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